Amministrazione di sostegno - Generalità, varie -  Redazione P&D - 25/03/2020

L’Italia variegata: disagi e rischi patrimoniali nella famiglia frammentata - Luana Albertini

A distanza di qualche anno dall’entrata in vigore di leggi fondamentali per i diritti della persona come la n. 6 del 2004 e la legge n. 219 del 2017 (entrata in vigore il 3 gennaio 2018), si è soliti riflettere sugli aspetti dell’istituto da migliorare o sulle ricadute pratiche di tali disposti normativi.  Meno frequente, ma necessaria, è una analisi sulla concreta applicazione dell’amministrazione di sostegno piuttosto che il deposito di DAT  nelle varie regioni italiane.
Ad oggi sussistono realtà regionali che si avviano al superamento di tutela e curatela, in favore delle amministrazioni di sostegno, altre che, nonostante gli importanti progetti attivati negli anni, continuano ad attivare pari numeri di tutele ed amministrazioni di sostegno, ed altre ancora che continuano a “tralasciare” l’amministrazione di sostegno, preferendo altri istituti.
Vi sono regioni in cui i ricorsi per richiedere l’amministrazione di sostegno sono stati (e sono tutt’ora) numerosissimi, essendo questa preferita all’interdizione ed all’inabilitazione, ed altre regioni in cui non hanno avuto un gran seguito o addirittura non sono applicate.
Questa differenza la si può subito cogliere  verificando  quanti e dove sono istituiti degli sportelli informativi, potenti strumenti per la diffusione di informazioni sull’istituto per la cittadinanza.
Al Nord Italia sono numerosissimi soprattutto  in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna.
Scendendo al Sud Italia si registra una sensibile diminuzione fino a giungere alla Puglia e alla Calabria ed alle  Isole ove non sono affatto presenti.
La disomogeneità nella promozione dell’amministrazione di sostegno deriva anche dagli interventi normativi messi in campo dalle regioni.  
Già nel solo Nord-Italia vi sono differenze rilevanti da regione a regione. Difatti, alcune si sono dimostrare vere e proprie “regioni virtuose”, con emanazioni di leggi  volte alla promozione ed alla valorizzazione dell’amministrazione di sostegno.  Fra queste spicca l’Emilia-Romagna, con un primo intervento in tale ambito  rappresentato dalla legge regionale n. 11 del 2009, con la quale la Regione si impegnava a promuovere e sostenere la conoscenza e divulgazione dell’amministrazione di sostegno, nonché la formazione, l’aggiornamento ed il supporto tecnico-informativo degli amministratori di sostegno, e ad istituire gli elenchi provinciali degli amministratori di sostegno.  In seguito furono emanate, con delibera regionale n. 962 del 2014, le “Linee guida per la promozione e la valorizzazione dell’amministrazione di sostegno in attuazione della legge regionale n. 11 del 2009”, le quali non solo confermano quanto già disposto con la legge regionale del 2009, ma costituiscono un vero e proprio vademecum per coloro che vorrebbero assumere l’incarico di amministratore di sostegno o che sono stati già nominati.
Sia nella legge regionale n. 11 del 2009 che nelle linee guida del 2014 si evince come, oltre alla formazione ed all’aggiornamento costanti degli amministratori di sostegno, sia importante la collaborazione del terzo settore in ambito di tutela della persona non autonoma
Inoltre si è data vita a numerosi sportelli informativi, protocolli d’intesa con il terzo settore e molteplici corsi di formazione per amministratori volontari, nonché interlocuzioni costanti con i Tribunali e con le ASL del territorio.
Altre realtà che si sono orientate in tale direzione sono rappresentate dalla Lombardia, dalla Liguria e dal Veneto. La prima, oltre a promuovere l’amministrazione di sostegno mettendo in atto programmi atti ad affiancare gli amministratori volontari e familiari nel loro incarico, ha  intrapreso diverse iniziative: numerosi sportelli informativi, 15 progetti territoriali attivati insieme alle ASL competenti nella regione e 46 protocolli di intesa fra progetti territoriali ed istituzioni.
La regione Liguria non è stata da meno; da sempre, infatti, questa regione è stata esemplare nella promozione dell’istituto, mantenendo in costante aggiornamento sia gli amministratori stessi che gli operatori del terzo settore.
Oltre ad aver avviato numerosi corsi di formazione per amministratori volontari e professionisti, negli ultimi anni la regione Liguria ha emanato due testi di grande importanza, ovverosia la legge regionale n. 2 del 2015, volta alla promozione ed alla valorizzazione dell’amministrazione di sostegno, ed il protocollo d’intesa del 30 novembre 2016, con il quale il Tribunale di Genova, il Comune di Genova, l’Ordine degli Avvocati e diverse associazioni hanno indicato tutti i ruoli che devono essere rivestiti dalle parti del protocollo d’intesa nel perseguimento di diversi obiettivi quali la realizzazione di progetti sperimentali che facilitino la collaborazione fra Enti e che migliorino la qualità del servizio reso, la predisposizione di procedure e strumenti operativi omogenei e la facilitazione dell’informazione e della consulenza ai soggetti che si occupano del tema
Anche la Regione Veneto, come la Liguria, ha recentemente emanato una legge regionale (la n. 10 del 14 aprile 2017), avente per oggetto la valorizzazione dell’amministratore di sostegno. Obiettivi di questa legge sono l’istituzione di un albo regionale degli amministratori di sostegno e la messa in rete dell’attività degli amministratori, oltre all’istituzione di sportelli di prossimità ed all’avvio costante di corsi di formazione.
