Danni - Generalità, varie -  Redazione P&D - 11/03/2019

L'illecito endofamiliare anche alla luce delle recenti ordinanze del Tribunale di Genova - Mariagrazia Caruso

Una sempre maggiore attenzione a livello sociale alle problematiche connesse ai rapporti fra i familiari ha concentrato l’attenzione della giurisprudenza sui profili di risarcimento del danno ingiusto che man mano si sono affiancati agli istituti tradizionalmente preposti a difesa della famiglia, come l'addebito, l'obbligo di versare un assegno divorzile all'ex coniuge e il sequestro di beni.
L’obbiettivo è quello di tutelare con lo strumento generale di cui all’art. 2043 c.c. ("Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno") qualunque condotta posta in essere in violazione di obblighi coniugali e genitoriali, integranti lesioni che si ripercuotono sui diritti fondamentali della persona, quali la dignità e il decoro.
Tendenzialmente, quindi, viene soppiantata l'idea che i familiari, in ragione di siffatta qualità, possano godere di un'immunità tale da sottrarli ad ogni responsabilità risarcitoria e che, nel contempo, la vittima di determinati comportamenti lesivi, proprio perché «familiare», possa godere di minori tutele ed essere soggetta a menomazioni della propria dignità, della propria personalità e delle proprie aspirazioni.
Ecco, quindi, affacciarsi l’idea, in via generalizzata, che il soggetto danneggiato da comportamenti lesivi della sua personalità in ambito familiare, attraverso il filtro dell’art. 2 della Costituzione, è legittimato a proporre l'azione di risarcimento dei danni, poiché anche nell'ambito della famiglia ci sono dei diritti inviolabili incontestabilmente protetti.
La famiglia viene nella sostanza, a livello giurisprudenziale e dottrinario, ridisegnata ed il modello di famiglia-istituzione delineato dal legislatore del 1975, al quale il codice civile del 1942 era rimasto ancorato, è stato superato da quello di famiglia-comunità, i cui interessi non si pongono su un piano sovraordinato, ma si identificano con quelli solidali dei suoi componenti.
Il disegno della “nuova famiglia” viene completato e arricchito a livello legislativo dalla L. 219/2012 e dal D.Lgs. 154/2013 che hanno ulteriormente amplificato il “valore” del singolo membro nella comunità familiare, in particolare sottolineando come i genitori non esercitano una “potestà genitoriale” ma sono titolari di una “responsabilità genitoriale”: concetto che già in sé richiama il dovere piuttosto che il diritto.
Il rispetto della dignità e della personalità, nella sua interezza, di ogni componente dei nucleo familiare assume i connotati di un diritto inviolabile, la cui lesione da parte degli altri componenti della famiglia, cosi come da parte del terzo, costituisce il presupposto logico della responsabilità civile, non potendo chiaramente ritenersi che diritti definiti come inviolabili ricevano diversa tutela a seconda che i loro titolari si pongano o meno all’interno di un contesto familiare.
In concreto le condotte costituenti illecito endofamiliare fra coniugi sono rintracciabili coordinando i doveri derivanti dal matrimonio di cui all’art. 143 cod. civ. con l’art. 2043 cod. civ.
A titolo esemplificativo, rientrano nella fattispecie del danno endofamiliare risarcibile fra coniugi quella pluralità di comportamenti lesivi della dignità e dell'onore o della reputazione di un coniuge quali ad es. la violazione dell'obbligo di fedeltà quando sia così grave da offendere la dignità e la rispettabilità del consorte nonché i comportamenti violenti, discriminatori o sleali che siano lesivi della persona stessa e della sua integrità psicofisica come ad es. il tenere all'oscuro il coniuge circa la propria impotenza o lo stato di gravidanza causato da altri; i casi di mancata assistenza materiale (es. mancato mantenimento del coniuge): tutte situazioni che nel nostro ordinamento trovano sicuramente rimedio nella richiesta di addebito, ma giustificano, nell’ottica di rivisitazione dell’istituto, anche l'ulteriore richiesta risarcitoria in quanto, incidendo sui beni essenziali della vita, producono un danno ingiusto.
