Famiglia, relazioni affettive - Separazione, divorzio -  Franco Longo - 06/03/2019

La convivenza more uxorio dell'ex coniuge fa venire definitivamente meno il diritto all'assegno divorzile - Cass. 28 febbraio 2019, n. 6974

Con tale recentissima pronuncia la Corte di Cassazione esprime un principio che si era piuttosto già consolidato nell’ambito della giurisprudenza di merito (tra le altre pronunce, Trib. Genova 28 febbraio 2017, n. 614).  Il collegamento al diritto all’assegno divorzile già negli anni ‘70 e ‘80 in cui si stava diffondendo il riconoscimento e la liceità alla famiglia di fatto e, quindi, la predisposizione da parte della giurisprudenza di forme di tutela, aveva appunto assunto un importante elemento per attribuire ulteriore rilevanza giuridica alla famiglia di fatto. I primi orientamenti però affermavano che tale diritto entrava in uno stato di quiescenza, potendo eventualmente riemergere in caso di cessazione della convivenza more uxorio (Trib. Genova, 20 luglio 1982, Cass. 17 ottobre 1989, n. 4158).  Negli ultimi anni, invece, la giurisprudenza si è spinta oltre.  La decisione di intraprendere una stabile convivenza, al di là anche della sua durata, comporta la perdita definitiva dell’assegno divorzile.

Il provvedimento del Tribunale di Genova sopra citato, richiamando la pronuncia della Corte di Cassazione del 3 aprile 2015, n. 6855, aveva affermato nelle motivazioni che “l’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso. L’instaurazione di una convivenza matrimoniale ex art. 2 Cost. è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni solidarietà post patrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da qualsiasi obbligo” I giudici genovesi hanno quindi disposto la revoca dell’assegno in questione.  Oggi, come noto, “la convivenza di fatto” è peraltro (in parte) disciplinata dalla legge 20 maggio 2016, n. 76.

Le sentenze del tribunale di Genova e quella della Suprema Corte indicate, peraltro, sono intervenute antecedentemente alle due rivoluzionarie in tema di assegno divorzile della Corte di Cassazione del 10 maggio 2017, n. 11504 e di quella a Sezioni Unite dell’11 luglio 2018, n. 18287.

Ma la Suprema Corte, sul punto, con la recentissima sentenza del 28 febbraio 2019, che ha fatto seguito ad altre del medesimo tenore indicate, ha confermato il principio in parola e ha cassato con rinvio la sentenza dei giudici di secondo grado. I giudici di secondo grado avevano confermato il diritto all’assegno divorzile a favore dell’ex coniuge assumendo che in giudizio non era stato provato che la convivenza more uxorio instaurata avesse creato migliori condizioni economiche all’ex coniuge beneficiario dell’assegno. Tale presupposto per il riconoscimento o meno del diritto all’assegno divorzile è stato ritenuto irrilevante dalla pronuncia della Corte di Cassazione in commento, la quale ha ribadito che l’instaurazione di una stabile convivenza more uxorio è una scelta libera e consapevole e comporta l’assunzione del rischio di un’eventuale cessazione della stessa. Orientamento, quindi, da ritenersi oramai consolidato e, anzi, una norma di “diritto vivente”. La fattispecie in questione, dunque, rappresenta una tra le tante che non hanno trovato considerazione all’interno della legge 76/2016 laddove si occupa delle convivenze di fatto (comma 36 e seguenti), mentre altre regole di creazione giurisprudenziale, come il diritto al risarcimento del danno esofamiliare per il convivente superstite, sono state recepite in tale legge (comma 49). Di qui, l’indiscutibile valenza    di ogni orientamento giurisprudenziale in materia di convivenze e famiglia di fatto preesistente alla legge e futuro.