Cultura, società - Intersezioni -  Maria Nefeli Gribaudi - 26/07/2019

In ricordo del Prof. Avv. Grosso

Sono trascorsi (molto) più di quindici anni da quel pomeriggio in cui mi trovai di fronte a lui.

Ero una giovane ragazza, studentessa in giurisprudenza, piena di sogni, ideali e determinazione.

Ora che sono qui a ricordare, sono una donna, un avvocato, una madre, una moglie, un po’ più stanca ma con l’entusiasmo e la determinazione di sempre, con qualche sogno e ideale in meno, ma che mi dirigono e mi orientano con ben più forza ed equilibrio di allora.

Ancora vivido è il suo ricordo e quel inebriante timore di parlare di diritto penale a quel Giurista, Professore, Avvocato che stavo per incontrare, dall’aspetto distinto e dallo sguardo severo che intimoriva e nulla regalava, ma che con grande onestà e serietà riconosceva e ricambiava. 

Sotto la Mole si raccontava che quell’esame non fosse per nulla facile da superare. Che a quel professore dai capelli brizzolati non bastava raccontare, ma si doveva capire, si doveva pensare. 

Quel giorno mi venne la febbre e quel dolore alle gambe, figlio di maratone emotive fisicamente stancanti.

Avevo paura, ma sapevo, come spesso mi accadeva, che gli avrei dimostrato che non avevo solo studiato, ma avevo amato ogni singolo rigo di quel testo di esame. 
Il diritto ahimè lo amo da sempre: uno di quegli amori inaspettati che ti porti appresso tutta la vita. 

Volevo che fosse lui a chiamare il mio nome. Sicuramente, anche se pochi lo sanno fare, lo avrebbe pronunciato in modo corretto perché lui, il Professore, aveva sicuramente fatto gli studi classici. 

Volevo avere l’onore di dire: l’ho conosciuto, mi ha interrogato, quel 30 e lode me lo sono conquistato. 

Sapevo che quello non era solo un esame, ma una lezione di vita, di quelle che ti rimangono dentro e ti strappano un sorriso misto a fierezza. 

Una di quelle esperienze che racconti ai tuoi figli per dir loro che la paura è normale ma che la paura si sfida e si vince e bisogna saper osare. 

E ora solo un Grazie a colmare i vuoti dell’assenza, grazie per aver dato al diritto un grande Professore e un grande Avvocato e a me il gusto della sfida e del pensare.