Merita certamente attenzione da questo punto di vista la Sent. Cass. Civ. n. 9801/2005, la quale ha innanzitutto chiarito che il comportamento di un coniuge che abbia causato la separazione o il divorzio (addebito) non esclude che possa integrare anche gli estremi di un illecito civile. La Suprema Corte ha, però, tracciato anche dei limiti, precisando che “non vengono (…) in rilievo i comportamenti di minima efficacia lesiva, suscettibili di trovare composizione all’interno della famiglia in forza di quello spirito di comprensione e tolleranza che è parte del dovere di reciproca assistenza, ma unicamente quelle condotte che per la loro intrinseca gravità si pongano come fatti di aggressione ai diritti fondamentali della persona”.
La svolta giurisprudenziale del 2005 ha affermato, dunque, la risarcibilità del danno derivante da illecito endofamiliare secondo uno schema abbastanza lineare: se il coniuge, violando uno dei doveri di cui agli artt. 143 c.c. e ss., lede un diritto costituzionalmente garantito dell’altro, può essere responsabile civilmente nei confronti di costui per i danni cagionati ex artt. 2043 e 2059 c.c.
Secondo una consolidata giurisprudenza l’illecito endofamiliare, pur avendo peculiari caratteristiche, va saldamente ricondotto entro i binari della responsabilità civile, sia sul piano dell’onere probatorio (si veda in proposito Cass.Civ., 15.9.2011, n. 18853, che rimarca la necessità di allegare e provare tutti gli elementi del fatto illecito ed, in particolare, il danno subìto e il nesso causale tra la violazione e il pregiudizio), sia per ciò che riguarda la prescrizione del diritto al risarcimento del danno (si veda in particolare Cass.Civ., 8.4.2016, n. 6833, la quale evidenzia che anche l’illecito aquiliano commesso dal padre nei confronti del proprio figlio soggiace alla regola prescrizionale di cui all’art. 2947 c.c.).
A seguito delle aperture della giurisprudenza nei confronti delle unioni di fatto e, a maggior ragione, dopo l’emanazione della L. n. 76/2016 sulle unioni civili e le convivenze di fatto, dovrà ritenersi che i principi elaborati in materia di illeciti endofamiliari debbano estendersi anche a queste neoriconosciute formazioni sociali.
L"illecito endofamiliare"  sopra ricostruito nei rapporti fra coniugi può riscontrarsi anche nei rapporti di filiazione ravvisandosi esso principalmente nei comportamenti di totale disinteresse verso la prole, relativamente ai danni arrecati nella sfera patrimoniale del figlio per non aver potuto egli godere del mantenimento, dell'istruzione e dell'educazione che il genitore inadempiente avrebbe dovuto garantirgli, o ancora ai comportamenti volti ad ostacolare gli incontri con l'altro genitore che integrano una lesione dei diritti del genitore e del figlio.
Queste ipotesi risultano da ultimo certamente disciplinate dall’art. 709 ter c.p.c.  (Soluzioni delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni) introdotto e previsto dall’art. 2, comma 2, della legge 8 febbraio 2006 n. 54 (rubricato “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”) che si pone come obiettivo appunto quello di individuare le concrete modalità per risolvere le controversie “insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della responsabilità genitoriale o delle modalità dell’affidamento”.
Inoltre, nel caso in cui si sono verificate “gravi inadempienze” o altri atti “che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento” il giudice ha il potere di modificare i provvedimenti già resi e, di adottare una serie di provvedimenti coercitivi volti ad ammonire il genitore inadempiente, disporre il risarcimento dei danni a carico di uno dei genitori nei confronti del minore o nei confronti dell’altro genitore; infine, il giudice può condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria.
Per entrambe le fattispecie previste dall’art. 709-ter c.p.c., il fondamento dei poteri di intervento attribuiti al giudice è da individuarsi negli artt. 2 e 30 della Costituzione che, appunto, collegano il diritto del minore ad un pieno sviluppo della sua personalità, ai doveri che ineriscono all’esercizio della potestà genitoriale ed al corretto esplicarsi delle modalità dell’affidamento.
