Diritto, procedura, esecuzione penale  -  Redazione P&D  -  19/12/2021

Il PM scagiona l'ex marito che costrinse la moglie a un rapporto: "Gli uomini devono vincere la naturale resistenza delle donne. E quel coltello alla gola era uno scherzo"

“Siamo di fronte ad una vicenda che sembra vanificare anni di battaglia contro la violenza sulle donne e sui più fragili, soprattutto tra le mura domestiche” . L’avvocato Michele Sarno è il difensore della donna che a Benevento, avendo lasciato il coniuge per il clima “di prevaricazione” in cui viveva immersa, ha visto bocciare “la propria richiesta di giustizia”, poiché il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione delle accuse a carico del marito. Toccherà ora al giudice per le  indagini preliminari decidere sulla fondatezza di quelle ricostruzioni . 

La violenza, “reiterata, fisica e anche psicologica” che la donna racconta di aver subito in più occasioni, non era tale per la pubblica accusa: la pm Flavia Felaco ha infatti ritenuto che il racconto di quel presunto stupro subìto in casa fosse tutt’altro. Un pronunciamento destinato ad aprire riflessioni. E sul quale Sarno ha presentato un immediato ricorso: come racconta a Repubblica, è pronto a dare battaglia. “Perché siamo sicuri della cupezza della storia che abbiamo affidato alla giustizia, ma anche perché su questo fondamentale terreno di tutela e libertà delle donne non si facciano passi indietro”. 

La storia tra Carla e Francesco (che non sono le loro reali identità) comincia diversi anni fa. Oggi Carla, di origini francesi, donna che ha studiato e ha poi sposato Francesco dal quale ha avuto due figli, ha abbandonato il marito, e vive in un centro anti- violenza. Stando al suo racconto, l’uomo era diventato con lei aggressivo e minaccioso. E, nel corso di un periodo di crisi, in cui lei non voleva dividere il letto col marito, l’aveva invece costretta a subire rapporti. Si tratta di uno degli episodi affidati alla Procura di Benevento: e da cui la pm ha tratto una differente lettura, come riportato da Il Fatto. 

“Considerata la sussistenza di un rapporto di coniugio – scrive la magistrata – appare arduo sostenere che sia provata la consapevolezza”, da parte dell’uomo, “della non consensualità al rapporto sessuale, considerato anche comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane , tende ad esercitare  quando un marito (che nel caso di specie appare particolarmente amante della materia) tenta un approccio sessuale”.

L’altro passaggio che l’avvocato Sarno contesta severamente di quella richiesta di archiviazione riguarda l’episodio, avvenuto il 19 ottobre del 2019, in cui l’uomo, durante la “preparazione di una cena di famiglia, alla presenza di testimoni, - come ricostruisce la stessa pm - dopo aver sentito in tv un servizio sull’ennesimo femminicidio, ha preso un coltello con cui stava tagliando il pane e lo ha puntato alla gola della moglie dicendo che prima o poi anche lui sarebbe stato menzionato al telegiornale, tornando pochi istanti dopo ad affettare il pane”.

Per la magistrata, tuttavia, in considerazione “del clima di festa familiare” e della “presenza di testimoni” (che, per inciso: confermano tutto) si tratterebbe di una goliardata, seppur sinistra. “Appare verosimile – scrive la rappresentante della pubblica accusa – che per quanto di cattivo gusto” quel gesto “sia stato compiuto per scherzo. Al riguardo basti consultare la messaggistica successiva”. In cui l’uomo scrive alla donna , sempre come riporta Felaco  nella sua richiesta di archiviazione:  “In momenti di rabbia si dicono tante cose che non si pensano , riguardo le altre cose io ho sempre scherzato, difatti tu mi rispondevi che saresti uscita prima tu al tg”. 

Allo stesso modo la pm ha archiviato anche le accuse rivolte dal marito alla donna, sul “sequestro” dei figli , atteso che la donna “si è allontanata dalla casa coniugale per riparare in un centro antiviolenza, ritenendosi vittima di violenza sessuale e di maltrattamenti, e temendo anche per i bambini , secondo lei non estranei a violenze paterne”. Ma anche in quest’ultimo caso, dopo aver esaminato gli atti e fatto sentire anche i figli la magistrata ritiene tali denunce ascrivibili solo ad eccesso di “mezzo di correzione”. 

Un pronunciamento che ha destato complessivamente non poco stupore. “Ho presentato un articolato ricorso al Gip – spiega ancora l’avvocato a Repubblica  - perché delle due l’una: o nelle famiglie italiane si scherza nei momenti di festa puntando un coltello alla gola della moglie, con chiaro e limpido riferimento ai femminicidi; o l’uomo ammette, in un messaggio, che invece si tratta di ‘momenti di rabbia’. Ritengo che stiamo su un terreno scivoloso, su cui è bene soffermarsi. Ciò che lascia sorpresi è che il magistrato, in questi casi infatti, non valuta e giudica i fatti, ma li interpreta”.





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