Si evince dunque, dalle considerazioni appena fatte, che lo scopo comune (nelle regioni sopra indicate) è quello di garantire un costante aggiornamento degli amministratori di sostegno ed una continua collaborazione fra questi ed enti come associazioni, ASL e servizi sociali nella tutela dei soggetti più deboli.
In altre regioni del Nord-Italia si osserva una minore attività di promozione ed applicazione dell’istituto dell’amministrazione di sostegno.  
È il caso, per esempio, del Piemonte, dove si è vista una forte promozione dell’istituto da parte della Città Metropolitana di Torino, ma al di fuori della quale altre iniziative, adottate da diverse regioni, non sono state messe in atto.
Altro esempio di “carenza di attenzione” nei confronti dell’amministrazione di sostegno è rappresentato dalla Valle d’Aosta, della quale non sono noti i progetti di valorizzazione dell’istituto.
Spostando l’attenzione al centro – Italia si denota una sorta di bipolarismo stante la  scarsa attività di valorizzazione in regioni quali Umbria e Marche, in contrapposizione a regioni come Toscana e Lazio. La Regione Toscana, ad esempio, ha dato vita ad un numero considerevole di corsi di formazione e di sportelli informativi, mentre la Regione Lazio ha messo in atto un potenziamento a livello territoriale degli amministratori di sostegno volontari, favorendone la formazione ed attivando degli sportelli informativi.
Venendo ora al Sud-Italia, è possibile constatare che, mentre alcune regioni mettono in atto progetti inerenti all’amministrazione di sostegno con diversi anni di ritardo rispetto agli standard nazionali, altre cercano di avviare iniziative volte ad adeguarsi alle realtà già esistenti.
Esempio di questa attività propositiva è la Regione Abruzzo che, sfruttando una legge del 1995 inerente agli interventi in favore della famiglia ed introducendo nelle leggi finanziarie regionali del 2012 e del 2014, ha potuto finanziare diversi progetti atti alla promozione dell’amministrazione di sostegno. Difatti, a partire dal 2014 sono stati istituiti non solo gli elenchi provinciali degli amministratori di sostegno volontari, ma anche un elenco regionale, al fine di permettere una maggiore conoscenza e comunicazione fra gli stessi, nonché progetti territoriali per la promozione dell’amministrazione di sostegno.
Altre regioni che si stanno attivando per la valorizzazione dell’istituto sono la Regione Sicilia e la Regione Sardegna.
La Sicilia ha visto l’adozione, nel 2017, di un Protocollo di Intesa fra il Tribunale di Caltagirone, L’ordine degli Avvocati di Caltagirone, il Comune di Caltagirone, la ASL di Catania e numerosi comuni minori, il quale ha per oggetto l’informazione e la sensibilizzazione in ambito di amministrazioni di sostegno e l’allargamento dell’intesa ad altri soggetti propensi alla realizzazione di una rete di protezione giuridica per le persone che ne necessitano.
La Regione Sardegna, invece, ha iniziato a muovere i primi passi verso una vera e propria valorizzazione dell’amministrazione di sostegno nel 2015, ponendosi come obiettivo la collaborazione fra Giudice Tutelare, amministratori, ASL e terzo settore, nonché l’investimento nei corsi di formazione degli amministratori e nella creazione di sportelli informativi.
Si qualificano come regioni “ritardatarie” nel Sud-Italia, il Molise, la Basilicata e la Puglia. Queste, difatti, hanno iniziato a porre in essere le prime attività inerenti all’amministrazione di sostegno solo a partire dal 2016, avviando un esiguo numero di corsi di formazione ed istituendo tardivamente gli albi degli amministratori di sostegno volontari.
È comunque inconfutabile che, nel complesso, le regioni del Centro-Sud siano meno attive o, in ogni caso, meno celeri rispetto alle regioni del Nord-Italia nella messa in atto di collaborazioni ed altri strumenti volti alla promozione dell’amministrazione di sostegno, anche in vista di un superamento dell’istituto dell’interdizione.
Per quanto riguarda l’applicazione della legge 219 del 2017, da un’analisi effettuata su 106 comuni italiani con più di 60.000 abitanti 73 comuni hanno ricevuto una media di 37.493 DAT con un + 23% nei primi tre trimestri del 2019.
Esaminando il rapporto DAT depositate / popolazione i 20 comuni con meno DAT si trovano in Sicilia (Trapani, Ragusa, Marsala) Lazio ((Roma, Guidonia, Viterbo) Calabria (Catanzaro, Lamezia Cosenza) Lombardia (Legnano, Sesto san Giovanni e Monza.
Curioso il dato dei Comuni con più DAT depositate in rapporto alla popolazione: Pesaro, Matera e Varese (Centro, Sud e Nord).
A Pesaro 1 cittadino ogni 133 abitanti ha lasciato scritte a quali cure desidera essere sottoposto e a quali no. Sono 712 le schede consegnate in Comune. Anche Fano è tra le prime dieci con un rapporto di 1 ogni 174 abitanti e 350 complessive.
Nel 2019 al Comune di Bologna sono  arrivate 833 annotazioni,  quando negli anni scorsi si arrivava a 60-70, a dimostrazione che la legge ha risposto a un bisogno e che una corretta informazione ai cittadini su come possono esercitare questo diritto sta dando dei frutti.
Dunque, stante la necessità di una armonizzazione nazionale sull’applicazione di leggi così importanti per i diritti civili di ogni cittadino, si ritiene che solo una massiccia attività di informazione per i cittadini da parte anzitutto degli enti locali possa eliminare le differenze descritte, indubbiamente lesive di diritti costituzionalmente garantiti.