Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Valeria Cianciolo - 12/05/2018

L’assegno a carico dell’eredità al coniuge divorziato. Nota a Trib. Roma 15 luglio 2017.

La sentenza affronta in modo sintetico le questioni riguardanti la natura, la titolarità ed i presupposti per la liquidazione dell’assegno a carico dell’eredità, disciplinato dall’art. 9 - bis della l. 1.12.1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio).

E’ l’occasione per capire meglio cosa può spettare al coniuge divorziato in caso di morte del proprio ex.

 Il caso. Una donna ormai divorziata, chiedeva che le venisse attribuito un assegno mensile a carico dell’eredità dell’ex marito, affermando di non aver contratto nuove nozze, né percepito dalla data del decesso del coniuge l’assegno divorzile, e di versare in uno stato di precarietà economica, essendo priva di capacità lavorativa, anche a causa di problemi di salute.

Il Tribunale capitolino ha rigettato le richieste avanzate dalla donna, non essendo stato provato lo stato di bisogno. Infatti, l’orientamento giurisprudenziale è conforme nel ritenere che l'assegno a carico dell'eredità, previsto dall'art. 9- bis della legge 1° dicembre 1970, n. 898 in favore dell'ex coniuge, in precedenza beneficiario dell'assegno di divorzio, avendo natura assistenziale, postula che il medesimo si trovi in stato di bisogno, vale a dire manchi delle risorse economiche occorrenti per soddisfare le essenziali e primarie esigenze di vita.

 Cosa è l’assegno a carico dell’eredità. La pronunzia di divorzio ha delle rilevanti ricadute in materia successoria. Infatti, la cessazione degli effetti civili del matrimonio cancella lo status di coniuge e comporta la perdita della qualità di legittimario e di successore legittimo[1], non potendo l’ex coniuge vantare i diritti successori assicurati al coniuge dagli artt. 581 ss. c.c. 

La morte dell’obbligato estingue il diritto all’assegno post matrimoniale. In sua sostituzione, nel caso in cui l’ex coniuge beneficiario versi in istato di difficoltà, la legge offre due strumenti: la pensione di reversibilità, per l’intero o per una quota, e l’assegno successorio.

I presupposti del diritto all’assegno periodico a carico dell’eredità a favore dell’ex coniuge, in forza dell’art. 9- bis L. 1.12.1970, n. 898, sono:

  1. a) la titolarità, in capo al richiedente l’assegno successorio, del diritto all’assegno di cui all’art. 5, 6° co., L. 1.12.1970, n. 898;
  2. b) la morte dell’ex coniuge obbligato alla corresponsione dell’assegno post matrimoniale;
  3. c) lo stato di bisogno dell’ex coniuge superstite.

Lo stato di bisogno, avuto presente dalla norma, non coincide con lo stato di bisogno alimentare, ma, dovendo l’interprete cogliere il senso della norma alla luce del complesso normativo in cui la stessa è collocata, deve essere identificato con la stessa insufficienza reddituale rilevante ai fini dell’attribuzione dell’assegno post matrimoniale.

La Cassazione ha precisato che l’assegno, avendo natura assistenziale, va commisurato esclusivamente in relazione al complesso degli elementi specificamente indicati dallo stesso art. 9 bis, vale a dire la misura dell’assegno di divorzio, l’entità del bisogno, l’eventuale pensione di reversibilità, le sostanze ereditarie, il numero e la qualità degli eredi e le loro condizioni economiche. Particolarmente interessante, è la determinazione di uno di tali elementi, quello che sembra assumere peso determinante nella fattispecie attributiva, ovvero l’entità del bisogno, la cui esatta qualificazione è controversa in dottrina e giurisprudenza.

La sentenza in esame, come pure altre sentenze della Cassazione[2], per la definizione del medesimo, fanno esplicito riferimento alla mancanza «delle risorse economiche occorrenti per soddisfare essenziali e primarie esigenze di vita». Nel 2004, la Cassazione aveva sposato una concezione assai rigida del concetto di stato di bisogno affermando che: «pur non potendosi identificare nella povertà assoluta, ovvero nella impossibilità di sopravvivenza, configura una situazione peggiore rispetto alla carenza di mezzi adeguati, vale a dire alla mancanza di disponibilità idonee alla tendenziale conservazione del precorso tenore di vita (mancanza rilevante per il riconoscimento dell’assegno di divorzio), in quanto discende dalla insufficienza delle risorse economiche della persona in rapporto ai suoi “bisogni”, cioè alle sue essenziali e primarie esigenze assistenziali, che non possono rimanere insoddisfatte se non a costo di un deterioramento fisico e psichico».

