Danni - Danni -  Emanuela Foligno - 10/12/2018

Il risarcimento del danno tanatologico dopo le SS.UU. del 2015

 Cassazione Civile, sez. III, N. 26727 del 23 ottobre 2018

Nuovamente al vaglio dei Supremi Giudici la risarcibilità agli eredi del danno tanatologico, o da morte immediata.

L’interessante questione giuridica approda in Cassazione dalla Corte d’Appello di Milano che negava agli eredi di un uomo vittima di un catastrofico incidente stradale il ristoro del danno non patrimoniale jure hereditatis  e ometteva di prendere in considerazione il tempo trascorso (circa 3 ore) tra il sinistro e il decesso dell’uomo.

Gli Ermellini riconoscono che la Corte territoriale ha errato nel ritenere che la morte dell’ uomo fosse avvenuta immediatamente dopo le lesioni, senza considerare il tempo intercorso tra il sinistro e la morte, in contrasto con l'indirizzo giurisprudenziale secondo il quale, il danno suddetto deve essere ricondotto al “danno morale terminale” da intendersi quale sofferenza derivante dal morire lucidamente e consapevolmente.

Ciò che i Giudici di merito dovevano valutare, oltre alla distanza temporale tra il sinistro e il decesso, essendo questione dirimente in punto di risarcibilità, è che l’uomo rimaneva lucido sino alla morte, tant’è che rispondeva lucidamente, anche sulla dinamica del sinistro, alle domande rivoltegli in pronto soccorso.

I Supremi Giudici per contraddire le motivazioni della Corte d’appello analizzano la giurisprudenza del danno da morte degli ultimi anni, richiamando dapprima le sentenze gemelle del 2008, e  soffermandosi poi sulle pronunzie delle SS.UU. del 2015 e su quelle a Sezioni semplici successive che, sostanzialmente, hanno in parte superato il diktat del 2015.

 Riassumendo l’insegnamento delle Sezioni Unite se la morte è immediata, o avviene entro brevissimo tempo, non si configura un diritto al risarcimento invocabile jure hereditatis ciò in quanto il “danno” deve identificarsi nella perdita cagionata dalla lesione di una situazione giuridicamente soggettiva.

Nel caso di morte per atto illecito il danno è la perdita del bene “vita”. La vita è un bene autonomo fruibile solo dal titolare e non reintegrabile per equivalente. E una perdita per rappresentare un danno risarcibile deve essere rapportata a un soggetto che sia legittimato a fare valere il credito risarcitorio.

Quindi nel caso di morte verificatasi immediatamente, o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, l’irrisarcibilità deriva dalla assenza di un soggetto al quale, nel momento in cui si verifica, sia collegabile la perdita stessa e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito, ovvero dalla mancanza di utilità di uno spazio brevissimo.

Seguendo sempre il ragionamento delle Sezioni Unite risultano quindi irrisarcibili la perdita del bene “vita” come morte immediata e la perdita del bene “vita” che avviene dopo brevissimo tempo dalle lesioni.

Gli Ermellini evidenziano che con la pronunzia 21060/2016 è stato distinto il danno biologico e il danno psicologico-morale propri della fase terminale della vita e che il diritto al risarcimento del “danno biologico terminale” è trasmissibile agli eredi -e quindi segnatamente risarcibile- qualora intercorra un apprezzabile lasso di tempo tra la lesione e la morte e a nulla rileva la lucidità, o meno, del danneggiato che è presupposto del diverso “danno morale terminale” .

Ed ancora N. 22541/2017 (ove il danneggiato è deceduto dopo 4 ore dalle lesioni) ha riconosciuto la risarcibilità del danno non patrimoniale nelle poste del “danno biologico terminale” e il “danno morale soggettivo” (cioè il danno catastrofale, o tanatologico che dir si voglia). 

Da escludersi la risarcibilità della perdita del “bene vita” qualora il decesso si verifichi immediatamente perché viene meno il soggetto cui sia collegabile la perdita del bene e nel cui patrimonio può essere acquisito il relativo credito risarcitorio.

Parimenti irrisarcibile il danno da perdita del “bene vita” qualora il decesso si verifichi dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali per mancanza di utilità di uno spazio di vita brevissimo.

E’ profondamente differente il caso in cui una persona subisce delle lesioni mortali che producono il decesso a distanza di tempo. In quel lasso di tempo la persona è nel sistema giuridico come “persona capace e titolare di diritti”, quindi, a ben guardare quello che le Sezioni Unite del 2015 escludono non è il danno in sé, ma la concreta rilevanza giuridica del danno.

Ciò che viene posto significativamente in rilievo nella pronuncia in commento è la lucidità del soggetto danneggiato e lo spatium temporis tra la lesione e la morte, dal momento che, se la lucidità viene manifestata, non si può negare la risarcibilità del danno non patrimoniale, che sussiste sia nell’aspetto “biologico” che "morale".

Gli Ermellini ritengono non ammissibile che la sofferenza umana possa essere un elemento giuridicamente irrilevante, e statuiscono la violazione dell’art. 2043 da parte della Corte d’Appello di Milano, cassano la sentenza e rinviano in diversa composizione.