Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Francesca Zanasi - 26/10/2018

Immobile di provenienza donativa: tutele

L’ambito successorio costituisce di frequente lo scenario di contrapposizioni tra i principi cardine del sistema privatistico laddove, a fronte della tutela dell’autonomia negoziale del privato, si colloca l’interesse dei prossimi congiunti del de cuius a veder rispettate le loro pretese ereditarie. Uno dei maggiori ambiti di scontro tra l’autonomia negoziale e la tutela dei legittimari è quello che concerne la circolazione degli immobili di provenienza donativa.
La problematica si pone in riferimento all’istituto della legittima, secondo il quale i discendenti ed il coniuge (e qualora manchino i discendenti anche gli ascendenti) al momento di apertura della successione acquistano un diritto ad una quota del patrimonio del de cuius, la c.d. quota di legittima o di riserva. A tutela dei diritti dei legittimari il sistema giuridico prevede tre azioni connesse tra loro: (i) azione di riduzione in senso stretto, (ii) azione di restituzione contro i beneficiari delle disposizioni ridotte e (iii) azione di restituzione contro i terzi acquirenti. Mentre la prima è finalizzata alla declaratoria d’inefficacia delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive della quota di riserva del legittimario, perché eccedenti la quota di cui il de cuius poteva disporre; la seconda e la terza azione sono subordinate al vittorioso esperimento della prima e finalizzate alla reintegrazione nel patrimonio del legittimario dei beni oggetto delle disposizioni lesive (divenute inefficaci in forza dell’azione di riduzione previamente esperita dal medesimo legittimario).
Com’è noto, l’effetto dell’azione di riduzione si esaurisce nel rendere inoperanti, verso il legittimario procedente, le disposizioni che si sono rivelate effettivamente lesive della sua quota (inefficacia relativa); di conseguenza, il legittimario potrà poi agire confronti dei destinatari delle disposizioni ormai ridotte mediante l’azione di restituzione. E tuttavia, qualora il donatario - beneficiario della donazione lesiva della quota del legittimario - abbia alienato a terzi i beni oggetto della donazione ed il legittimario voglia ottenerne la restituzione dovrà esperire un’ulteriore azione nei confronti di questi ultimi. Si tratta, in tal caso, di un’azione di carattere reale, che persegue il bene nei confronti di ciascun subacquirente, esperibile solo previa infruttuosa escussione del patrimonio del donatario.
La disciplina in esame trova il proprio fondamento normativo negli artt. 561 c.c. (sulla restituzione degli immobili in conseguenza della riduzione) e 563 c.c. rubricato “Azione contro gli aventi causa dai donatari soggetti a riduzione”, in virtù del quale se i donatari contro i quali è stata pronunziata la riduzione hanno alienato a terzi gli immobili donati e non sono trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione stessa il legittimario, premessa l’escussione dei beni del donatario, può chiedere ai successivi acquirenti, nel modo e nell’ordine in cui si potrebbe chiederla ai donatari medesimi, la restituzione degli immobili (v. art.559 c.c.).
La norma prevede la possibilità per il terzo acquirente di liberarsi dall’obbligo di restituire in natura le cose donate pagandone l’equivalente in denaro.
La provenienza donativa ha costituito da sempre un rischio per le ragioni dei terzi acquirenti quando il donante sia in vita, o comunque non siano trascorsi dieci anni dall’apertura della successione. La legge n. 80 del 2005 ha novellato gli artt. 561 e 563 del c.c. in materia di azione di riduzione spettante al legittimario e, più nello specifico, in materia di azione di restituzione, introducendo importanti modifiche nell’ambito del diritto successorio con il fine dichiarato di agevolare la circolazione dei beni immobili già oggetto di atti di disposizione a titolo gratuito. In particolare, il legislatore ha parzialmente modificato il sistema normativo precedente introducendo, al primo comma dell’art. 563 c.c., un termine ventennale, decorrente dalla trascrizione della donazione, trascorso il quale i legittimari, dopo aver esperito vittoriosamente l’azione di riduzione nei confronti del donatario ed escusso infruttuosamente il patrimonio di quest’ultimo, non hanno più la facoltà di agire in restituzione nei confronti degli aventi causa dal donatario per ripetere il bene oggetto dell’atto di donazione con l’effetto, per questi ultimi, di vedere finalmente stabilizzato il proprio acquisto.
Dunque, la possibilità di ottenere dal terzo avente causa la restituzione dell’immobile donato è subordinata alla circostanza che non siano trascorsi venti anni dalla donazione. E’ tuttavia fatto salvo il disposto di cui all’art. 2652, n. 8), il quale prevede che la restituzione dei beni immobili, oggetto della disposizione ridotta, possa avvenire solo qualora la domanda di riduzione sia stata trascritta entro dieci anni dall’apertura della successione o, se la trascrizione è successiva al decennio, che sia comunque anteriore alla trascrizione dell’atto di acquisto a titolo oneroso fatto dal terzo.
L’ultimo comma del citato art. 563 c.c. post riforma sancisce inoltre che il coniuge ed i parenti in linea retta del donante hanno la possibilità di sospendere il termine ventennale di cui al primo comma degli artt. 563 e 561 c.c., attraverso la notifica e la trascrizione, nei confronti del donatario, di un atto stragiudiziale di opposizione alla donazione
Trascorsi venti anni senza la trascrizione di alcuna opposizione, il terzo potrà finalmente ritenere consolidato il suo acquisto, senza più correre il rischio di dover restituire il bene al legittimario vittorioso in sede di giudizio.
Dalla citata disciplina normativa emerge, dunque, un punto di equilibrio nel conflitto che vede contrapporsi, da una parte, la tutela delle aspettative ereditarie del legittimario agente in riduzione (BUSANI, L’atto di “opposizione” alla donazione (art. 563, comma 4, cod. civ.), in Riv. dir. civ., 2006, II, 13 e ss.), dall’altra, gli acquirenti aventi causa dal beneficiario di una donazione lesiva e ciò sul rilievo che, tutelando la posizione di questi ultimi alla conservazione dei propri diritti si garantisce del pari la tutela dell’interesse generale alla più agevole circolazione dei beni immobili (DELLE MONACHE, Tutela dei legittimari e limiti nuovi all’opponibilità della riduzione nei confronti degli aventi causa dal donatario, in Riv. Not. 2006, 305 e ss.)