Non si esclude, peraltro, che lo stato di bisogno possa essere identificato con la stessa insufficienza reddituale rilevante ai fini dell’attribuzione dell’assegno divorzile, non potendosi negare, secondo alcuni, la funzione surrogatoria di quest’ultimo ricoperta dell’assegno successorio[3]. A tal proposito, fra le rare pronunzie giurisprudenziali edite, propende per un’interpretazione meno restrittiva della nozione di stato di bisogno un Tribunale di Pavia risalente al 1993 secondo cui esso «può essere valutato in termini meno rigorosi di quelli richiesti dall’art. 438 cod. civ., così che il medesimo può configurarsi pur quando si sia in presenza di una situazione che non esclude in assoluto, in capo all’ex coniuge superstite, la sussistenza di risorse o disponibilità di mezzi astrattamente sufficienti ad un temporaneo e parziale soddisfacimento delle necessità primarie della vita».

 

Alcuni aspetti pratici da ricordare. Legittimato ad agire è l’ex coniuge beneficiario dell’assegno post matrimoniale, in conseguenza della morte dell’obbligato; questo soggetto può, peraltro, far valere il proprio diritto a distanza di tempo dalla data di apertura della successione.

Nel caso siano più gli ex coniugi beneficiari, ciascuno di questi, in presenza dei presupposti di legge, ha diritto a far valere l’assegno successorio. L’assegno successorio, pur essendo attuali i presupposti che ne condizionano la nascita, non deve essere corrisposto in assenza di specifica domanda del titolare del relativo diritto, la cui mancata proposizione, tuttavia, non può essere qualificata come rinunzia tacita. Così come il diritto all’assegno post matrimoniale, anche il diritto sostitutivo all’assegno successorio non cade in prescrizione, ma si prescrivono in cinque anni le prestazioni scadute.

Il primo termine dell’assegno a carico dell’eredità, per la natura successoria di tale beneficio, decorre, ove sussistente lo stato di bisogno, dall’apertura della successione, in deroga al principio di cui all’art. 445 c.c. ed in applicazione dell’art. 670 c.c. in forza del quale se è stata legata una somma di danaro o una quantità di altre cose fungibili, da prestarsi a termini periodici, il primo termine decorre dalla morte del testatore.

L’assegno diviene, tuttavia, esigibile solo dopo la sua liquidazione e gli interessi sono dovuti dal momento della domanda giudiziale, ai sensi dell’art. 669, 2° co., c.c  che come noto, afferma che se oggetto del legato è una cosa fruttifera, appartenente al testatore al momento della sua morte, i frutti o gli interessi sono dovuti al legatario da questo momento.

 

 

[1] Bianca, sub art. 9 bis l. divorzio, in Comm. Cian, Oppo, Trabucchi, VI, 1, Padova, 1993, 482; Grassi, La legge sul divorzio. Manuale di diritto sostanziale e processuale, Napoli, 1971, 204; Nicolò Punzi, Il divorzio e i rapporti fra i coniugi, in RDC, 1972, II, 84.

[2] Cass. Civ., 17.7.1992, n. 8687, in Foro it., 1993, I, 790, annotata da Quadri; Cass.Civ., 14.5.2004, n. 9185; Cass. Civ. 27.01.2012 n. 1253.

[3] A favore dell’identificazione dello stato di bisogno con la carenza di «mezzi adeguati», come per l’assegno di divorzio, De Paola, Il diritto patrimoniale della famiglia coniugale, I, Giuffrè, 1991, 387. Propendono, invece, per un’opinione intermedia, conformemente a quanto ritenuto da Trib. Pavia, 13.5.1993, cit., Barbiera, Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio, nel Commentario Scialoja-Branca, Zanichelli-Foro it., 1979, 420.