Danni - Danno morale -  Antonello Negro - 28/02/2019

La personalizzazione del danno richiede la prova - Trib. Rieti 9.11.2018

La pronuncia in esame riguarda un caso di malpractice medica.

Il Tribunale di Rieti ha rilevato che l’attore, come emerso dalla CTU espletata nel corso del giudizio, ha riportato, in seguito alla accertata condotta colposa della convenuta, un danno valutabile in termini di postumi permanenti invalidanti nella misura del 45-50% (in una persona di 55 anni).

Il Tribunale ha quindi utilizzato le tabelle milanesi del 2018 liquidando un danno non patrimoniale pari ad Euro 286.466,00 (dei quali Euro 284.506,00 corrispondenti al danno biologico permanente al 45% ed Euro 1.960,00 a titolo di invalidità temporanea totale per giorni 20).

Il giudice, tuttavia, ha espressamente escluso la richiesta maggiorazione a titolo di personalizzazione del danno ed ha motivato tale decisione rilevando che il danno morale conseguente alle lesioni deve essere sempre provato, sia pure per presunzioni, non sussistendo alcuna automaticità parametrata al danno biologico patito.

Secondo il giudice, spetta al danneggiato l’allegazione di tutte le circostanze utili ad apprezzare la concreta incidenza della lesione patita in termini di sofferenza/turbamento, anche mediante lo strumento delle presunzioni.

Nel proseguire il ragionamento, il giudice ha osservato che la vittima, nel caso di specie, non ha né dedotto specificamente né provato di aver patito sofferenze ulteriori rispetto a quanto già risarcito a titolo di danno biologico ed ha concluso rilevando che il difetto di allegazione preclude il ricorso allo strumento probatorio presuntivo.

Al fine di applicare una personalizzazione del danno, rilevo, è senza dubbio condivisibile l’affermata necessità di fornire la prova di un pregiudizio che vada oltre quello standard, anche tenuto conto del fatto che una quota di danno morale è già inclusa nel valore del punto milanese.