Giustizia civile - Processo di esecuzione -  Luca Leidi - 02/05/2018

Il patrimonio della società di cartolarizzazione del credito e la sua pignorabilità

Sommario: 1. La natura della società di cartolarizzazione – 2. Il patrimonio della SPV – 3. L’impignorabilità del patrimonio della SPV – 4. Conclusioni

A volte può accadere che colui che usualmente sia un “cacciatore” possa diventare “preda”. Ce lo insegna la mitologia greca ne “Il mito di Atteone”, che narra la macabra fine di Atteone abilissimo cacciatore, punito dalla dea Artemide (divinità greca della caccia) perché peccò di superbia nei confronti di ella, mangiato dai suoi stessi segugi durante una battuta di caccia.

Anche nel mondo giuridico può accadere un qualcosa di simile: succede, infatti, che un soggetto costituito per comprare e recuperare crediti altrui (un “cacciatore di danari”, per così dire) possa, a sua volta, essere coinvolto passivamente in procedure di esecuzione forzata perché debitore di altri soggetti (e divenire così “preda dei creditori”).

Il caso concreto, parafrasato qui sopra, consiste in un intentato recupero giudiziale del credito contro una società di cartolarizzazione. E’ possibile pignorare il patrimonio di una tale società?

1. LA NATURA DELLA SOCIETA' DI CARTOLARIZZAZIONE 

Il legislatore non ha introdotto una definizione di operazione di cartolarizzazione, bensì si è limitato a “descrivere i tratti caratterizzanti che un’iniziativa finanziaria deve possedere perché essa possa essere riconosciuta rilevante ai fini dell’applicazione delle disposizioni della legge 130”.[1]

Tuttavia, ai sensi del combinato disposto dagli artt.1 e 3 della Legge n.130 del 30 aprile 1999, la società di cartolarizzazione del credito può definirsi come quella che, iscritta nell’apposito elenco delle società veicolo SVP (Special Purpose Vehicle) tenuto dalla Banca d’Italia[2], ha per oggetto esclusivo la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione di crediti, mediante acquisto a titolo oneroso di crediti pecuniari, sia già esistenti che futuri.

Sulla definizione di operazione di cartolarizzazione dei crediti, operazione che racchiude la propria essenza nella “trasformazione di attività finanziarie in titoli negoziabili[3], la dottrina ha proposto una pluralità di definizioni che, per quanto simili tra loro, tendono ad evidenziare talvolta la funzione economica, altre volte quella più strettamente giuridica.

Secondo una prospettiva maggiormente giuridica, la “cartolarizzazione” è una operazione economico-giuridica consistente nella cessione, a titolo oneroso, da parte di un soggetto in favore di una società, di un complesso di crediti pecuniari[4], presenti e futuri, individuabili[5] in virtù dell’appartenenza ad un dato settore dell’attività economica del cedente (ad esempio, tutti i finanziamenti di un tipo determinato effettuati da una banca).[6]

Privilegiando la funzione economica, invece, l’operazione di cartolarizzazione del credito consiste in una “smobilizzazione dei crediti” finalizzata ad assicurare al creditore cedente una pronta liquidità e, contestualmente, nella loro trasformazione in – nuovi beni costituiti da – prodotti o strumenti finanziari da immettere sul mercato.[7]

Le suddette operazioni si attuano mediante la cessione onerosa di crediti pecuiniari ad una società (c.d. “veicolo”) avente come oggetto esclusivo la realizzazione delle operazioni medesime.

In particolare, la cartolarizzazione si compone dei seguenti passaggi:

  • cessione dei crediti ed emissione degli strumenti finanziari[8]: un creditore (c.d. “originator”) cede a titolo oneroso uno ovvero una pluralità di crediti pecuniari ad una società veicolo, la quale si procura la provvista da versare al creditore-cedente come corrispettivo della cessione attraverso l’emissione diretta (o per mezzo di altra società) e la collocazione sul mercato di titoli (prodotti o strumenti finanziari), nel rispetto della disciplina di cui al T.U.B. ed al T.U.F., e successive modifiche;
  • a sua volta, la società veicolo (cessionaria) provvede in proprio (o mediante altra società) a riscuotere i crediti acquistati ed a compiere le attività collaterali ed a ciò funzionali, destinando le somme percepite esclusivamente agli investitori-acquirenti dei titoli emessi per incamerare il corrispettivo della cessione versato al cedente-originator.

