Danni - Danni -  Andrea Castiglioni - 03/12/2018

Il risarcimento per lite/difesa temeraria non può essere chiesto con separato giudizio. Di regola - Cass. 28527/2018

La S.C. precisa che l’azione di risarcimento del danno per responsabilità processuale (art. 96 c.p.c.) non può, di regola, essere promossa con giudizio autonomo. Le eccezioni concernono casi in cui il danneggiato non abbia avuto la possibilità né astratta né concreta.

Viene disatteso un orientamento minoritario e confermato quello tradizionale.

Nel caso di specie, la domanda di risarcimento era stata promossa a causa di un pignoramento incautamente trascritto. Nonostante fosse stato promosso il giudizio di opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.), il risarcimento del danno veniva chiesto con separato giudizio ai sensi dell’art. 2043 c.c., sul presupposto che l’art. 96 c.p.c. si limita a qualificare l’illiceità di una condotta, consistente in un’attività giudiziale promossa con colpa grave o dolo.

La pretesa non viene accolta perché, in caso contrario, si inaugurerebbe un orientamento che potrebbe nel futuro comportare episodi inaccettabili, che così la Corte riassume:

  1. la legittimità di un processo, o di un’azione esecutiva, “non può che essere giudicata dal giudice di “quel” processo”. Sostenere il contrario significherebbe introdurre nell’ordinamento strumenti di contestazione non previsti (“una sorta di impugnazione extravagante e non prevista”).
  2. Concentrare le questioni nel medesimo giudizio riduce il contenzioso ed “evita lo spreco di attività giurisdizionale”.
  3. Potrebbe verificarsi un effetto paradossale: il soggetto che ha agito in malafede può “spuntare” la compensazione delle spese nel giudizio ingiustamente promosso (o contestato), mentre può soccombere nel successivo e distinto giudizio di responsabilità processuale.
  4. Non è razionale il fatto che la medesima condotta processuale, che costituisce l’illecito sanzionato dall’art. 96 c.p.c., possa essere valutata da due distinti giudici: quello del giudizio presupposto, ai fini dell’accoglimento della domanda di merito, e da quello del giudizio in cui si chiede il risarcimento del danno, ai fini dell’accertamento della temerarietà.
  5. Sarebbero possibili “inestricabili intrecci tra due giudizi”: la parte vittoriosa di un giudizio di merito potrebbe – incautamente – eseguire una sentenza non ancora divenuta definitiva; in conseguenza di ciò, la parte soccombente potrebbe essere invece vittoriosa nella causa di temerarietà e, quindi, mettere – incautamente – in esecuzione la sua pronuncia.

In conclusione, l’azione di responsabilità ex art. 96 c.p.c. non può essere proposta in via autonoma.

Sono fatti salvi due casi particolari, che prevedono l'impossibilità astratta o concreta di proporre la domanda di risarcimento.

  1. quando non sia stata proposta opposizione all’esecuzione, né poteva esserlo”.
  2. quando, proposta opposizione all’esecuzione, il danno patito dall’esecutato sia insorto successivamente alla definizione di tale giudizio, e sempre che si tratti di danno nuovo ed autonomo, e non d’un mero aggravamento del pregiudizio già insorto prima della definizione del giudizio di opposizione all’esecuzione”.