Deboli, svantaggiati - Generalità, varie -  Mariagrazia Caruso - 19/05/2019

Il termine fragilità risulta oggi di ampio utilizzo ed anche a volte abusato

Da un punto di vista strettamente giuridico i diritti dei fragili possono trovare il loro fondamento nell’art. 3 della Costituzione italiana.
L’ordinamento stabilisce, infatti, in maniera inequivoca la pari dignità ed eguaglianza di tutti i cittadini prevedendo come compito precipuo della Repubblica quello di rimuovere gli ostacoli.
Soggetti fragili sono in conseguenza quanti hanno un ostacolo, un impedimento che non consente loro di svolgere le attività più congeniali; ostacolo che va rimosso dall’ordinamento che, appunto, ha il compito di consentire ad ogni persona di realizzare i propri obbiettivi, i propri sogni e le proprie aspirazioni.
Infatti: “Non esistono soggetti deboli, soltanto esseri «indeboliti» dal mancato apprestamento, entro il sistema, di «quei» supporti necessari per fiorire” come dice nella sua ultima opera, appunto, intitolata “I diritti dei più fragili” il prof Paolo Cendon.
Paolo Cendon, professore di diritto privato dell’Università degli studi di Trieste,  ha dedicato da sempre il suo impegno ai temi della fragilità sotto ogni angolazione tant’è che lui stesso si definisce un “debolologo”.
Trieste, come sappiamo, da questo punto di vista costituisce un luogo simbolo perché in quella città, nel manicomio di San Giovanni, negli anni Settanta del secolo scorso lavorava Franco Basaglia; e lo stesso Cendon aveva preso parte, fornendo il suo attivo contributo, a quella stagione di rivoluzioni e di riforme, che vide la chiusura dei manicomi e il riconoscimento ai malati di mente di una dignità fino ad allora inimmaginabile.
Da una “…spinta molto forte, “basagliana”, dal volto umano, aperta al territorio…”, come lui dice, nasce la legge n. 4/2004 che ha introdotto nel nostro ordinamento la figura dell’Amministratore di sostegno della quale il prof. Cendon ne è l’autore, la “madre” e non il padre, come lui ama dire.
Inadeguato lo strumento fino a quel momento esistente: l’interdizione uno “strumento cattivo” come egli lo definisce, “destinata a produrre danni: cristallizzava le magagne, spesso le amplificava. Seppelliva l’interessato dentro una specie di niente, chiuso a doppia mandata: la persona si trovava privata, quasi irrevocabilmente, di ogni fremito di sovranità”. Sulla base di queste riflessioni è ancora oggi in corso la battaglia per l’abrogazione dell’istituto di cui lo stesso prof. Cendon è promotore che ha presentato alle Camere una proposta di legge per il rafforzamento dell'amministrazione di sostegno e l'abrogazione dell'interdizione e dell'inabilitazione.
Venne così fuori l’amministratore di sostegno, “l’angelo custode” che deve ascoltare le persone, aiutarle ad organizzare la loro vita quotidiana, pratica, concreta, appunto nato, come egli dice dalla necessità di riempire un vuoto normativo, dalla necessità per un ordinamento ispirato a principi di solidarietà, non tartufesco, di introdurre nuove modalità di salvaguardia, a beneficio dei più fragili, come spiega nella sua opera, abbandonato l’approccio di tipo “commiserevole”, plasmato sulle disgrazie naturali in favore di una visione di taglio “promozionale”, con al centro l’attenzione per la persona; e l’inventario minuzioso dei suoi aneliti, obiettivi.”
A lui devono molto l’emersione e il consolidamento, nella giurisprudenza italiana, dei concetti di “danno morale”, di “danno biologico”, di “danno esistenziale”, quali forme risarcitorie che tengano conto delle dimensioni emotive e relazionali della vita.
Il libro ha una matrice autobiografica: il padre del prof. Cendon, come egli ci spiega, era l’economo della provincia di Venezia, si occupava di approvvigionare le istituzioni della provincia veneziana di derrate alimentari e andava spesso nei due manicomi veneziani; così il prof. Cendon ha conosciuto il manicomio, insieme al padre: “…un’istituzione misteriosa, buia, triste, vagamente puzzolente di minestra di riso o di brodo, dove sentivo grida lontane…”, ci riferisce.
Sin dai primi anni quello che gli stava più a cuore era cercare una «sintonia fra le istanze della debolezza, sul piano antropologico, e tutele d’ordine privatistico».
