Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 30/08/2019

La repubblica digitale

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Viimsi, prima periferia di Tallinn, Estonia. Strade innevate si incrociano in un’atmosfera da thriller nordico in riva a scure e silenziose acque del Baltico. Taavi Kotka ci ha dato appuntamento in una villetta moderna immersa nel buio. Si presenta sulla soglia di casa con una t-shirt azzurra. Fuori il termometro segna -3.

Sai dove si trova l'Estonia?

Kotka è il simbolo della digital transformation dell’Estonia. A 41 anni è già andato in pensione due volte, come ammette lui stesso sorridendo. «Avevo 33 anni quando me ne andai dalla Nortal, la società che avevo fondato sette anni prima; 39 quando lasciai l’incarico di chief information officer al Ministero dell’Economia e Telecomunicazioni», dice mentre filtra un caffè americano. In mezzo ci sono una serie di innovazioni e decisioni che hanno contribuito a rendere l’Estonia — un Paese grande come Lombardia e Veneto messi insieme in cui vivono 1,3 milioni di persone (per la precisione, 1.304.590, anche se la cifra esatta cambia di ora in ora, ovviamente) — uno dei leader nel digitale nel mondo.

«Nel 1991 partivamo da zero — continua —. Per un po’ abbiamo copiato, poi abbiamo cominciato a inventare». Estonian mafia, la chiamano gli americani della Silicon Valley. Perché non trovano un altro modo per spiegare quello che gli estoni sono capaci di fare quando decidono di lavorare insieme. Un Paese dalla storia tormentata, «col suo ferocissimo amore di libertà, col suo sanguinoso destino di schiavitù», scriveva Indro Montanelli nel 1937 su l’Illustrazione italiana, durante il suo esilio a Tartu. «Un’Estonia svedese, un’Estonia russa, un’Estonia tedesca, ma dovunque un’Estonia». Capace di conservare la sua lingua e di sviluppare una sua cultura. Che oggi è digitale.L’Estonia è geograficamente e climaticamente sfortunata. Coinvolgere le persone è stata la chiave di tutto

Sono oltre 4mila i servizi pubblici cui i cittadini possono accedere tramite una carta elettronica introdotta nel 2002. Solo tre cose non si possono fare online: sposarsi, divorziare e vendere o comprare casa. Un «miracolo» reso possibile da X-Road, un sistema che permette agli uffici pubblici ed alcuni privati, se autorizzati, di accedere ai propri database in modo automatico e sicuro. Di fatto, una volta immessa un’informazione nel sistema, tocca alla pubblica amministrazione ricordarsi quanti figli hai, di quale malattia soffri, quanto guadagni e di quali agevolazioni hai diritto.

Il risultato: 2,8 milioni di ore di lavoro risparmiate solo nel 2018. Una specie di Grande Fratello garantito dalla legge: famoso è rimasto il caso del poliziotto che, senza averne diritto, ha guardato la cartella clinica di un sospetto finendo così tre anni in prigione.

Il progetto più ambizioso di Kotka è la e-residency. Una cittadinanza virtuale, nata nel 2014, che permette a chiunque di diventare un residente digitale, e di aprire una società. «Bastano pochi minuti, pochi euro e pochi clic», sintetizza Adriano D’Ambrosio, salernitano, classe 1982, uno degli oltre 50mila e-residents — 2500 sono italiani. «Quando ho deciso di aprire ViviCity è stata la cosa che mi ha sorpreso di più. Se non generi redditi, o se reinvesti gli utili, non ci sono tasse. È così semplice che non ho nemmeno il commercialista».«Se non generi redditi, o se reinvesti gli utili, non ci sono tasse. È così semplice che non ho nemmeno il commercialista»Adriano D’AmbrosioE-RESIDENT IN ESTONIA

Niente burocrazia, niente tasse, nessuna residenza obbligatoria. È la formula dello Stato digitale. «Non è solo una questione di tecnologia, scalabile anche in un Paese più grande e complicato come l’Italia, ma di quel particolare rapporto di fiducia che deve esistere tra il cittadino e lo Stato», dice Filippo Formica, ambasciatore italiano in Estonia. «Quel rapporto insomma che in Italia spesso manca. Per esempio quando si parla di voto elettronico».

Dalle università gratis alle start up, l’unico obiettivo è attrarre talenti da tutto il mondo

#ESTONIANMAFIA, LA CAPACITÀ DI FARE SQUADRA DEGLI ESTONI
Dal 2014 chiunque può diventare residente digitale e aprire una società qui

LA RICETTA DIGITALE ARRIVA DIRETTAMENTE IN FARMACIA
Bastano pochi minuti, pochi euro e pochi clic

LA COSTRUZIONE DEL PULMINO A GUIDA AUTONOMA ALLA TALLTECH

UNA CITAZIONE DI HEMINGWAY SUGLI ESTONI

Il robottino di Starship Technologies che consegna la spesa

Alla fine di un corridoio su cui si affacciano decine di stanze con studenti chini su pc e macchinari, c’è un enorme garage. Dentro, Iseauto, un minivan a guida autonoma grigio, grande poco più di un Ducato, messo in piedi da 30 studenti under 30 in circa un anno di lavoro. «È programmato per fare un percorso entro un raggio di due chilometri», spiega Jervan. «Non ha lo scopo di trasformare il trasporto pubblico, ma di completarlo», aggiunge serio Leier Mairo, 36 anni, uno dei coordinatori. «Per esempio, potrebbe aiutare chi vive in periferia ad andare a casa dalla stazione ferroviaria più vicina. O potrebbe essere utile per accompagnare i più anziani in ospedale dalle fermate del bus».

È ancora così, è sempre così. Lo Stato individua un servizio al cittadino migliorabile attraverso il digitale. Mette insieme università, cervelli e soldi, non necessariamente autoctoni. Prova, fallisce, cambia strada, fino a raggiungere il risultato. Dopodiché lascia che siano i privati ad andare avanti mentre si passa a un altro progetto. Per esempio, per il 2019 lo Stato sta completando lo sviluppo di un giudice robot guidato dall’Intelligenza Artificiale in grado di emettere sentenze per sfoltire i tribunali per i contenziosi sotto i 7mila euro. Ecco il lavoro di squadra, ecco il segreto dell’#Estonianmafia. Una squadra di 1.304.590 persone.