Nella prassi la norma trova più frequentemente applicazione nelle situazioni inerenti:
la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento tale da far mancare ai figli i mezzi di sussistenza,
la violazione delle date e modalità relative al diritto di visita,
il disaccordo su decisioni inerenti l’istruzione e la salute dei figli,
l’ostruzionismo in merito alle decisioni fondamentali relative in generale alla vita dei figli,
episodi di violenza fisica e psicologica,
disinteresse morale e materiale da parte di uno o di entrambi i genitori,
privazione del contatto con l’altro genitore.
Sul punto sono intervenute le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 16601/2017 che, richiamando l’art. 709 ter cod. proc. civ. come ipotesi di apertura del nostro ordinamento nei confronti dei danni punitivi, in merito al risarcimento del danno, hanno così statuito: “in sintesi estrema può dirsi che accanto alla preponderante e primaria funzione compensativo riparatoria dell’istituto (che immancabilmente lambisce la deterrenza) è emersa una natura polifunzionale che si proietta verso più aree, tra cui sicuramente principali sono quella preventiva (o deterrente o dissuasiva) e quella sanzionatorio-punitiva. Indispensabile riscontro di questa descrizione è il panorama normativo che si è venuto componendo”.
Già Cass. Civ., 10.4.2012, n. 5652, occupandosi del danno subìto da un figlio per il disinteresse manifestato nei suoi confronti, per lunghi anni, da parte del proprio genitore naturale, ha avuto modo di precisare che tale condotta del genitore integra un illecito civile ex art. 2043 c.c. che dà luogo al risarcimento del danno non patrimoniale, avendo determinato un vulnus, dalle conseguenze di entità rimarchevole e, purtroppo, ineliminabili, a quei diritti che scaturiscono dal rapporto di filiazione e che trovano un elevato grado di riconoscimento e tutela non solo nella carta costituzionale (in particolare agli artt. 2 e 30 cost.), ma anche nelle norme di natura internazionale recepite nel nostro ordinamento.
E, ancora, la successiva pronuncia Cass. Civ., 22.11.2013, n. 26205, occupatasi di un caso simile al precedente, nel quale un padre si era completamente disinteressato dei suoi due figli sin dalla loro nascita, ha precisato che la condotta gravemente omissiva del genitore ha determinato sin dalla nascita dei figli e senza soluzione di continuità un grave stato di sofferenza psicologica derivante dalla privazione ingiustificata della figura paterna, sia sotto il profilo della relazione affettiva, sia sotto il profilo della negazione dello status sociale conseguente; tale lesione dà, pertanto, diritto al risarcimento del danno non patrimoniale subìto, involgendo i già citati diritti costituzionali che, peraltro, vengono tutelati anche dall’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea nonché dalla Convenzione di New York del 20.11.1989 sui diritti del fanciullo.
Quanto alla quantificazione dei danni numerose sentenze fanno applicazione di un criterio di liquidazione equitativa cd. pura, ossia svincolato da qualunque parametro tabellare di riferimento (v., ad es., Trib. Milano, Sez. I, 18.5.2015), altre pronunce, tanto di merito, quanto di legittimità, hanno tentato di proporre possibili soluzioni volte ad arginare il rischio di una sorta di “anarchia” risarcitoria nella materia in esame.
Così, numerosi Tribunali hanno riconosciuto la possibilità di avvalersi di criteri tabellari previsti per il cd. danno esofamiliare per la morte di un congiunto (si veda ad esempio Trib. Milano, 23 luglio 2014; Trib. Milano 13 marzo 2017; Trib. Roma, 19 maggio 2017) e tale soluzione è stata avallata anche dalla giurisprudenza di legittimità la quale ha confermato la possibilità di avvalersi dei suddetti criteri tabellari di quantificazione, seppur con adeguate cautele.
In particolare, nella già citata pronuncia Cass. Civ., 22.11.2013, n. 26205, nonché in altro arresto di poco successivo (Cass.Civ., 22.7.2014, n. 16657) è stata “autorizzata” l’applicazione dei parametri tabellari in materia di danno da morte del congiunto predisposti dal Tribunale di Milano (parametri che, come noto, hanno da tempo assunto vocazione nazionale in attesa di tabelle legislative di riferimento), precisando che tale criterio di riferimento deve utilizzarsi in via meramente analogica e con gli opportuni correttivi, attese le profonde diversità che caratterizzano le due tipologie di danno.
