Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Francesca Sassano - 04/11/2018

La prescrizione del buon senso

Quelli che sanno qualcosa di me, nel bene e nel male, hanno chiara la mia vocazione al diritto e anche al rovescio. Lo scritto vendica la vita, ma è solo uno sforzo personale e didattico. Altre sono le sedi delle decisioni istituzionali. Voglio, però, dare voce alla mia personale riflessione, come cittadina prima, come avvocato dopo. Non so quanti dei "non addetti ai lavori" sanno che cosa è la prescrizione. Sarò impopolare, ma è la mia vocazione e non devo raccogliere consensi elettorali. Immaginate che un ragazzo maggiorenne da poco - potrebbe essere il figlio di ciascuno di noi - commetta un errore, una molestia telefonica... e debba avere una giusta condanna, anche severa. Tuttavia essa arriva dopo tantissimi anni, nei quali non ha mai sbagliato, ha finito gli studi... però arriva giustamente quella sentenza definitiva a tirarlo per la giacca, magari anche a spalancare le porte del carcere. Il senso di questa riflessione lo capite tutti... Bene, la prescrizione è "l'autogol della macchina della giustizia", giacché è solo la sua disfunzione che impone un necessario riequilibrio di tempo, all'esecuzione della pena bloccandola.  E detto questo, già la "furbizia" c'entra poco nel discorso. Vale la pena di dire, ciò che dispone per tutti sicuramente non colpisce solo alcuni e non fa differenze di sorta!  Ancora meno è attribuibile il titolo di azzeccagarbugli al difensore che nulla può sui tempi lunghi del processo, non essendo motore ma neanche freno. Mi rendo conto che questo poco serve ad aprire l'immaginazione, forse dovrei dire la "pancia", del popolo alla ricerca sempre e in buonafede della soluzione dei mali sociali, a cui un governo privo di risorse offre, invece, continuamente in pasto la soddisfazione dichiarata di una condanna. Per aprire questo vaso di pandora e farne uscire tutti i mali, declinandoli ai più semplici, mi permetto di ricordare a ognuno di voi , tra quelli cari, quante siano le "vittime" costituite nel processo che conoscono. Sicuramente un numero rilevante, nelle piccole e grandi questioni.  E forse avrei anche la tentazione personale - che reprimo proprio per questo- di scrivere anche delle "vittime del processo"... tuttavia senza divagare, mi accingo a far riflettere: ove mai l'applicazione delle modifiche - io le ho lette! - dei due articoli del codice penale si realizzasse, che effetti avrebbero sulle vittime? Proprio quelle persone, di cui ho detto prima e che tutti conoscete per vicinanza e che nel processo penale sono parti al pari dell'imputato. Senza dare ragione a nessuno in ipotesi astratte, per esaminare il "beneficio" che loro, non appartenenti alla categoria dei "furbi", potrebbero avere da questa riforma, ne dico subito una che non è di vantaggio: considerato che la sentenza penale di primo grado non è provvisoriamente esecutiva per le statuizioni civili, come potrebbero e quanto tempo aspetterebbero per vedere almeno ristorate le spese legali o eseguita una provvisionale? E non potendo azionare nelle more un giudizio civile, essendo già costituiti nel processo penale... in quanto tempo ne avrebbero soddisfazione di risarcimento? Per non parlare delle assicurazioni (per noi addetti ai lavori i c.d. terzi civili obbligati nel processo penale...) che certo si gioverebbero delle attese per liquidare un danno, solo alla definitività della sentenza? Non voglio neanche dire che questa riforma rischia di essere allo stesso tempo inutile, dannosa e anticostituzionale. L'hanno detto menti migliori e unirmi al coro non è il mio obiettivo. Neanche quello di evidenziare come le pendenze delle indagini, che determinano oltre il 70 per cento dei procedimenti penali, è quella che finisce in prescrizione al termine delle indagini preliminari. Vorrei farmi capire dai più... evitare l'equivoco di una bandierina (chi si ricorda i giochi senza frontiere???) che simula un traguardo nazionale. Ecco faccio un esempio piccolo, sulla prescrizione e sulla disfunzione della macchina della giustizia. Da ieri, ho un tema caro penso ai più... i tempi delle pulizie domestiche e la vanificazione degli stessi dai collaboratori "sfaticati"! Bene, se aveste avuto in dono un castello e foste consapevoli - dopo un certo tempo - che esso non è correttamente manutenuto nelle pulizie, quale soluzione applichereste, con il "buon senso" del padre di famiglia? Date più tempo al collaboratore, in prima battuta; poi aumentate il personale in seconda battuta...se nulla cambia , siete sicuri che in ultimo ritornereste alla prima ipotesi, allungando le vostre scadenze e mantenendo inalterati i pagamenti dei dipendenti? E vi sembra logico?  E pensate che questa "soluzione dell'anno" faccia fuori i "furbi"... si sa che l'arretrato si crea e, avendo condizioni favorevoli, non si distrugge! Quindi, essendo la prescrizione l'estinzione di un diritto nel caso che il titolare non lo eserciti per il termine determinato dalla legge, ben potremmo nella disapplicazione cronica del buon senso... giungere allo stesso risultato. Meditiamo gente, avendone voglia e tempo!