Responsabilità civile - Colpevolezza imputabilità -  Luca Tortora - 01/08/2019

Il pedone e l'accertamento del suo grado di responsabilità nella produzione di un sinistro stradale

Gli assidui lettori di riviste specializzate nonchè dei massimari della Suprema Corte avranno notato come la Corte di Cassazione si sta occupando in maniera piuttosto frequente del grado di responsabilità del pedone nella causazione di un sinistro stradale dove è rimasto danneggiato.  Il nuovo codice della strada agli artt. 190 e 191 regola rispettivamente il comportamento dei pedoni ed il comportamento dei conducenti dei veicoli nei confronti dei primi ( l’art. 190 cds così prevede : “1.  I pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione. Fuori dei centri abitati i pedoni hanno l'obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulle carreggiate a due sensi di marcia e sul margine destro rispetto alla direzione di marcia dei veicoli quando si tratti di carreggiata a senso unico di circolazione. Da mezz'ora dopo il tramonto del sole a mezz'ora prima del suo sorgere, ai pedoni che circolano sulla carreggiata di strade esterne ai centri abitati, prive di illuminazione pubblica, è fatto obbligo di marciare su unica fila. 2.  I pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei soprapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l'attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri. 3.  E' vietato ai pedoni attraversare diagonalmente le intersezioni; è inoltre vietato attraversare le piazze e i larghi al di fuori degli attraversamenti pedonali, qualora esistano, anche se sono a distanza superiore a quella indicata nel comma 2. 4.  E' vietato ai pedoni sostare o indugiare sulla carreggiata, salvo i casi di necessità; è, altresì, vietato, sostando in gruppo sui marciapiedi, sulle banchine o presso gli attraversamenti pedonali, causare intralcio al transito normale degli altri pedoni. 5.  I pedoni che si accingono ad attraversare la carreggiata in zona sprovvista di attraversamenti pedonali devono dare la precedenza ai conducenti. 6.  E' vietato ai pedoni effettuare l'attraversamento stradale passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate…”  mentre l’art. 191 cds  così statuisce: “Quando il traffico non e' regolato da agenti o da  semafori,  i conducenti  devono  fermarsi  quando  i   pedoni   transitano   sugli attraversamenti  pedonali.  Devono  altresì  dare   la   precedenza, rallentando e all'occorrenza fermandosi, ai pedoni che  si  accingono ad attraversare sui  medesimi  attraversamenti  pedonali.  Lo stesso obbligo sussiste per i conducenti  che  svoltano  per  inoltrarsi  in un'altra strada al cui ingresso si trova un attraversamento pedonale, quando ai pedoni non sia vietato il passaggio. Resta fermo il divieto per i pedoni di cui all'articolo 190, comma 4. 2. Sulle strade sprovviste di attraversamenti pedonali i conducenti devono consentire al pedone, che abbia già iniziato l'attraversamento impegnando la carreggiata, di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza. 
3. I conducenti devono fermarsi quando una persona invalida con ridotte capacità motorie o su carrozzella, o munita di bastone bianco, o accompagnata da cane guida, o munita di bastone bianco-rosso in caso di persona sordocieca,o comunque altrimenti riconoscibile, attraversa la carreggiata o si accinge ad attraversarla e devono comunque prevenire situazioni di pericolo che possano derivare da comportamenti scorretti o maldestri di bambini o di anziani, quando sia ragionevole prevederli in relazione alla situazione di fatto”). Per determinare la responsabilità civile e/o penale dei soggetti coinvolti in  un incidente in cui il danneggiato è un pedone, le norme appena sopra richiamate vanno coordinate con il principio espresso dall’art. 2054 c.c.v., I comma, (“Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”); esaminando la normativa richiamata si possono evincere alcuni concetti fondamentali: a) sussiste una presunzione di colpa a carico del conducente del veicolo investitore e la sua colpa presunta è pari al 100%; b) al conducente del veicolo investitore è richiesta una particolare diligenza e prudenza nella  guida del veicolo in quanto lo stesso deve essere, anche in grado di prevedere il comportamento tenuto dal pedone per poter porre in essere un eventuale manovra di emergenza; la Corte di Cassazione Penale con la sentenza n. 34406/2019 si è così espressa : “… La ricostruzione del fatto contenuta nelle sentenze di prima e seconda cura affronta la questione proposta sia sotto il profilo della configurabilità della colpa, che della sua causalità rispetto all'evento verificatosi, e lo fa sulla base del complesso degli elementi ricavabili dal quadro probatorio e tecnico acquisito in giudizio, facendo riferimento in particolare agli accertamenti tecnici svolti nell'immediatezza ed alle conclusioni del consulente del pubblico ministero. Così chiarisce che, nonostante la velocità non superiore a quella