In verità, però potrebbe risultare poco pertinente l’accostamento delle due diverse fattispecie di illecito e ciò sia  per la strutturale diversità tra il cd. danno esofamiliare, cioè il danno causato da un terzo che ha refluenze all’interno del nucleo familiare e il fenomeno della responsabilità civile tra i membri della famiglia stessa, ma soprattutto perché i presupposti delle due tipologie di danno risultano ab origine differenti.
Né è revocabile in dubbio che il danno endofamiliare del figlio per abbandono del genitore ha quale presupposto l’accertamento della mancanza dell’affectio che avrebbe dovuto caratterizzare il rapporto di filiazione; viceversa il danno da morte del congiunto presuppone proprio l’accertamento dell’esistenza di un rapporto di affetto ed esperienze condivise tra il de cuius e i suoi familiari.
Non senza dimenticare che, mentre il danno da lesione del rapporto parentale presuppone la morte della vittima dell’illecito e, dunque, i relativi parametri di quantificazione tengono, ovviamente, in considerazione il fatto che la lesione del rapporto familiare sia ormai definitiva e irreversibile, nell’ipotesi di illecito endofamiliare occorre comunque prendere in considerazione la possibilità che il rapporto parentale possa essere recuperato).
In relazione alle sopra esposte vicende si impone certamente all’attenzione, da ultimo, il recente decreto del Tribunale di Genova, Giudice Francesco Mazza Galanti  nel procedimento iscritto al n. 3959/2018 VG con il quale viene preliminarmente ricostruito il meccanismo giuridico prevedendosi, poi, la condanna ad una somma di denaro ex art. 709 ter cpc:
“•    L'attuale rimodulazione del regime di visita non fa venire meno il fatto della mancata osservanza, da parte del padre, al regime di visita stabilito dal Tribunale di Cassino con decreto n. 17489/2015. Tale mancata osservanza è stata ancor più grave nel periodo tra la pronuncia del decreto e il trasferimento della figlia a Riccò del Golfo (SP); periodo in cui — appunto — la figlia si trovava a Gaeta (LT).
•    Con riferimento a questa condotta, la ricorrente, da un lato, ha domandato che il resistente fosse condannato. ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c., ma, dall'altro lato, non ha puntualmente allegato e provato la sussistenza dei presupposti tradizionalmente necessari per l'affermazione della responsabilità aquiliana.
•    Ciononostante, la domanda potrebbe comunque essere accolta laddove si ritenesse di accedere all’orientamento secondo cui la funzione dell’art. 709-ter, comma 2, nn. 2 e 3, c.p.c. non sarebbe compensativa, bensì sanzionatoria. In tal caso, infatti, il ricorrente non sarebbe tenuto a fornire una stringente prova dei presupposti tradizionalmente necessari per l'affermazione della responsabilità aquiliana, essendo la sanzione parametrata alla gravità della condotta, all’eventuale reiterazione della stessa, nonché alle condizioni economiche dell’agente (in questo senso, tra le altre, v. Trib. Messina 8.10.2012; Trib. Novara 21.7.2011; Trib. Napoli 30.4.2008 e Trib. Messina 5.4.2007).
