Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 11/02/2019

Il social - badante

Ebbene si, oggi esiste pure la figura del social-badante, ovvero di colui che si occupa di social-assistere chi non è social-sufficiente, aiutandolo nella gestione e nell'utilizzo dei propri social-profili. Il primo caso al mondo, molto probabilmente, è quello del ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, al quale, dopo l'ultima gaffe del “tunnel del Brennero” che, parola dello stesso, “è a tal punto in buona efficienza da essere utilizzato da molti imprenditori per il trasporto su gomma”, lo staff della comunicazione del M5S gli ha affiancato un social-tutor per controllare preventivamente le di lui esternazioni su Facebook e Twitter. Questa pubblica iniziativa di social-tutoraggio, che per molti aspetti ricorda e richiama la più popolare amministrazione di sostegno, ci deve porre due argomenti di riflessione. Il primo è che un personaggio pubblico, quindi anche (per non dire soprattutto) un ministro della Repubblica, non può assolutamente fare a meno di diffondere il proprio pensiero ed ogni propria minima esternazione con il moderno tam tam dei social, ed il secondo, ben più interessante, è che comunque serva, qualora da questa attività si facciano più danni che guadagni, un social-controllore che prevenga le social-figuracce, valutando (ed eventualmente bloccando alla fonte), il post od il tweet da diffondere urbi et orbi. In effetti qualche perplessità potrebbe anche suscitarla un tutor che svolga su un ministro le pressochè simili funzioni che Siri adempie sui dispositivi Apple, ma pare proprio che la cosa sia divenuta indispensabile. Un vero e proprio assistente prêt-à-porter h24 (dal momento che oramai la social-attività di chiunque, quindi anche di un ministro, non ha limiti né di tempo né di luogo). Quel che stupisce di una tale notizia resta, paradossalmente, il fatto che sia diventata di dominio pubblico. Tutti i personaggi in vista, da quelli più importanti a quelli che si credono tali, hanno comunque un proprio ufficio (o addetto stampa) che, più o meno nell'ombra, ne cura la comunicazione, suggerisce i post al loro capo, ne indirizza le esternazioni, ne gestisce la pagina Facebook, etc. Volete un esempio? Il nostro sempreverdissimo Gianni Morandi, intervistato su come potesse essere sempre così incredibilmente puntuale nel rispondere ai messaggi ed ai post dei sui numerosissimi fan su Facebook, ha candidamente risposto, suscitando quell'inevitabile vespaio di polemiche che sempre nascono dall'ovvio, “ma mica lo faccio io ...ci pensa il mio staff.” A pensarci bene, tornando al social-tutor di Toninelli, la misura potrebbe però apparire meno utile di quel che possano sperare i suoi social-controllori, perchè ok il social-assister etc., ma come fare se, come nel caso del tunnel del Brennero, il ministro, intercettato dall'infido microfono di un giornalista, inizia a parlare a braccio su un qualsiasi argomento sul quale non è preparato? Una sua improvvida, se non ridicola, risposta od esternazione diventerebbe in tempo zero virale sui social ...e saremmo di nuovo daccapo.