Deboli, svantaggiati - Generalità, varie -  Paolo Cendon - 21/03/2019

Il raffronto da fare

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Una volta accertati  i termini della specifica "combinazione esistenziale" di ciascun essere - di ciò che ognuno, stanti le sue caratteristiche, ha scelto di essere e cercare per l'avvenire - non resterà che misurare la distanza fra ciò che fa (che può fare):

 (I) una persona in difficoltà la quale risulti, in tutto o in parte, abbandonata a se stessa, e

 (II) un soggetto, toccato da identiche occasioni di disagio e portatore di analoghe ragioni interattive, che si veda invece adeguatamente sostenuto nelle sue istanze.

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Insomma, non tanto il raffronto, condotto a tavolino, tra la squadra dei "forti" da un lato e quella dei "deboli" dall'altro; tra ciò che (poniamo) una persona svantaggiata fa attualmente, e ciò che essa faceva prima che nella sua casella biografica irrompessero i fattori che l'hanno funestata, sconvolta.

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Piuttosto, una messa a paragone fra ciò che un essere fragile si vede costretto contingentemente a fare (o a non fare), e ciò che avverrebbe invece nell'organizzazione delle sue giornate qualora fossero attivi intorno a lui i supporti - assistenziali, civilistici, comunitari, ospedalieri, scolastici - capaci di neutralizzare, in tutto o in parte, il risvolto preclusivo di quelle manchevolezze.

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Debole, cioè indebolito, sarà a questa stregua l'oligofrenico che i familiari sequestrino in casa, quello bulimico per pigrizia, improduttivo suo malgrado. Cesserà di esserlo, sarà meno in difficoltà, il giorno in cui gli operatori avranno provveduto a rivedere il suo dosaggio di psicofarmaci, a ritoccare certi appuntamenti; inserendolo in una comunità di lavoro, facendogli nominare un curatore premuroso, procurandogli una pensione di invalidità.

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Non sarà debole lo spastico, il sordomuto, il paraplegico che si veda accudito da una rete di terminali capaci di valorizzare, al meglio, ciò che il soggetto è in grado di affermare e di compiere. Nè il detenuto ospite di una prigione con celle adeguate, servizi di biblioteca, bagni puliti, contatti periodici - possibilità di tenerezze incluse - col mondo esterno. Non l'eroinomane accolto entro un centro di recupero deciso a prendersi, continuativamente, cura di lui. Nè l'omosessuale che venga messo dal sistema in condizione di "sposarsi", di optare per un regime di comunione dei beni, di non dover testimoniare in un processo penale contro il suo compagno.