•    Orbene, per un primo orientamento dottrinale e giurisprudenziale (v., tra le altre, Trib. Firenze 11.11.2011; Trib. Salerno 22.12.2009; Trib. Pavia 23.10.2009 e C.App. Firenze 29.8.2007), la funzione della responsabilità in esame è compensativa, in quanto: (i) la formulazione letterale “disporre il risarcimento dei danni” è chiara nell’evocare le categorie della responsabilità aquiliana; (îi) la distinzione in due diverse previsioni, l’una concernente il risarcimento nei confronti del figlio minore (n. 2) e l’altra concernente il risarcimento nei confronti dell’altro genitore (n. 3), porta l’attenzione sul soggetto danneggiato, più che sul soggetto danneggiante; (iîî) laddove il Legislatore avesse inteso introdurre nell’ordinamento una nuova forma di responsabilità con funzione sanzionatoria, la formulazione letterale della norma avrebbe dovuto essere assai più esplicita; (iv) parimenti, laddove il Legislatore avesse inteso introdurre nell’ordinamento una nuova forma di responsabilità con funzione sanzionatoria, anche i lavori preparatori della L. 54/2006 — che ha introdotto l’art. 709-ter c.p.c. — avrebbero dovuto essere più espliciti, mentre, sul punto, non si riscontra nulla di specifico; (v) la giurisprudenza di legittimità è ferma nel negare la configurabilità del c.d. “danno punitivo” (v. Cass. 17.1.2007, n. 1183 e Cass. 8.2.2012, n. 1781); (vi) se le fosse attribuita funzione sanzionatoria, la norma, essendo priva di una cornice edittale, sarebbe incostituzionale per violazione del principio di legalità (art. 25, comma 2, Cost.).
•    Per un secondo orientamento dottrinale e giurisprudenziale (v., tra le altre, Cass. 27.6.2018, n. 16980; Trib. Roma 23.1.2015; Trib. Treviso 21.10.2014; Trib. Messina 8.10.2012; Trib. Novara 21.7.2011; Cass. 24.10.2010, n. 21718; Trib. Napoli 30.4.2008; Trib. Reggio Emilia 27.3.2008; C.App. Firenze 29.8.2007; Trib. Messina 5.4.2007), al quale si ritiene di dover aderire, la funzione della responsabilità in esame è sanzionatoria, per le ragioni qui di seguito indicate.
•    Gli argomenti contrari fondati sul mero dato letterale o sui lavori preparatori non possono avere rilievo dirimente, alla luce della considerazione — condivisa dalla pressoché unanime dottrina —dell’inadeguatezza della tecnica redazionale della norma, la quale, proprio per questo motivo, pone rilevanti problemi interpretativi. Del resto, volendo valorizzare il dato letterale e la collocazione sistematica, il fatto che le misure indicate ai nn. 2 e 3 siano collocate tra le misure indicate ai nn. 1 e 4 indurrebbe a ritenere che anche le prime abbiano funzione sanzionatoria, così come hanno (pacificamente) funzione sanzionatoria le seconde.
•    Anche l’argomento contrario fondato sulla non configurabilità del c.d. “danno punitivo” (v. Cass. 17.1.2007, n. 1183 e Cass. 8.2.2012, n. 1781), è venuto meno allorché la Cass., Sez. Un., 5.7.2017, n. 16601, pur non avendo ritenuto di “esaminare le singole ipotesi [normative] per dirimere i [relativi] contrast[i]” (incluso quello inerente alla norma in esame), ha affermato che, “nel vigente ordinamento, alla responsabilità civile non è assegnato solo il compito di restaurare la sfera patrimoniale del soggetto che ha subito la lesione, poiché sono interne al sistema la funzione di deterrenza e quella sanzionatoria della responsabilità civile”.
•    Più arduo da superare appare l'argomento secondo cui, se le fosse attribuita funzione sanzionatoria, la norma, essendo priva di una cornice edittale, sarebbe incostituzionale per violazione del principio di legalità (art. 25, comma 2, Cost.). E ciò, tanto più alla luce della Cass., Sez. Un., 5.7.2017, n. 16601, la quale ha subordinato la compatibilità della sentenza straniera con l’ordine pubblico alla presenza, “nell'ordinamento straniero [di] un ancoraggio normativo, [che consenta non solo la] precisa perimetrazione della fattispecie (tipicità) [ma anche la] puntualizzazione dei limiti quantitativi delle condanne irrogabili (prevedibilità)”.
•    A ben vedere, tuttavia, se, da un lato, nell’ottica della funzione compensativa, il parametro (e il limite al potere del giudice) è dato dall’ammontare del danno, dall’altro lato, nell’ottica della funzione sanzionatoria, il parametro (e il limite al potere del giudice) non è assente, ma è dato dalla gravità della condotta, dall'eventuale reiterazione della stessa, nonché dalle condizioni economiche dell’agente. fermo restando che sarebbe comunque illegittima la sanzione comminata in misura tale da violare i canoni di ragionevolezza e proporzionalità di cui all’art. 3 Cost.
