Diritto, procedura, esecuzione penale - Ordinamento penitenziario -  Gemma Brandi - 20/02/2018

Il reo folle e le modifiche dell'ordinamento penitenziario

di Mario Iannucci e Gemma Brandi

Abstract. Il Governo, dopo che le Commissioni Giustizia e Bilancio delle Camere hanno espresso il loro parere favorevole, potrebbe approvare nei prossimi giorni lo schema di decreto legislativo attuativo della legge 103 del 2017, recante “modifiche all’ordinamento penitenziario”. Non si intende qui prendere in esame lo schema nel suo complesso, ma precipuamente le norme previste al Capo I: “Disposizioni per la riforma dell’assistenza sanitaria in ambito penitenziario”. Cercheremo di comprendere la strada attraverso la quale si è giunti a proporre un simile schema e di capire se, percorrendo detta strada, sia possibile rintracciare taluni fattori fra quelli che hanno influenzato la sostanza delle modifiche normative proposte. Passeremo poi a esaminare questa sostanza, nel tentativo di valutare la reale attuabilità delle disposizioni e gli effetti che sarebbero destinate a produrre, qualora fossero approvate dal governo.

SOMMARIO: 1. Introduzione – 2. La normativa – 2.1. Le norme dello schema di DL – 2.2. L. 103 del 2017 – 2.3. Le leggi sul “superamento degli OPG” e altri recenti documenti che riguardano la materia – 3. Breve storia del “doppio binario” e delle proposte della sua abolizione: verso la cancellazione del concetto di “internamento” – 4. Informazione e disinformazione sui malati di mente in ambito penitenziario. – 5. L’ipocrita e contraddittoria utopia della “responsabilizzazione” dei folli-rei – 6. Le camaleontiche trasformazioni della “malattia trasgressiva” e la granitica resistenza delle istanze punitive della società – 7. La cattiva coscienza degli psichiatri: il conformismo o il silenzio – 7.1. La bisbigliante arrendevolezza della cosiddetta “psichiatria forense” – 8. Considerazioni finali sulle norme dello schema e sulle possibili conseguenze della loro applicazione.

Si propone in allegato il testo integrale dell'articolo già pubblicato sulla rivista penalecontemporaneo n. 2 del 2018