Cultura, società - Cultura, società -  Michele Delrio - 17/05/2019

La Cassazione a proposito del saluto fascista: no all'esimente della particolare tenuità dell'offesa (Cass. Pen. 21409/2019)

La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, attraverso la sentenza numero 21409 pronunciata il 27/03/2019 e depositata il 16/05/2019, ha stabilito che il gesto del saluto romano fascista, che evoca valori politici di discriminazione razziale e di intolleranza, è reato anche se non é accompagnato da alcuna violenza, in quanto configurabile come reato di pericolo per la cui rimproverabilità è necessario accertare l'idoneità della condotta a offendere il bene giuridico, contestualizzando il comportamento dell'agente attraverso un giudizio ex ante.

Tale saluto, connotato dalla pubblicità che qualifica tale espressione gestuale, è volto ad evocare il disciolto partito fascista e risulta pregiudizievole dell'ordinamento democratico e dei valori che vi sono sottesi.

La Suprema Corte ha infatti statuito che " risultano immuni da vizi logici o giuridici le argomentazioni sviluppate dalla Corte di appello di Milano, secondo cui il "saluto fascista" o "saluto romano" costituisce una manifestazione gestuale che rimanda all'ideologia fascista e ai valori politici di discriminazione razziale e di intolleranza sanzionati dall'art. 2 del decreto-legge n. 122 del 1993, evidenziando che la fattispecie contestata all'imputato non richiede che le manifestazioni siano caratterizzate da elementi di violenza, svolgendo una funzione di tutela preventiva, che è quella propria dei reati di pericolo astratto".

Non è altresì configurabile nel caso in commento, l'esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto.

Questo il fatto: il ricorrente, nella seduta della Commissione congiunta del Consiglio comunale di Milano, svoltasi l' 08/05/2013 e convocata per discutere del "Piano Rom", effettuava il "saluto fascista", accompagnandolo alla pronuncia della frase «presenti e ne siamo fieri».

Sono proprio le circostanze di tempo e di luogo nelle quali si concretizzava la condotta illecita dell'imputato a non consentire di ritenere sussistenti le condizioni legittimanti l'applicazione dell'esimente della particolare tenuità del fatto invocata dalla difesa del ricorrente, il cui comportamento si inseriva nel contesto politico, nel considerare il quale occorre ulteriormente evidenziare che la seduta consiliare si svolgeva a margine della manifestazione di protesta organizzata dallo stesso imputato a Milano, in Piazza San Babila".

Secondo la Suprema Corte, non si può ipotizzare inoltre anche la particolare tenuità dell'offesa presupposta dall'art. 131-bis cod. pen. "tenuto conto della pervicacia del suo comportamento criminoso e del contesto istituzionale nel quale si concretizzava".

La Corte ha infine ribadito l'infondatezza della questione di costituzionalità dell'art. 2 D.L. 122/1993, laddove vieta la diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale, per contrasto con l'art. 21 Cost., in quanto la libertà di manifestazione del pensiero cessa quando trasmoda in istigazione alla discriminazione e alla violenza di tipo razzista.