Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 06/08/2018

L’in house è una modalità normale di gestione dei servizi pubblici – Tar Lombardia 269/18

Il ricorso all’in house providing è da tempo oggetto di interpretazioni giurisprudenziali, in particolare, avuto riguardo alla collocazione del modello tra le modalità ordinarie di affidamento e gestione dei servizi di interesse generale.

Il Tar Lombardia, sez. I Brescia, con l’ordinanza n. 269 del 12 luglio 2018, ha respinto la domanda cautelare presentata da un pool di società private avverso la deliberazione di un comune, il quale aveva deciso di affidare il servizio di igiene ambientale ad una società in house.

La Sezione richiama il quinto considerando della direttiva UE n. 24/2014 sugli appalti pubblici, che stabilisce che “[…]nessuna disposizione della presente direttiva obbliga gli Stati membri ad affidare a terzi o a esternalizzare la prestazione di servizi che desiderano prestare essi stessi o organizzare con strumenti diversi dagli appalti pubblici ai sensi della presente direttiva”.

L’autonomia organizzativa degli enti locali in ordine alle modalità di gestione e affidamento dei servizi pubblici locali è stata – come è noto – più volte confermata anche dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato. I giudici di Palazzo Spada hanno affermato che l’affidamento in house ha natura ordinaria e non eccezionale, e che la relativa decisione dell'amministrazione, ove motivata, sfugge al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salva l'ipotesi di macroscopico travisamento dei fatti o di illogicità manifesta.

La Sezione ha ricordato di aver già ribadito (cfr. sentenza 9/5/2016 n. 639 confermata in appello dal Consiglio di Stato, sez. V – 12/6/2017 n. 2796), come la relazione che l’amministrazione affidante deve predisporre possa ritenersi “esaustiva qualora dimostri l’efficienza e la convenienza economica dell’affidamento, sottolineando che un’esposizione che illustri la scelta politica di spingere verso la raccolta differenziata e raffronti i costi del servizio con quelli di alcuni Comuni ritenuti equivalenti non riveli illogicità, le quali “secondo la giurisprudenza – in generale ad esempio C.d.S. sez. V 11 dicembre 2015 n°5655 e sez. III 23 novembre 2015 n°5306 - devono essere “abnormi” ovvero “macroscopiche”.

Preme evidenziare che i giudici amministrativi lombardi hanno segnalato che:

-) la procedura intrapresa dal Comune “appare prima facie lineare, in quanto la deliberazione consiliare[…] ha rettificato la precedente deliberazione sulla revisione delle Società partecipate, senza individuare il nuovo modello di gestione;

-) la società affidataria è una Società a capitale interamente pubblico, e sulla stessa viene esercitato un controllo analogo “congiunto” attraverso un Comitato appositamente istituito;

-) è ben vero che gli operatori del settore sono numerosi sul territorio, ma che tuttavia alle procedure selettive svolte dall’Ente locale nel corso degli anni hanno partecipato pochissime imprese;

-) la questione relativa alla concorrenza deve essere contestualizzata rispetto all’esperienza specifica del Comune, ove si è registrata una risposta insoddisfacente da parte del mercato (e una dinamica concorrenziale debole);

-) la società in house è stata in grado di elencare una pluralità di servizi aggiuntivi erogati gratuitamente;

-) una modesta differenza sui costi complessivi non interferisce sulla bontà complessiva dell’opzione per il modello in house, poiché quest’ultimo deve obbedire a canoni di economicità, e tuttavia si differenzia dal sistema della gara pubblica, per cui anche un prezzo complessivamente (e moderatamente) superiore non compromette (necessariamente) gli obiettivi di interesse pubblico perseguiti dall’amministrazione procedente, in presenza di indicatori positivi rinvenibili nel disciplinare e nel contratto di servizio;

-) la scelta della delegazione interorganica è sorretta da ragioni di convenienza economica;

-) la bontà del modello di gestione non rende indispensabile vagliare nel dettaglio ulteriori opzioni alternative già motivatamente escluse.

In ultima analisi, si può sostenere che il Tar Lombardia abbia, ancora una volta, riconosciuto la “bontà” giuridico-organizzativa di un modello gestionale, quello in house providing, che lungi dall’essere considerato quale eccezione alla regola, costituisce una modalità ordinaria a disposizione delle amministrazioni pubbliche per l’affidamento di servizi di interesse generale, a condizione che tale scelta sia adeguatamente motivata e sostenuta.