consentita, il conducente avrebbe dovuto ulteriormente moderare l'andatura, vista l'ora notturna e la scarse condizioni di visibilità, essendo la strada priva di illuminazione diversa dall'impianto semaforico, e sottolinea altresì che la condotta della persona offesa non può ritenersi astrattamente imprevedibile. Così facendo recepisce il c.d. principio di affidamento, come maturato in ambito di circolazione stradale ove l'esclusione o la limitazione di responsabilità in ordine alle conseguenze delle altrui condotte prevedibili o, in altri termini, il poter contare sulla correttezza del comportamento di altri, riduce i suoi margini in ragione della diffusività del pericolo, che impone un corrispondente ampliamento della responsabilità in relazione alla prevedibilità del comportamento scorretto od irresponsabile di altri agenti. Si tratta di argomentazioni in linea con la giurisprudenza di questa Corte secondo cui "In tema di circolazione stradale, il principio dell'affidamento trova un temperamento nell'opposto principio secondo il quale l'utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui purchè questo rientri nel limite della prevedibilità. (Sez. 4, n. 5691 del 02/02/2016 - dep. 11/02/2016, Tettamanti, Rv. 26598101; Sez. 4, n. 27513 del 10/05/2017 - dep. 01/06/2017, Mulas, Rv. 26999701) tanto che "l'obbligo di moderare adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo ed alle condizioni ambientali, va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione (Sez. 4, n. 25552 del 27/04/2017 - dep. 23/05/2017, Luciano, Rv. 27017601)”; c) il pedone deve rispettare le norme di comportamento richieste dal codice della strada e eventuali sue violazioni comporteranno una sua corresponsabilità e/o anche una sua esclusiva responsabilità nella produzione del sinistro stradale; la Corte di Cassazione Civile nell’ordinanza n. 18593/2019 ha applicato questo principio, attribuendo una percentuale anche elevata di corresponsabilità al pedone nella produzione dell’evento dannoso, così scrivendo: “Il tribunale ha accertato, con accertamento in fatto in questa sede non rinnovabile, che la danneggiata, a piedi, sostava non sul marciapiedi, come imposto quale corretta e prudente regola di comportamento dall'art. 191 C.d.S., ma sulla sede stradale, benchè al bordo di essa, e, quanto alla sua esatta collocazione, "in una cunetta" ovvero in un avvallamento del fondo stradale tale da renderla poco visibile. Premesso questo accertamento in fatto, ha constatato una violazione, da parte della ricorrente, delle regole di prudenza imposte dal Codice della Strada (in particolare, dall'art. 190, comma 1, che impone: 1. I pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione; e del comma 4, in base al quale: 4. E' vietato ai pedoni sostare o indugiare sulla carreggiata, salvo i casi di necessità). Peraltro, contrariamente a quanto affermato nella memoria, la motivazione della sentenza impugnata non si limita a registrare la violazione della norma, ma comprende anche la valutazione in concreto della pericolosità di tale posizione rispetto alla capacità del conducente del veicolo di localizzarla e quindi alla imprevedibilità della presenza del pedone sulla sede stradale, sulla base della quale ha accertato l'esistenza di un apporto concasuale nella provocazione del sinistro riconducibile alla condotta della danneggiata, ovvero di un concorso di colpa della stessa nella misura del 40%”; d) ancor più in particolare è richiesto al pedone di attraversare sulle strisce pedonali o in loro prossimità quando queste sono presenti e di osservare i precetti generali di prudenza e diligenza per evitare di costituire un pericolo ed un intralcio per gli altri utenti della strada ed è quanto si evince chiaramente nella sentenza n. 23251/2019 della Corte di Cassazione Penale laddove gli Ermellini ritengono corretto il ragionamento dei giudici della Corte D’Appello che hanno attribuito una corresponsabilità al pedone che ha attraversato al di fuori delle strisce pedonali :  “Ciò detto, la Corte di appello, sullo specifico tema riproposto con l'odierno ricorso, osserva che "è pacifico in causa che la p.o. ebbe ad attraversare la strada... fuori dalle strisce pedonali e che - come si evince dai fotogrammi dei filmati estratti dalle videocamere presenti in loco - prima di essere investita, non prestava alcuna attenzione al sopraggiungere di eventuali veicoli sulla corsia che si trovava ad impegnare". Evidenzia come anche il comportamento dei pedoni debba considerarsi soggetto alle comuni regole di diligenza e prudenza nonchè alla disposizione dell'art. 190 C.d.S., dettata dal precipuo fine di evitare che i pedoni determino intralcio e, più in generale, situazioni di pericolo per la circolazione stradale, tali da mettere a repentaglio l'incolumità propria o degli altri utenti della strada. La condotta del pedone, sotto questo profilo, considerate l'ora serale e la densità del traffico, si è appalesata come non del tutto prudente e conforme a diligenza”.
