Cultura, società - Cultura, società -  Maria Beatrice Maranò - 12/02/2018

Julio Cortázar...Il futuro nelle ragioni della sua collera!

L’almanacco di oggi ci ricorda la scomparsa di Julio Cortázar avvenuta il 12 febbraio 1984, poeta e scrittore argentino, naturalizzato francese, prosatore prevalentemente , ma anche poeta dalle qualità eccelse.Egli è un rivoluzionario del linguaggio poetico, e si esprime con il dono dell’immaginazione sospeso tra la ricerca della rottura del vecchio ordine e la possibilità di ricostruire un nuovo ordine. "Le ragioni della collera", è un’opera indispensabile per comprendere la poetica di questo autore e ad oggi è l’unica silloge italiana di poesie di Julio Cortázar. Essa deve il suo titolo a “Razones de la colera”, una breve raccolta poetica risalente agli inizi degli anni Cinquanta e pubblicata nel 1984: nella raccolta italiana sono presenti molti componimenti che invece erano assenti nella versione argentina. E’ considerato uno fra i maggiori autori in lingua spagnola del XX secolo e proseguendo una linea già tracciata da Borges, è riuscito a elevare il destino dell’essere umano in una sfera più celeste. Da Cortázar la letteratura viene sublimata, da finzione, invenzione, e resa lampante, luminosa e piena di senso è, inoltre, l'incredibile capacità dell’uomo di creazioni fantastiche. Creare un mondo fantastico che non sia di questo mondo è una delle attività più straordinarie che un cervello, sia in grado di fare, e si tratta di un privilegio, di un dono, racchiuso in un destino. Tenne a Berkeley nel 1980 lezioni di letteratura, (pubblicate nel maggio 2014 da Einaudi con lo stesso titolo). Per due mesi, ogni giovedì, Cortázar spiegò a centinaia di studenti in California il significato dell’ essere scrittore. Julio Cortázar divise le lezioni in otto capitoli: il primo si chiama “Le strade di uno scrittore” ed in una parte recita: “io non ero nato per scrivere romanzi”, e dice anche “grazie a una specie di brusca rivelazione, e la parola non è esagerata, ho sentito che non solo ero argentino: ero argentino e latino-americano (…). Mi sono reso conto che essere uno scrittore latino-americano significava fondamentalmente essere un latino-americano scrittore”. I temi trattati nelle sue lezioni furono due; il primo, la differenza tra racconto e romanzo (il racconto: una “meraviglia di perfezione”; il romanzo: “un poliedro, un’enorme struttura” che “può svilupparsi all’infinito e che, a seconda delle esigenze della trama e della volontà dello scrittore, a un certo punto finisce, ma non ha un limite preciso”); il secondo i diritti e doveri poetici e politici di un “latino-americano scrittore” con opinioni chiare e precise: “lo scrittore che si considera impegnato, nel senso che scrive solamente del tema del suo impegno, o è un cattivo scrittore o è un buono scrittore che smetterà di esserlo perché si sta limitando, sta chiudendo totalmente il campo dell’immensa realtà, che è il campo della scrittura e della letteratura, per concentrarsi esclusivamente su un lavoro che i saggisti, i critici e i giornalisti svolgerebbero probabilmente meglio di lui”. Nella seconda lezione, “Il racconto fantastico e il tempo” Cortázar spiega come funziona la sua immaginazione attraverso la distrazione : “mi capita di distrarmi, e attraverso questa distrazione irrompe quel qualcosa che poi dà questi racconti fantastici per i quali siamo qui riuniti. Attraverso questi stati di distrazione entra questo elemento altro, questi spazio e tempo differenti”. Il senso del fantastico di Cortázar, ruota fortemente intorno ai concetti di tempo, di spazio, di realtà, concetti malleabili o che Cortázar muove e manipola a suo piacimento e con facilità. Il contrario del mondo fantastico è quello che Cortázar chiama “Il racconto realista” (oggetto di un’altra delle sue lezioni): un realismo sullo stile Cortázar che non comprende normalmente la realtà, che non pensa esista una realtà che si possa definire entità separata da quella onirica, da quella magica o da quella fantastica. Fodamentale è poi l’umorismo in Cortazar: un umorismo che non significa non prendere le cose sul serio, ma prendere seriamente la questione del ridere, del distrarsi, del giocare con la razionalità e con la sintassi e con la letteratura. Nella bellissima lirica :” Il futuro”....le ragioni della sua collera!

E so molto bene che non ci sarai.

Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.(Julio Cortazar)....Il Futuro dalla raccolta “ Le ragioni della collera”