•    Fermo quanto precede, a favore della funzione sanzionatoria, occorre ancora rilevare, in accordo con la dottrina processualistica, come l’ordinaria domanda di risarcimento del danno preveda la regolare instaurazione del contraddittorio, con la partecipazione in giudizio della parte danneggiata, mentre il figlio non è chiamato a partecipare, proprio perché — nel procedimento de quo — non rileva l’eventuale danno subito. Con riferimento al profilo della competenza, basti notare che è attribuita al “giudice del procedimento in corso”, trovandosi l’istanza risarcitoria a essere cumulata con la domanda di modifica delle condizioni concernenti l’affidamento del figlio, mentre — di regola — non è possibile cumulare in un unico processo domande soggette a riti diversi.
•    Non solo. Diversamente opinando, si finirebbe per depotenziare la tutela del minore nell’ambito degli illeciti endofamiliari, dato che, ai sensi dell'art. 709-ter c.p.c., non qualsiasi danno sarebbe risarcibile, ma solo quello cagionato da una condotta caratterizzata da particolare gravità e da inottemperanza di un precedente provvedimento giurisdizionale, volto a regolare una situazione di crisi familiare.
•    Per converso, aderendo alla funzione sanzionatoria dell’art. 709-ter, comma 2, nn. 2 e 3, c.p.c., dato che la somma irrogata non è correlata al danno eventualmente subito dal minore, quest’ultimo potrà agire separatamente per il risarcimento, tenuto conto del carattere non alternativo (e, quindi, cumulabile) dei rimedi (v., tra le altre, Trib. Messina 5.4.2007).
•    Tenuto conto di tutto quanto precede, nel caso di specie, in accoglimento della domanda della Sig.ra A si reputa che la sanzione più consona da comminare al padre Sig. per le condotte già descritte sia quella del risarcimento del danno nei confronti della figlia ex art. 709-ter, comma 2, n. 2, c.p.c., che, avuto riguardo alla gravità della condotta, alla continuazione della stessa per oltre cinque anni, nonché alle condizioni economiche dell’agente, si quantifica nella misura di Euro 5.000,00 (cinquemila), da versarsi su un libretto di deposito a risparmio intestato alla minore, con vincolo giudiziale fino al compimento del diciottesimo anno di età”.
Merita, peraltro, attenzione ulteriore provvedimento sempre del Tribunale di Genova, Giudice Francesco Mazza Galanti, nel proc. iscritto al n. 3952/2018 VG con il quale nell’ambito di un ricorso ex art. 709 ter c.p.c. si chiarisce:    
“Le condotte sopra indicate – lamentate dalla resistente e non contestate dal resistente- si pongono in evidente contrasto con i diritti della figlia minore L____ (come delineati dall’art. 315 bis c.c.): il signor M___ va pertanto ammonito ai sensi dell’art. 709 ter cpc in modo che si astenga dal tenerle in futuro, al fine di garantire a L___ il diritto ad un rapporto familiare sereno anche con la madre:
in particolare dovrà astenersi dal cancellare dal diario e dal materiale scolastico di L____ i riferimenti materni (cognome ____, indirizzo materno); dall’assumere unilateralmente scelte riguardanti la figlia minore riguardanti la sfera medica, scolastica e religiosa in assenza di previo accordo con la madre e con i Servizi Sociali del Comune di Genova affidatari della minore (ivi compresa la cancellazione del nominativo della nonna materna e del signor A____ dall’elenco delle persone incaricare al ritiro della figlia da scuola); dal rifiutare la necessaria collaborazione con la madre signora O____ nella gestione della figlia ed in particolare di affidare la figlia minore L____ a persone di fiducia della madre signora O____ da questa a ciò delegate (madre e marito della signora O____) in caso di indisponibilità della signora O____ a intervenire personalmente; dal richiedere l’ultroneo intervento delle Forze dell’Ordine alla presenza della figlia minore L___.