L’estrema particolarità delle operazioni ha indotto il Legislatore a predisporre una disciplina speciale (la Legge 130/1999, appunto) ed i primi commentatori a parlare di “cessione dei crediti con causa di cartolarizzazione”.[9]

2. IL PATRIMONIO DELLA SPV

Proprio al fine di assicurare il vincolo di destinazione delle somme riscosse, di cui all’appena citato punto 2, il Legislatore (art.3, co.2, L.130/1999) ha disposto che i crediti ceduti dall’originator alla società veicolo costituiscono un patrimonio separato[10], tanto dal restante patrimonio della società, quanto da quello risultante da ulteriori cartolarizzazioni dalla stessa eventualmente effettuate: vale a dire che, da un lato, gli investitori-acquirenti dei titoli emessi vantano, rispetto agli altri creditori della società veicolo, una pretesa esclusiva sui crediti e sui relativi incassi concernenti la cartolarizzazione che li riguarda; dall’altro, essi potranno far valere tale pretesa solo sui suddetti crediti ed incassi e non anche sul restante patrimonio della società o su quello inerente altre operazioni di cartolarizzazione.[11]

Si realizza così una sorta di divisione del patrimonio generale, dove una parte continua a costituire la base della responsabilità patrimoniale ex art. 2740 c.c., mentre altra parte ne viene sottratta ricevendo una particolare destinazione.[12]

È facilmente desumibile la funzione principale della SPV, che è dunque quella di rendere concreta la fuoriuscita di attivi patrimoniali dal bilancio dell'originator e di realizzare l'operazione attraverso la segregazione degli stessi attivi in apposito patrimonio separato[13], con la conseguenza di rimanere insensibili alle vicende personali del soggetto e, perciò, non aggredibili dai creditori “generici” della società.[14]

La ragione principale per cui lo SPV assume un ruolo fondamentale in un’operazione di cartolarizzazione dei crediti, sta dunque nel fatto che esso consente il concreto distacco dei crediti ceduti dal bilancio del cedente e, contemporaneamente, pone gli investitori al riparo dal rischio imprenditoriale connaturato all’attività dello stesso.

Lo SPV assume una funzione di garanzia per gli investitori che, in virtù della separazione dei crediti cartolarizzati dal patrimonio del cedente, non devono esprimere la loro fiducia sul complesso delle attività di quest’ultimo, in quanto restano – come detto – esposti esclusivamente al rischio correlato al portafoglio di crediti selezionato.[15] Il ruolo dello SPV, nella sua duplice veste di cessionario del portafoglio crediti e di emittente dei titoli garantiti dal portafoglio medesimo, consiste essenzialmente nel permettere la separazione di questo da ogni altro patrimonio. Tale separazione rende il portafoglio cartolarizzato insensibile alle vicende economiche del cedente e risulta, perciò, necessaria al fine di infondere fiducia e catturare l’attenzione degli investitori.[16]

 3. L’IMPIGNORABILITÀ DEL PATRIMONIO SEPARATO DELLA SPV

Si è detto, una delle caratteristiche principali delle società veicolo è senza dubbio la dotazione di un patrimonio separato con il quale gestire i crediti relativi a ogni operazione di cartolarizzazione e destinato esclusivamente all’operazione di emissione obbligazionaria, completamente autonomo rispetto a quello della società veicolo. In altre parole, ogni credito ceduto ad una SPV costituirà a sua volta un patrimonio separato, insensibile alle vicende societarie ed alle altre vicende degli altri singoli crediti. La dottrina[17] ammette, infatti, che il nostro ordinamento consente la separazione patrimoniale in ipotesi esclusivamente predeterminate, ossia, tra gli altri casi[18], in materia di cartolarizzazione dei crediti, alla quale è riservata l’applicazione di una legge ad hoc, la L. n.130/99 appunto.

