Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 01/03/2019

La prova nell'usucapione: concrete fattispecie probatorie

A mo' d'esempio, quanto al contenuto concreto dei fatti che necessita dimostrare, onde addivenire ad una pronuncia che accerti l'avvenuta usucapione, si tengano presente le seguenti problematiche, riguardanti, ad esempio, l'avvenuta coltivazione del terreno, nel senso che, ai fini della prova dell'intervenuta usucapione, la coltivazione di un terreno, in modo pubblico, pacifico, continuo ed ininterrotto per i venti anni richiesti dall'art. 1158 c.c. ben può configurare lo jus possessionis, mentre la sussistenza dell'animus possidendi è desumibile in via presuntiva ed implicita dall'esercizio dell'attività materiale corrispondente al diritto di proprietà, nonché il taglio di piante: nella specie, con riferimento alla coltivazione di un terreno boschivo, sottoposto al periodico taglio delle piante da effettuare ad intervalli di 35-40 anni, è stato ad esempio escluso che un solo taglio delle piante, compiuto dall'attore oltre trent'anni prima della domanda di usucapione, fosse elemento sufficiente per integrare il possesso utile ad usucapionem, non essendo al riguardo irrilevante l'inerzia nella coltivazione dei terreni dimostrata dall'attore successivamente al taglio( si veda, amplius, il volume "Usucapione di beni mobili ed immobili", Riccardo Mazzon, seconda edizione, Rimini 2017).

In ambito locatizio, se il locatore rinuncia a percepire il canone, non per questo può affermarsi che il conduttore (o un suo familiare) eserciti un possesso utile all'usucapione; infatti, la rinuncia a percepire il canone, da parte del locatore, trasforma il conduttore in comodatario, rimanendo così questo mero detentore, così come sono meri detentori dell'immobile i familiari, conviventi, sia pure non ininterrottamente, col medesimo, temporaneamente allontanatosi dalla casa: ne consegue che questi ultimi non possono acquistare il bene per usucapione.

Quanto alla convenzione, con la quale un soggetto riceva da un altro il godimento di un bene, essa è un fatto storico e, come tale, non può essere eliminato, malgrado il venir meno della convenzione medesima, siccome invalida; dalla convenzione stessa, pertanto, può stabilirsi la reale volontà delle parti, circa il trasferimento o meno del possesso, dal momento che l'accertamento dell'animus, con cui è iniziato il godimento dell'immobile, non costituisce effetto della convenzione, precluso dalla sua invalidità ma valutazione dell'elemento psicologico di un comportamento determinato dal fatto storico della convenzione, che non può essere eliminato malgrado il venir meno della stessa.

Quanto all'intestazione catastale di un immobile, essa non comporta la dimostrazione che l'intestatario abbia effettivamente esercitato, su di esso, un vero e proprio potere di fatto che, unitamente all'indispensabile elemento intenzionale, è idoneo a produrre l'acquisto della proprietà per il decorso del tempo ed il concorso di tutte le altre condizioni a tal fine richieste dalla legge.