A tutela della minore L____ ritiene inoltre il Collegio di dover prevedere a carico del signor M___ l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 614 bis cpc ogni volta in cui il signor M_____ dovesse nuovamente porre in essere le condotte sopraindicate, ritenute lesive del diritto della minore ad un rapporto materno sereno e protetto, quantificando la somma dovuta dal signor M____ alla signora O____ per ogni violazione o inosservanza degli obblighi così delineati in € 50,00.

P.Q.M.
Il Tribunale di Genova, ogni altra domanda ed eccezione rigettata, definitivamente pronunciando:
-prende atto dell’accordo intervenuto tra le parti all’udienza del 29.10.2018 a parziale modifica delle condizioni di divorzio in vigore tra le parti in punto modalità di visita della figlia minore L____ e dispone che i week end di rispettiva competenza dei genitori partiranno anziché dal sabato mattina, dal venerdì all’uscita di scuola di L____. Inoltre L____ trascorrerà con ciascuno dei genitori quattro settimane di vacanza estiva, di cui almeno due consecutive;
- prende atto dell’accordo tra le parti secondo cui ciascuno dei genitori si asterrà dal pubblicare sui social media fotografie di L____ e, nel caso in cui dovesse venire a conoscenza del fatto che terze persone hanno pubblicato immagini della bambina, ciascuno dei genitori si farà immediatamente parte diligente presso la terza persona (ove si trovi nella sua sfera di competenza) perché rimuova l’immagine di L____, comunicandolo all’altro genitore. Nel caso in cui la pubblicazione della foto sia dipesa da persone estranee alla sfera dei genitori, i genitori concorderanno tra loro le misure ritenute più opportune per ottenere la rimozione delle immagini di L____;
- visto l’art. 709 ter cpc ammonisce il signor M____ affinché: si astenga dal tenere condotte svalutative della figura materna ed in particolare che si astenga dal cancellare dal diario e dal materiale scolastico di L___ i riferimenti materni (cognome O____, indirizzo materno); si astenga dall’assumere unilateralmente scelte riguardanti la figlia minore relative alla sfera medica, scolastica e religiosa in assenza di previo accordo con la madre e con i Servizi Sociali del Comune di Genova affidatari della minore (ivi compresa la cancellazione del nominativo della nonna materna e/o del signor A___ dall’elenco delle persone incaricare al ritiro di L____ da scuola); si astenga dal rifiutare la necessaria collaborazione con la madre signora O____ nella gestione della figlia L____ ed in particolare si astenga dal rifiutare di affidare la minore L____ alla signora I___ e/o al signor ____ A____ (rispettivamente madre e marito della signora O____) se a ciò delegati dalla signora O____ in caso di indisponibilità della stessa a intervenire personalmente nella consegna e/o nella presa in consegna della figlia; si astenga dal richiedere l’ultroneo intervento delle Forze dell’Ordine alla presenza della figlia minore L___ per questioni relative alla gestione della minore stessa.
-visto l’art. 614 bis cpc fissa in € 50,00 la somma che il padre signor M___ dovrà versare alla madre signora O____ per ogni violazione o inosservanza successiva all’emissione del presente provvedimento inerente la figlia L___ ed in particolare:
- €50,00 ogni volta che il padre depenni e/o cancelli dal diario e/o dal materiale scolastico di L____ i riferimenti materni (cognome O___, indirizzo materno);
-€ 50,00 ogni volta che il padre assuma unilateralmente scelte riguardanti la figlia minore L____ relative alla sua sfera medica, scolastica e religiosa in assenza di previo accordo con la madre e con i Servizi Sociali del Comune di Genova affidatari della minore (ivi compresa la cancellazione del nominativo della nonna materna e/o del signor A____ dall’elenco delle persone incaricare al ritiro di L___ da scuola);
-€ 50,00 ogni volta che il padre rifiuti di affidare la minore L____ alla signora I____ e/o al signor A____ (rispettivamente madre e marito della signora O____) se a ciò delegati dalla signora O____, in caso di indisponibilità della stessa a intervenire personalmente;
-€ 50,00 ogni volta che il padre richieda l’ultroneo intervento delle Forze dell’Ordine alla presenza della figlia minore L___ per questioni relative alla gestione della minore stessa”.