Amministrazione di sostegno - Amministratore, poteri, doveri -  Manuele Pizzi - 16/03/2020

L' Amministrazione di Sostegno alla prova dell'emergenza COVID-19

L'art. 32 della L. 833/1978, in materia di igiene e sanità pubblica prevede in capo alle figure del Ministro della Salute, del Presidente della Giunta Regionale e del Sindaco, il potere di adozione di ordinanze a carattere contingibile ed urgente, con efficacia su tutto il territorio di competenza o limitatamente a parte di esso.   A questo strumento ha fatto ricorso la Regione Abruzzo, con l'Ordinanza del Presidente della Giunta, n. 3 dell'09/03/2010. In relazione alla specifica tematica dei malati di mente, già presi in carico da parte del S.S.N. (e non inseriti presso Residenze Protette e/o Comunità terapeutiche) per una rapida disamina di detto provvedimento, è necessario un breve riepilogo del preambolo.

Le ragioni giuridiche poste alla base della detta ordinanza poggiano sulla delibera del Consiglio dei Ministri del 31.01.2020, con la quale è stato dichiarato: "lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili";  sul D.L. n. 6 del 23.02.2020  recante: "Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica dal COVID-2019";  seguiva l'emissione dei D.P.C.M. recanti le "Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge del 23 febbraio 2020 n. 6,"; oltre al D.P.C.M. dell'08.03.2020, il quale, è stato particolarmente incisivo sulle abitudini di vita individualiRiguardo all'ambito dei servizi psichiatrici territoriali, l'Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale Abruzzese, n. 3 dell'09/03/2010,, nella sua parte dispositiva, ordina: la sospensione delle attività ambulatoriali;  l'indirizzo rivolto al personale medico delle A.S.L. di privilegiare la permanenza degli assistiti a  domicilio (anche attraverso strumenti di consulto telefonico, televisita, teleassistenza e  telemonitoraggio);   la prescrizione affinchè la popolazione assistita acceda ai servzi ambulatoriali nei casi  strettamente necessari (osservando le buone pratiche di igiene respiratoria).  Al fine di assicurare il contenimento del COVID-19, le attività sono state suddivise in classi di priorità: Urgente ; Breve ; Differibile ; Programmata.   All'uopo, sono state fatte salve le prestazioni dei servizi pubblici nell'area della salute mentale dell'età evolutiva, dell'età adulta e dei servizi sulle dipendenze.  

Orbene, a parte la formale salvezza  delle prestazioni dell'area della Salute Mentale, in relazione al prosieguo delle irrinunciabili attività per il prosieguo della presa in carico dei sofferenti psichiatrici, la suindicata ordinanza stabilisce norme troppo generiche, da applicarsi ad un universo umano avvolto da stratificate problematicità, connotate, spesso, da un logorato tessuto familiare.

Nelle more di una pandemia, è opportuno non dare sempre per scontato che i sofferenti psichiatrici abbiano piena consapevolezza dei particolari provvedimenti restrittivi alla libertà di circolazione, e delle responsabilità penali  alle quali si va incontro in caso di trasgressione.  All'uopo, è indeclinabile l'obbligo, da parte di tutti i soggetti preposti alla protezione della persona fragile di trasmettere, efficacemente l'esigenza di preservare la propria salute, e quella degli altri consociati, dal rischio di un contagio, e della necessità di autolimitare i propri spostamenti quotidiani.

Per una breve riflessione circa le questioni che sorgono fra: il perdurare dell'emergenza epidemiologica diffusa, lo svolgimento in concreto dell'incarico di Amministratore di Sostegno, e la necessità di non trascurare le prese in carico da parte dei servizi psichiatrici territoriali, è doveroso premettere alcuni aspetti che sottendono all' alleanza terapeutica con (e per) la persona fragile.

La stabile frequentazione degli ambienti ambulatoriali dei Centri di Salute Mentale, da parte di persone che beneficiano di effettiva presa in carico, si fonadano su invisibili equilibri. Il primo pilastro di quest'equilibrio è riconducibile al vincolo familiare: un genitore, un fratello/sorella, un nipote che supporta la persona congiunta nella stabile frequentazione del C.S.M., anche al fine di una funzionale somministrazione delle terapie farmacologiche prescritte.

Altri equilibri preziosi possono essere ricondotti all'azione di un Tutore o di un Amministratore di Sostegno esterno alla cerchia familiare, il quale, in autonomia, accompagna e supporta la persona della somministrazione della terapia presso il Centro di Salute Mentale. Ovviamente,, l'A.D.S. può costruire una rete di sostegno, delegando liberi professionisti di sua fiducia.  Nulla esclude, nelle ipotesi di ripetizione del depot, che l'Amministratore di Sostegno si possa ritrovare a dover accompagnare, personalmente, il proprio amministrato, da un Comune all'altro, facendo ricorso al mezzo proprio.

Pertanto, le prese in carico delle persone beneficiarie di amministrazione di sostegno, da parte dei servizi psichiatrici territoriali, presentano un sotteso equilibrio, laddove l'A.D.S. nello svolgimento del proprio incarico, sottrae tempo alla propria vita privata ed alla propria vita professionale.

Il suindicato equilibrio diventa vulnerabile, allorquando subentrino fenomeni straordinari, tali da arrecare pregiudizio allo stesso A.D.S.  Sul punto, la condotta dell'Amministratore di Sostegno può essere esposta ad eventuali profili di responsabilità, a seguito dell'entrata in vigore  delle "Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica dal COVID-2019", laddove le imposte  limitazioni alla libertà di circolazione, possono incidere, negativamente, sugli equilibri posti a fondamento della cooperazione fra A.D.S. e  C.S.M., con la conseguenza di generare (eventuali) ripercussioni sull' alleanza terapeutica per la persona fragile.

In tempi di COVID-19, qualora sia necessario ripetere il depot, per la somministrazione della terapia neurolettica, se l'A.D.S. decidesse di mettersi in viaggio, con la propria autovettura, per recarsi al domicilio del proprio beneficiario, per poi accompagnarlo al Centro di Salute Mentale, potrebbe essere assoggettato alla contestazione della violazione dell'art. 650 c.p.; oltre ad esporsi personalmente ad un rischio "contagio".   A questa tesi si potrebbe obiettare che l'A.D.S. svolge un incarico affidato dal Tribunale, quindi, i suoi spostamenti sarebbero legittimi; tuttavia, l'incarico di Amministratore di Sostegno non costituisce "un'attività lavorativa", senonchè, il non essere parente del proprio amministrato non contribuisce a giustificare "una situazione di necessità".

Qual'è il comportamento più opportuno da attuare in questa particolare fattispecie, dove sussistono una pluralità di beni della vita in gioco?  Nelle more dei provvedimenti restrittivi (conformi al disposto dell'art. 16 Cost.) volti a sanzionare gli spostamenti ingiustificabili, quale nuovo equilibrio va individuato, con i servizi psichiatrici territoriali, nel supportare la persona e prevenire situazioni di scompenso?

Orbene, nel perdurare di tale emergenza pandemica, qualora sia necessario ripetere, a cadenza periodica, la terapia neurolettica, il buon senso detterebbe il dovere, in capo ai servizi psichiatrici territoriali, di non pretendere un'inesigibile cooperazione da parte dell'A.D.S., nell'accompagnamento del paziente presso il presidio sanitario. Considerata la straordinarietà di una tale situazione, è opportuno che sia lo stesso C.S.M. a ripetere il depot, recandosi direttamente al domicilio del paziente.