Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 19/03/2019

Il principio di rotazione negli appalti (sotto soglia) non ammette deroghe – Cons. St. 1524/19

Una ditta ha impugnato la deliberazione di un ente che non la invitava alla presentazione delle offerte per l’affidamento di un servizio di reception nell’ambito di una procedura negoziata.

Il Tar Campania, Sez. IV, con sentenza 9 luglio 2018, respingeva il ricorso motivando come segue:

-) l’art. 36, comma 1, d.lgs. n. 50/2016 prevede, inter alia, che le stazioni appaltanti devono rispettare il principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti;

-) la valenza sostanziale del principio è da ricercare nella necessità di evitare “la creazione di rendite di posizione”;

-) il principio risponde alla esigenza di evitare la cosiddetta asimmetria informativa nel libero mercato a causa del consolidamento di rendite di posizione in capo al contraente uscente;

-) il principio postula che non costituisce un obbligo ma una mera facoltà per la stazione appaltante di invitare, motivandolo adeguatamente e in via eccezionale, anche l’incumbent.

Sono questi i principi ribaditi dal Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 5 marzo 2019, n. 1524, che ha confermato la sentenza del giudice di prime cure, ribadendo che:

-) i diversi affidamenti non debbono essere ognuno l’esatta “fotocopia” degli altri;

-) la procedura di selezione non deve risolversi in una rinnovazione, in tutto o in parte, e comunque nei suoi contenuti qualificanti ed essenziali, del rapporto contrattuale scaduto;

-) gli affidamenti, anche sotto soglia, non devono eludere il principio di concorrenza sul mercato, in specie escludendo gli operatori più deboli.

Da quanto sopra discende che proprio in forza del principio di rotazione l’impresa che in precedenza “ha svolto un determinato servizio non ha più alcuna possibilità di vantare una legittima pretesa ad essere invitata ad una nuova procedura di gara per l’affidamento di un contratto pubblico” sotto soglia, né di risultare aggiudicataria del relativo affidamento. E ciò anche se non vi è perfetta omogeneità tra le prestazioni oggetto dell’affidamento e quello in precedenza rese dall’incumbent.