Danni - Danni -  Emanuela Foligno - 18/04/2019

Infortunio dell'alunno. Limiti applicativi dell'art. 2050 c.c. e copertura assicurativa

Cass. Civ., III Sez., N. 8449 del 27 marzo 2019

 

Particolare e interessante pronunzia sui limiti applicativi dell’art. 2050 c.c. e sulla garanzia assicurativa degli alunni nell’espletamento di attività esterne alla scuola.

I genitori di un allievo, nonché l’allievo personalmente, convenivano in giudizio dinnanzi al Tribunale di Trento la Provincia Autonoma di Bolzano e il Ministero della Pubblica Istruzione per la declaratoria di responsabilità solidale in relazione al sinistro occorso nel corso di una gita scolastica che comprendeva l’attività di arrampicata su roccia.

La Provincia Autonoma e il Ministero della Pubblica Istruzione si costituivano in giudizio e chiamavano in causa sia l’assicuratore Generali Italia sia la società austriaca Nahko (incaricata dalla scuola per l’espletamento dell’attività sportiva causa del sinistro eseguita nel corso di una gita scolastica), che materialmente partecipava al giudizio in persona degli ex soci attesa l’intervenuta estinzione della stessa.

Uno degli ex soci, ricorrente principale poi in Cassazione, eccepiva la inammissibilità della domanda nei confronti della Provincia Autonoma di Bolzano e conseguentemente dei terzi dalla stessa chiamati in quanto le pretese risarcitorie avrebbero dovuto essere rivolte nei confronti dell’INAIL.

Contestualmente chiamava in manleva la propria compagnia assicuratrice.

Il Tribunale accoglieva la domanda del solo ex-alunno e riconosceva allo stesso a titolo di risarcimento del danno l’importo di € 118.537,06=, rigettava quella dei genitori e condannava al risarcimento esclusivamente la Provincia Autonoma di Bolzano ponendo a carico degli ex soci l’obbligo di tenere indenne la convenuta Provincia dall’obbligo risarcitorio, rigettate le domande di manleva nei confronti di Generali Italia Assicurazioni e di Uniqa garante per la responsabilità civile della estinta Nahko.

Uno dei soci proponeva appello e in via incidentale si univano la Provincia Autonoma di Bolzano e la Uniqua. La Corte Territoriale confermava integralmente la pronunzia di prime cure.

Avverso tale sentenza ricorre in Cassazione uno degli ex soci con tre motivi di doglianza.

Con il primo motivo si lamenta la violazione del DPR 1124/1965 il quale prevede la copertura obbligatoria dell’INAIL per gli insegnanti e gli alunni che svolgono esperienze pratiche e che tale copertura assicurativa è valevole per tutta l’attività formativa offerta dai piani scolastici sia le esercitazioni pratiche che comprendono anche i viaggi di istruzione.

Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione dell’art. 2050 c.c. sotto il profilo della mancata valutazione dell’attività effettivamente svolta nel caso concreto e sotto il profilo della disattesa richiesta CTU che avrebbe dimostrato l’adozione di tutte le misure idonee ad evitare il danno.

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta la falsa applicazione degli artt. 1411 e 1891 c.c. e  censura il rigetto della domanda in manleva verso la società Uniqa.

La Provincia Autonoma di Bolzano propone controricorso sulla scorta di due motivi.

Il primo riguarda la mancata applicazione del DPR 1124/1965 e il secondo la falsa applicazione e/o violazione dell’art. 2050 c.c. sulla falsa riga di quanto argomentato dal Ministero della Pubblica Istruzione

In particolare la Provincia Autonoma censura la sentenza di Appello per aver frainteso "il ruolo dell'insegnante accompagnatore all'attività parascolastica" che invero era affidata alla società Nahko" e in quanto il "docente presente era un mero accompagnatore dei ragazzi”   mentre la "attività di arrampicata vera e propria incombeva esclusivamente alla Nahko, dalla scelta del materiale, al tipo di attività da espletare, nonchè alle modalità di esecuzione senza possibilità alcuna di intervento e di potere propositivo da parte del personale docente".

La Provincia ulteriormente condivide il motivo di censura del Ministero in relazione all'erroneità della qualificazione come "attività pericolosa" dell’ attività concretamente svolta nel caso concreto, ovverosia “calata da una parete di roccia", non essendo la stessa "assimilabile ad un'attività alpinistica vera e propria" (ciò che ha portato, sulla base di tale falso presupposto, a valutare come non adeguata sia la verifica dell'effettiva idoneità della società Nahko a svolgere l'attività demandatale, sia l'informazione fornita ai genitori degli allievi in ordine all'attività stessa), la Provincia Autonoma di Bolzano ritiene che la sentenza impugnata sia incorsa in errore di valutazione.

Propongono controricorso gli altri 2 ex soci della Nahko.

L’assicurazione Uniqa propone ricorso incidentale.

Gli Ermellini rigettano il ricorso principale.