Ai sensi dell’art.1, co.1, lett.b), L.130/99, si ha operazione di cartolarizzazione solo se: “le somme corrisposte dal debitore o dai debitori ceduti siano destinate in via esclusiva, dalla società cessionaria, al soddisfacimento dei diritti incorporati nei titoli emessi, dalla stessa o da altra società, per finanziare l'acquisto di tali crediti, nonché al pagamento dei costi dell'operazione”.

La norma, fortemente derogatoria rispetto alla disciplina comune inerente la cessione dei crediti e del fallimento, dimostra che la presenza e la tenuta di un patrimonio separato dedicato è connaturata alla struttura delle operazioni di cartolarizzazione, al punto che senza la presenza di un patrimonio con tali caratteristiche neppure si potrebbe parlare di cartolarizzazione.

L’art.3, co.2, L.130/99, al fine di attuare quella destinazione in via esclusiva in favore dei portatori dei titoli dei flussi finanziari derivanti dalla riscossione dei crediti ceduti, che, per l’appunto, costituisce l’essenza stessa della cartolarizzazione, prevede testualmente: “I crediti relativi a ciascuna operazione costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello della società e da quello relativo alle altre operazioni. Su ciascun patrimonio non sono ammesse azioni da parte di creditori diversi dai portatori dei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti stessi”.

L’art.4, co.2, L.130/99, fissa il momento perfezionativo a partire dal quale il portafoglio di crediti pecuniari viene sottratto alla generalità dei creditori: in genere, dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’avviso di cessione.[19]

Il pignoramento eseguito su patrimonio separato da cartolarizzazione dopo la data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale da un creditore diverso dai portatori dei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti stessi e a tutela di un diritto di credito non ricompreso tra quelli di cui all'art.1, co.1, lett.b), L.130/99, deve quindi essere considerato vietato proprio perché impignorabile ai sensi dell’art.545, co.6, c.p.c., in forza delle limitazioni contenute nelle predette speciali disposizioni di legge.

Si consideri, infine, che il nuovo disposto dell’art.545, co.9, c.p.c. (così come aggiunto dall’art. 13, comma 1, lett. 1, del D.L. 27 giugno 2015, n.83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n.132), “ha previsto la rilevabilità d’ufficio dell’inefficacia del pignoramento prevista in violazione dei divieti e oltre i limiti previsti dallo stesso art.545 c.p.c. e dalle ‘speciali disposizioni di legge”.

 4. CONCLUSIONI

Pare doversi concludere che, almeno in linea teorica, il patrimonio delle società di cartolarizzazione del credito non sia pignorabile dalla generalità dei terzi. I soli che potrebbe rivalersi forzosamente su tale patrimonio, infatti, sarebbero coloro che vantino i titoli emessi dalla stessa società a garanzia del loro credito, ovvero per finanziare l'acquisto dei crediti stessi. Questo è sempre vero, purché in caso di esecuzione forzata ai danni della società SPV, questa riesca a dimostrare la separazione dei patrimoni e la loro specifica destinazione. Come sottolineato dalla dottrina più attenta sul tema[20], il problema da vincere con onere probatorio proprio a carico della società consiste sostanzialmente nel pericolo della confusione dei patrimoni separati.

 

doppiaelle@live.it

_____________________________________________________________________

[1] Troiano V., Le operazioni di cartolarizzazione. Profili generali, Padova, 2003, 54.

[2] Ai sensi dei provvedimenti del 1/10/2014 e 7/6/2017, liberamente consultabili sul sito www.bancaditalia.it .

[3] Pardolesi R., La cartolarizzazione dei crediti in Italia: commentario alla Legge 30 aprile 1999, 130, Milano, 1999, 23.

[4] Giova precisare che, in base al tenore letterale dell’art.1, co.1, cit., è implicitamente ipotizzabile un’operazione di cartolarizzazione basata su un unico credito, purché di importo considerevole. Sul punto: Fauceglia G., La cartolarizzazione dei crediti: commento alla legge n. 130 del 1999, Torino, 2002, 51; Troiano V., Le operazioni di cartolarizzazione, cit, 111; Pardolesi R., La cartolarizzazione dei crediti in Italia, cit., 36.

[5] L’individuazione si dice “in blocco” qualora consista in una pluralità di crediti giuridicamente-finanziariamente omogenei tra loro (art.2, n.2, lett.g, D.M. 4 aprile 2011), ossia “omogenei quanto alla natura del titolo e alla disciplina nonché alle condizioni e al grado di rischio finanziario” (così, Pierlingeri P., Manuale di diritto civile, ed.VI, Napoli, 2007, 810.