Quali le tutele per gli acquirenti?
Alla luce di quanto premesso è chiaro che la disciplina civilistica lascia dei vuoti in termini di garanzia per gli acquirenti dell’immobile di provenienza donativa.
La prassi contrattuale più recente ha dunque cercato dei rimedi altrove, volgendo l’attenzione in particolare all’ambito assicurativo. E’ infatti possibile attivare una polizza assicurativa finalizzata a rendere più sicura la circolazione degli immobili di provenienza donativa anche entro il ventennio di cui all’articolo 563 c.c.: si tratta di una polizza che copre il rischio gravante sull’acquirente in caso di vittorioso esperimento dell’azione di restituzione da parte di terzi legittimari. Come visto, infatti, l’articolo 563 c.c. prevede che il terzo acquirente possa liberarsi dall’obbligo di restituire l’immobile acquistato al legittimario leso pagando l’equivalente in danaro: soluzione che ben può essere oggetto di un contratto di assicurazione.  Sussiste la possibilità di contrarre una polizza di tal genere sia al momento in cui viene perfezionata la donazione dell’immobile, da parte del donatario, sia al momento in cui venga perfezionato l’acquisto da parte di un terzo avente causa dal donatario, con lo scopo di tutelare economicamente la posizione del terzo acquirente, soccombente nella causa di restituzione.
Si ritiene pertanto che la soluzione assicurativa sia quella più vantaggiosa sia per il soggetto venditore, che troverà libero accesso al mercato immobiliare, sia per l’acquirente che non corre il rischio di trovarsi vittima di un’azione restitutoria ed avrà al contempo la possibilità di ottenere un mutuo da un istituto bancario che lo concede propri in ragione della garanzia assicurativa fornita, senza che la provenienza donativa dell’immobile possa ostacolarne il finanziamento.