Relativamente alla mancata applicazione del DPR 1124/1965 viene chiarito che l'attività "outdoor" alla quale prese parte l’alunno danneggiato non può farsi rientrare tra le "esperienze tecnico-scientifiche od esercitazioni pratiche", alle quali fa riferimento la norma, nel prevedere la copertura INAIL prevista per gli insegnanti e gli alunni delle scuole o istituti di istruzione di qualsiasi ordine e grado, anche privati.

Il presupposto per l'operatività della copertura assicurativa di cui al Decreto invocato è il collegamento tra le suddette "esperienze tecnico-scientifiche od esercitazioni pratiche" e le attività didattiche, richiedendosi, oltretutto, che tra le une e l'altra ricorra un nesso di derivazione eziologica, e non un mero rapporto di coincidenza cronologica, non basta, in altri termini, che l'infortunio sia avvenuto sul luogo di lavoro e durante l'orario di lavoro, ma rileva "che il lavoro abbia determinato il rischio del quale l'infortunio è conseguenza" (Cass. Sez. Lav., n. 17334/2005).

Argomentano ancora gli Ermellini, se queste affermazioni valgono con riferimento al caso in cui il soggetto infortunato sia il lavoratore/insegnante, a maggior ragione debbono trovare applicazione per gli studenti, visto che essi, a differenza dei primi possono ritenersi una categoria che non ha un rapporto di lavoro e che è assicurata in via eccezionale, solo per gli infortuni che accadano nel corso delle esperienze tecnico-scientifiche e delle esercitazioni pratiche e di lavoro di cui alla specifica disposizione del Testo Unico (così la circolare INAIL del 23 aprile 2003, n. 38).

Gli Ermellini ritengono dunque che la eccezionalità della copertura prevista per gli studenti imponga una interpretazione rigorosa della norma in questione, ed escludono che le attività "outdoor" sebbene svolte nel contesto di gite scolastiche possano includersi tra le "esperienze tecnico-scientifiche e delle esercitazioni pratiche" cui essa fa riferimento.

Sul concetto di attività pericolosa la Suprema Corte rammenta suoi precedenti che hanno ricondotto l’attività alpinistica nell’alveo dell’art. 2050 c.c. (Cass. 24 luglio 2012, n. 12900), e ribadisce che, "poichè tutte le attività umane contengono in sè un grado più o meno elevato di pericolosità per coloro che le esercitano, si deve sempre operare una netta distinzione tra pericolosità della condotta e pericolosità dell'attività in sè considerata", e ciò in quanto la prima riguarda un'attività normalmente innocua, che assume i caratteri della pericolosità a causa della condotta imprudente o negligente dell'operatore, ed è elemento costitutivo della responsabilità ex art. 2043 c.c., mentre la seconda riguarda un'attività che, invece, è potenzialmente dannosa di per sè per l'alta percentuale di danni che può provocare in ragione della sua natura o della natura dei mezzi adoperati ed è una componente della responsabilità indicata dall'art. 2050 c.c.

E’ principio pacifico che le attività pericolose, che per loro stessa natura rendono probabile il verificarsi di un evento dannoso, sono ontologicamente differenti da altre attività che possono diventare pericolose a causa della condotta dell’uomo e che sfociano nella responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c.

In definitiva il giudizio di pericolosità deve sempre essere espresso avuto riguardo alle circostanze conosciute o conoscibili e al momento in cui l’attività viene esercitata.

La valutazione del Giudice di Merito implicante l’accertamento di fatto se una attività non espressamente qualificata dalla legge come pericolosa, possa egualmente essere considerata tale per la sua natura o per la sua potenzialità offensiva, è insindacabile in sede di legittimità ove correttamente motivata.

Sul punto, precisano i Supremi Giudici, la motivazione espressa dalla Corte Territoriale è intangibile poichè considera che anche le escursioni alpinistiche più facili presentano elementi di rischio elevato per soggetti inesperti o che abbiano appena appreso le tecniche.

Quindi l’attività di scalata oggetto del sinistro di cui si discute che vedeva impegnati adolescenti alle prime esperienze depone per la pericolosità dell’attività medesima.

Anche il ricorso della Provincia Autonoma di Bolzano viene ritenuto infondato per le medesime argomentazioni svolte in punto di violazione dell’art. 2050 c.c.

Per quanto concerne, invece, la censura sollevata sul ruolo del docente nell’evento sinistroso, anch’essa ritenuta inammissibile, Gli Ermellini ribadiscono che la parte non può, attraverso una differente interpretazione e prospettazione, censurare la valutazione delle risultanze processuali e la ricostruzione della fattispecie operata dai Giudici del merito in quanto la revisione degli accertamenti di fatto compiuti da questi ultimi è preclusa in sede di legittimità.

La Corte rigetta il ricorso principale e quelli proposti dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dagli altri due soci della Nahko dichiarando assorbito quello della Uniqa assicurazioni.