[6] Così, Nobili C., Le obbligazioni, Ed.II, Milano, 2008, 240.

[7] In tal senso: Turco C., Diritto Civile, I, Torino, 2014, 350; Perlingeri, Manuale dir. civ., cit., 809.

[8] Giova rilevare come la più attenta dottrina abbia evidenziato che tali contratti sono funzionali tra loro, al punto che tale raccordo è stato riconosciuto come “collegamento legale” (si veda Troiano V., Le operazioni di cartolarizzazione, cit., 59).

[9] Oltre agli Autori già cit., Galgano F., Trattato di diritto Civile, Vol.2, Padova, 2010, 116.

[10] Trattasi di un patrimonio a destinazione vincolata, in via esclusiva, al soddisfacimento dei diritti incorporati nei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti, nonché al pagamento dei costi dell'operazione (cfr. art.1, co.1, lett. b, L. 130/1999).

[11] In tal senso v. Cass. Civ., Sez.Trib., 27/5/2015, n.10885. La Cassazione citata precisò: “Detto patrimonio (separato, n.d.r.), come espressamente previsto dalla L. n. 130 del 1999, art. 1, comma 1, lett. b)) è a destinazione vincolata, in via esclusiva, al soddisfacimento dei diritti incorporati nei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti nonchè al pagamento dei costi dell'operazione”.

[12] Sul tema specifico, Messinetti D., Il concetto di patrimonio separato e la c.d. “cartolarizzazione” dei crediti, in Rivista di diritto civile, II/2002, 101.

[13] Si veda sul punto la Circ. Agenzia delle Entrate del 6 febbraio 2003, n. 8.

[14] Le numerose deroghe legislative all'unitarietà della garanzia patrimoniale (da ultimo, la riforma del diritto societario che ha introdotto i "patrimoni destinati ad uno specifico affare" ex art. 2447-bis c.c. e il "finanziamento destinato ad uno specifico affare" ex art. 2447-decies c.c) inducono a ritenere che l'art. 2740 c.c. non costituisca più, da anni, un principio supremo ed inderogabile del nostro ordinamento (e, dunque, "non può valere come un «dogma sacro ed intangibile» del nostro ordinamento" come sostiene Trib. Bologna 1/10/2003). Così il Tribunale Reggio Emilia, sez. I, 27/08/2011 (dep.27/08/2011), n.1337.

[15] DI CIOMMO F., I soggetti che svolgono operazioni di cartolarizzazione e la separazione patrimoniale, in La Cartolarizzazione dei crediti in Italia. Commentario alla l. 130/1999, a cura di R. Pardolesi, coll. “Quaderni di Giurisprudenza commerciale”, Milano, 1999.

[16] Ferro P.-Luzzi, La cartolarizzazione. Commento alla Legge n. 130/1999, Milano, 2005, 249: “Le SPV sono state previste con una logica per così dire “funzionale”: si tratta di soggetti che devono assicurare un unico fine – la segregazione patrimoniale – al minor costo possibile”.

[17] Tra gli altri, Frattini M., Manuale di diritto civile, Ed.III, Roma, 2017, 238.

[18] Altri casi in cui il nostro Legislatore ammette la separazione patrimoniale sono:

  • nel fondo patrimoniale (artt.167 e ss. c.c.);
  • nell’eredità giacente (art.528 c.c.);
  • nella cessione dei beni ai creditori (art.1977 c.c.);
  • nelle leggi in materia di cartolarizzazione degli immobili;
  • nel diritto societario;
  • nelle ipotesi di liquidazione concorsuale.

[19] Precisamente: “Dalla data della pubblicazione della notizia dell'avvenuta cessione nella Gazzetta Ufficiale, sui crediti acquistati e sulle somme corrisposte dai debitori ceduti sono ammesse azioni soltanto a tutela dei diritti di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b)”.

[20] Pardolesi R., La cartolarizzazione dei crediti in Italia, cit., 80, rileva come “la giurisprudenza ha spesso trovato difficoltà a rispettare tale separazione”.