Diritto commerciale - Generalità, varie -  Anceschi Alessio - 23/08/2014

IN GOD WE TRUST TRA ECONOMIA E RELIGIONE - Alessio ANCESCHI

Tutti noi ricordiamo il riferimento a questo motto utilizzato nel film "Miracolo sulla 34° strada" del 1994 di Les Mayfield, in cui una bambina ricorda ad un Giudice che se lo stato ed il popolo degli Stati Uniti d"America confida nell'esistenza di un essere superiore del quale non può dimostrare l'esistenza, allora è consentito credere anche in "Babbo natale". Eppure le controversie legate a questo moto hanno qualcosa di ben più concretamente legato alla questione della laicità dello Stato. 

Il motto "In God we trust" ovvero "In Dio confidiamo" compare sulle monete e sulle banconote degli stati uniti dal 1956, dapprima sul penny e poi anche su altre monete e banconote. a seguito di una decisione del Congresso degli Stati uniti tale motto avrebbe sostituito quello precedente: "E pluribus unim" ovvero "da più, uno" che indicava il carattere federale della nazionale, il quale, tuttavia, ancora compare sia sulle monete che sui sigilli ufficiali dello Stato. Lìorigine del motto deriva dalla strofa finale di "the star spangled banner", scritta nel 1814 da Francis Scott Key e successivamente adottato più tardi come l'inno nazionale degli Stati Uniti. Secondo altri, l'origine deriverebbe da uno scritto di John Milton Hay, segretario personale del presidente Lincoln e sarebbe tratto dal motto della Brown University, in cui egli si laureeò.

Il motto è certamente un chiaro riferimento religioso e per questo motivo ha suscitato ampi dibattiti sull'opportunità di riportare un simile riferimento sia sui simboli dello Stato che ancor più sulle monete. Secondo alcuni, questo motto sarebbe in contrasto con il primo emendamento della Costituzione americana che si rifà al principio della laicità dello Stato. E' stato in particolare evidenziato che se il generico riferimento a "Dio" non lede in realtà nessuna specifica religione, ciò non di meno essa violerebbe il pensiero degli atei, che per definizione non credono all'esistenza di Dio. In ogni modo, nessuna pronuncia della Corte suprema americana ha mai dichiarato l'utilizzo di tale motto contrario ai principi costituzionali. Il presidente Theodore Roosvelt si sarebbe invece opposto all'uso di questo motto sulle montete e sulle banconote ritenendolo sacrilego. Nonostante tale opposizione, il motto sarebbe stato ugualmente adottato in contrapposizione all'ateismo dell'Unione sovietica proprio nel periodo della guerra fredda.

Il riferimento a Dio nelle monete è sicuramente più antico in quanto possiamo trovarne esempi fin dall'antichità, sia perché originariamente l'Autorità politica che emetteva le monete era anche un'Autorità religiosa (c.d. teocrazia), sia perché il riferimento alla divinità era ritenuto propizio per i commerci. Non a caso anche nelle ultime monetazioni il lire del nostro Paese comaprivano precisi riferimenti alle divinità mitologiche collegate al commercio (Mercurio, vulcano etc...). In ogni modo, è soltanto con l'affermarsi del principio della laicità dello Stato che la questione ha sollevato controversie e dibattiti di carattere politico e giuridico.

Una controversia analoga a quella esistente negli Stati uniti si è verificata più di recente anche in Brasile dove, dal 1986 è stato introdotto sulle banconote brasiliane il motto "Deus Seja Louvado" ovvero "Dio sia lodato". Nel 2012 la procura generale di San paolo ha richiesto un ordinanza per costringere la banca centrale a sostituire l'intera dotazione di carta moneta della nazione con biglietti che non riportino queste diciture, sul fondamento della laicità dello Stato brasiliano e sulla violazione dei diritti dei non cristiani e dei non credenti. La Banca ha risposto dichiarando che il preambolo della costituzione brasiliana afferma esplicitamente che la democrazia si è formata "sotto la protezione di Dio", e che lo Stato, "non essendo ateo, anticlericale o antireligioso, può legittimamente fare un riferimento all'esistenza di un essere superiore, una divinità, purché, in tal modo, non faccia un'allusione a una specifica dottrina religiosa".

Benché tale problematica non riguardi il nostro Paese in cui nessun riferimento a Dio è mai comparso sulle monete e sulle banconote italiane, la questione è oltremodo analoga ed attuale anche nel nostro Paese, in cui ancora si dibatte sull'utilizzo del crocifisso nelle scuole e negli edifici pubblici.