Cultura, società - Intersezioni -  Luigi Trisolino - 01/09/2018

La ferita accanto al vuoto

Lirica per coloro che per un motivo o per un altro non riescono a dimostrare la sussistenza della propria ferita esistenziale, e quindi la presenza di una lesione, nei processi vari della vita. Giacché occorre dare onore attraverso l'arte a quei tanti "fantasmi" della società.

"LA FERITA ACCANTO AL VUOTO"

Non vi odio. Non vi odio perché vi amo,
ma perché m'amo. Giacché odiando
svuoterei il senso della quiete del mio vivere,
e non m'amerei abbastanza.
Riscopro nel mancato respiro di pace,
perforando il mio sguardo attraverso il pianto,
l'amore. Verso me.
Non egoismo, non edonismo, non utilitarismo,
ma equilibrio di corrispondenza dell'essendo,
nell'in-essere, all'essere.
A immagine e somiglianza dicon che siamo,
coll'Essere. Particelle poi nate e cresciute
diversamente, e così diversamente pensanti e agenti.
Ma non odio. Ho la fortuna di non avere torti
per odiare, oltrepassando gli orizzonti della mia pace.
Sento solo una ferita, nell'orizzontale rapportarsi
al mondo, lungo il contorto sentiero
ove la nebbia assale il respiro e cinge
come di sangue la ferita. Accanto al vuoto.
Sopraggiunge un tango suonato per le vie
da chissà chi, trai passanti passeggeri
viandanti su questa terra.
Una melodia intrigante.
Una melodia che mi riporta all'ancora non vissuto.
Se speranza si ciba di certezza
e non di vaghezza, giungendo addirittura
alla fede, io sento, io spero, io posso.
E siedo ora accanto al laghetto
delle mie lacrime sulla mia ferita,
accanto al burrone craterico del vuoto,
e oltre il riflesso di quelle gementi mie acque
scorgo e scopro ch'è nel vuoto che devo buttarmi,
perché vuoto non è affinché anche in me
e per me vuoto non sia.
Un vuoto obliato è un vuoto che attende
d'esser colmato. La speranza e il sorriso,
oltre il pianto, mi stendono la via.
Il sole coi suoi inaspettati raggi
mi scalderà il cuore dal freddo.

Venerdì 11 novembre 2016