Egli si interrogava: “…poteva il diritto mettersi al servizio delle esigenze di cura dei soggetti deboli, svantaggiati? Erano sufficienti i riferimenti già contenuti nel Codice civile e nelle leggi, o bisognava immaginarne di nuovi, di diversi…”?
Ci spiega: “Le ferite in grado di arrecare del male, le insidie potenziali alla felicità terrena, considerate nell’insieme dal giorno della nascita, non sono meno numerose ecco il filo conduttore della materia - dei puntini che compongono la Via Lattea; riusciranno gli strumenti umani, quelli del diritto in particolare a fornirci ogni tanto qualche aiuto?
Le storie raccolte in questo libro, un centinaio, spero dimostrino di si”.
La storia per es. di “Augusta (quasi il nome vero), finita in un manicomio giudiziario dopo aveva avuto un giorno la sfortuna di insultare, in una città del Sud Italia, un pubblico ufficiale”.
E poi “Gioia L. una siciliana adulta, età indefinibile: in perfetta salute, dentro il grembo della sua mamma, ma coi piedini girati verso il basso però, brutta posizione per nascere: malformata per sempre, poco più tardi, causa di errori commessi dai medici in sala parto (cordone ombelicale intorno al collo, attorcigliato strettamente, due minuti di seguito”.
Ancora una “moglie separata, Velia, affidataria dei due figlioletti, piena d’astio verso il marito, … Organizza a tal fine accuse di pedofilia incestuosa, favorendo il radicarsi di un processo penale”.
E “Dorina L. nata con un ritardo mentale, nemmeno terribile, ero un po’ storta di corpo, che i genitori perciò avevano rinchiuso in una stanza sigillandone le finestre, …Dorina decide di togliere il disturbo”.
“Rosa alla quale l’avvocato ha chiesto di aiutarlo a disporre ogni vissuto, in moviola, lungo due sequenze: articolate nel tempo e nello spazio, l’una di fronte all’altra…e lei nel ricostruire realizza che il saldo fra gli episodi brutti successi e le cose possibili negli anni qualora fossi stata meno sfortunata, era il danno da risarcire”.
Troviamo la storia di “…Nives che ha riportato gravi danni in conseguenza di un intervento all’apparato urinario e al cui marito il giudice riconosce un risarcimento: chi è unito a una persona non può che seguirne anche nel male la sorte; quanto più forte il vincolo affettivo, tanto maggiori i contraccolpi per entrambi…”.
E poi che dire di “…Amedeo marito tradito, che propone azione di responsabilità civile nei confronti dell’amante: no, nessun diritto  in questo caso, del proprio cuore uno è libero, al mondo, di fare ciò che vuole…”.
Ecco, queste e tante altre vite ed episodi di vita vissuta sono raccontate nel libro, leggendo il quale possono ripercorrersi  gli ultimi 40 anni del diritto privato italiano, le esigenze di intervento, gli aneliti di cambiamento, un crogiolo di emozioni e di sentimenti, un caleidoscopio di svariata umanità e delle più varie fragilità.
Il debolologo si interroga, ancora, sulle fragilità del domani: “…diritto al sostegno, diritto a non soffrire, all’oblio, a serene convivenze, diritto all’ascolto, all’autodeterminazione procreativa, alla sessualità del disabile, a respirare in carcere, a non essere discriminato. Accanimenti terapeutici da evitare, un figlio da far nascere col proprio utero, seme; dignità nel lavoro, famiglia per i diversi o per i trovatelli. Tendenze del prossimo futuro? Accostamento fra i vari lemmi. Messa a raffronto tra l’uno e l’altro, spinte a una piena ricomposizione a livello legislativo, fra pratiche del territorio, nel linguaggio ufficiale. Siamo in fase oggi di rifinitura del crogiolo; le prerogative emergenti in una stanza, a pianoterra, che si studiano a vicenda”. Ognuna che avverte di poter diventare qualcosa di più ampio, vigoroso; conscia che, in un contesto d’insieme, finirà per irrobustirsi”.
In una ottica che ruota attorno alle due parole, per utilizzare ancora espressioni del prof. Cendon  Rimozione, felicità: “…gli impegni e le tensioni verso la prima, il diritto alla seconda ha preso…”, il debologo ha ideato, ancora, quest’estate-autunno 2018 un 'Movimento': DIRITTI IN MOVIMENTO” che mira a occuparsi organicamente proprio dei diritti delle persone fragili nell’ottica di porli al centro dell’attenzione del mondo giuridico, della politica, della vita sociale.