Deboli, svantaggiati - Servizi sociosanitari, volontariato -  Paolo Cendon - 27/09/2017

L’assistente sociale 

Piccolo gruppo di famiglia: madre non più giovane, tre figli maschi, quasi adulti; vediamo i quattro barricati in casa, persi dentro una specie di preistoria. Palazzo elegante, quartiere alto-borghese, ultimo piano d’angolo: cassetta delle lettere zeppa di avvisi, pieghevoli dei supermercati.

Dentro le stanze pavimenti ingombri di stracci, immondizie; crepe sulle pareti, niente luce elettrica, gas - rubinetto che sgocciola. Sedie traballanti, un violino del ‘700, ragnatele in alto; gobelins dorati, vetri sporchi alle finestre. Fuori dell’uscio un’assistente del Comune, Clelia, seduta sui gradini delle scale: trentadue anni, sposata, due bimbi piccoli, aspetta il terzo, si comincia a notare.Viso luminoso, grandi occhi castani, riccia; appare triste, piange silenziosa.
Si era informata col postino, aveva chiesto ai condomini: riuscendo a sapere poco tuttavia … quel gruppo familiare? I figli mai incrociati né sentiti da nessuno; la madre incontri rari, col vicino di pianerottolo. Sei mesi fa ha bussato, Clelia; la prima volta nessun esito: uno strusciare all’interno, respiri lenti, di più persone.
Ultimamente arriva nel primo pomeriggio: esce dall’ascensore, si accomoda sui gradini, estrae un libro; circa dieci minuti dura ogni“visita”, canticchia alle volte: intuisce che dall’altra parte seguono le sue mosse. Spiega a voce alta che è lì per aiutare: perché non riparare il campanello? Sceglie argomenti di buon senso: quegli odori di muffa che escono dal sottoporta; freddo fuori, c’è un giro d’influenza, cattiva quest’anno (“Conviene vaccinarsi”). La grondaia d’angolo, sembra che perda, quei fili che penzolano al vento (“Pericolosi, sono della TV, ma ce l’avete voi?”).

E’ passata ugualmente “quel” giorno; come se solo lì potessero capirla. Le hanno rubato il portafoglio, ecco cos’è successo; sull’autobus, non se n’era al momento accorta: settecento euro, il conguaglio di fine anno, appena ritirato alla posta. Dio sa per quante voci servivano: il debito dal droghiere, le medicine e l’asilo del primo figlio, due regalini - “Li avevo già scelti”.
Triste, e come se no! Rabbiosa anzi: tante le cose che non vanno nella sua vita. La capufficio odiosa, il marito con problemi di salute (“Mai che si curi”), quel dirigente che le sta dietro (“Un metro e quaranta, non si lava”); la suocera con cui non va d’accordo. Il furto adesso. Tanti i derubati che dicono: “A me importa solo dei documenti”, per lei no, sono i soldi a contare: spesi già tutti nella testa, fino all’ultimo.
Col nuovo arrivo in vista poi … una bambina, ha appena saputo. Contentissima, un regalo del cielo, dopo i due maschi! Un pizzico di fortuna in più però: “Studiare, sarebbe importante; non come me …”. Guarda giù, sussurra alla piccola in grembo: “Pediatra, chirurgo magari, ti piacerebbe un giorno?”.

E’ allora che vediamo schiudersi la porta, alle sue spalle; Clelia nemmeno se ne accorge. Dalla fessura è la madre a sporgersi; i figli un metro dietro, l’uno sull’altro, sbirciano. Si apre ancor più l’uscio, esce intera la figura sul pianerottolo. La vediamo finalmente: donna alta, lineamenti morbidi, foulard giallo-arancione. Si capisce che in gioventù era bella; avanza leggera, si avvicina a Clelia, accento ungherese: “Ho sentito signora, anche le altre volte; è diverso oggi però, abbiamo deciso di aprire”.
Con voce ferma: “A noi i soldi non mancano: so che può sembrare incredibile, è così però”. Cerca le parole: “Per noi quella somma è ben poco … Se permette, quello che le hanno rubato vorremmo darglielo, io ei miei figli, adesso”. Una busta scura, la porge alla ragazza. “Non dica di no, lei è una persona … - esita - mignonne, com’è che dite voi?”. Con aria saggia: “Deve pensare ai suoi bambini … tutti e tre”.
Una pausa: “So che non vorrebbe, etica professionale … le dico comunque: resterà un nostro segreto. E quando ritrova quei soldi ce li restituirà”. Dopo un momento: “Se le va saremmo d’accordo che entri subito, a fare conoscenza … è qui per questo no?”. Sorride: “Tenteremo sì, non è la prima volta; solo se ora accetta la busta però”. Guardando indietro: “Un po’ di disordine, ma questo lei lo sa già”. Bisbiglia ancora: “Un secret entre nous”, mentre le fa strada con la mano.

Si ferma qua il dossier 15/d, mancano i particolari. Da altre fonti qualcosa è emerso però.
E’sicuro che l’assistente, passato un attimo di esitazione, si è alzata, ha seguito i quattro dentro casa; e che dopo un’ora ne è uscita. Il debito col droghiere è stato pagato tre giorni più tardi; risolti anche i problemi dell’asilo. La suocera pare sia ancora lì, meno arpia però. La gravidanza è arrivata al mese giusto: entrata ormai in permesso di maternità. Alla ripresa è già deciso che avrà il “comando” al reparto minori della provincia.
In veste privata, col pancione, Clelia va ancora a trovare i quattro. Ogni tanto. Sono sempre lì, seguiti da Servizi vari. Alzando gli occhi, si vede che gli scuri della casa sono aperti; aggiustato il campanello, pure il citofono. La grondaia all’angolo non perde più, nessun filo che svolazza. Sembra che anche l’allacciamento telefonico sia imminente.