Le regole impongono al giudice di compiere un duplice accertamento riguardante sia la condotta tenuta dal conducente del veicolo investitore sia il comportamento tenuto dal pedone e di valutare entrambi per stabilire il grado di responsabilità di ciascuno dei soggetti coinvolti nella produzione dell’incidente: “ Il conducente di veicoli a motore è onerato da una presunzione di colpa in relazione all'investimento di pedone, di talché ove il giudice si trovi a dover valutare e quantificare l'esistenza di un concorso di colpa tra il conducente ed il pedone deve muovere dall'assunto che la colpa del conducente sia presunta e pari al 100%, nonché accertare in concreto la colpa del pedone e ridurre progressivamente la percentuale di colpa presunta a carico del conducente via via che emergono circostanze idonee a dimostrare la colpa in concreto del pedone” Cass. civ. Sez. VI - 3 Ord., 28/01/2019, n. 2241. Ovviamente così ragionando si può pervenire anche ad un accertamento della responsabilità del pedone in maniera prevalente rispetto a quella del conducente del veicolo (“La presunzione di colpa del conducente di un veicolo investitore, prevista dall'art. 2054 c.c., comma 1, non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito, fondata sul rapporto di causalità fra evento dannoso e condotta umana, e dunque non preclude, anche nel caso in cui il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione, l'indagine sull'imprudenza e pericolosità della condotta del pedone investito, che va apprezzata ai fine del concorso di colpa ai sensi dell'art. 1227 c.c., comma 1, ed integra un giudizio di fatto che, come tale, si sottrae al sindacato di legittimità se sorretto da adeguata motivazione. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto esente da censura la decisione con cui il giudice di merito aveva accertato che il pedone investito aveva dato inizio ad un attraversamento "azzardato" nel mentre sopraggiungeva l'autoveicolo dell'investitore, pervenendo a tale conclusione attraverso una valutazione di tutti gli clementi in suo possesso e delibando plausibilmente la convergenza tra le dichiarazioni rese nell'immediatezza da coloro che erano presenti al sinistro e i riscontri obiettivi effettuati dalla Polizia stradale giunta "in loco") (Cass. n. 24204/2014). Orbene nel caso di specie, con motivazione congrua e priva di vizi logico giuridici, il giudice del merito ha ritenuto prevalente la responsabilità del M..” ( in Cass. Civ. 31964/2018) ovvero ritenere il pedone responsabili esclusivo allorquando abbia tenuto un comportamento imprevedibile e del tutto inosservante delle regole del codice della strada (“Infatti questa Corte ha solo affermato che in caso di investimento di pedone la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era da parte di quest'ultimo alcuna possibilità di prevenire l'evento, situazione questa ricorrente allorché il pedone tenga una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l'automobilista si trovi nell'oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti. Tanto si verifica quando il pedone appare all'improvviso sulla traiettoria del veicolo che procede regolarmente sulla strada, rispettando tutte le norme della circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza incidenti con nesso di causalità sul sinistro ("ex multis" cass. 23 agosto 1997, n. 7922; Cass. 7.7.1994, n. 6395; cass. 23.7.1993, n. 8226; Cass. 2 dicembre 1986, n. 7113)” in Cass. Civ. 9620/2003).