Diritto commerciale - Impresa, società, fallimento -  Economy & Law CONSULTING - 24/04/2019

Il nuovo codice della Crisi d’impresa: alcuni aspetti di maggior rilievo che interessano il debitore - Arcangelo Marrone e Lara Oliva

Il 27/02/2019 è stato pubblicato in GU il Nuovo Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza. Molteplici sono le novità previste nel D.lgs. n. 14/2019 le cui disposizioni entreranno in vigore a far data dal 15/08/2020 eccezion fatta per gli articoli di cui al comma 2 dell’art. 389 che troveranno attuazione già dal prossimo 29 marzo.
Si procede ad analizzare alcuni aspetti di maggior rilievo che interesseranno - con riferimento alle situazioni di crisi o insolvenza – il debitore, sia esso imprenditore, professionista o consumatore.
Partiamo dalle definizioni offerte dal legislatore con riferimento al distinguo tra crisi, insolvenza e sovranidebitamento.
Ai fini del nuovo codice si intende per:
a) «crisi»: lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate;
b) «insolvenza»: lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è  più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni;
c) «sovraindebitamento»: lo stato di crisi o di insolvenza del consumatore, del professionista, dell'imprenditore minore, dell’imprenditore agricolo, delle start-up innovative e di ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale ovvero a liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie previste dal codice civile o da leggi speciali.
L’organo deputato alla elaborazione - con riferimento a ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni ISTAT -  degli <<indicatori della crisi>> è il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed esperti contabili che, con cadenza almeno triennale, andrà ad individuare gli indici che, valutati unitariamente, fanno ragionevolmente presumere la sussistenza o meno di uno stato di crisi dell’impresa. Gli indici elaborati sono approvati con decreto del Ministero dello sviluppo economico.
Quali sono gli indicatori di crisi?
A norma dell’art. 13 comma 1 costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività; costituiscono altresì indicatori di crisi i ritardi nei pagamenti reiterati e significativi, anche sulla base di quanto previsto nell'articolo 24, ossia l’esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno sessanta giorni  e o di debiti verso fornitori scaduti da almeno centoventi giorni.
Indici specifici verranno elaborati dal CNDCEC con riferimento alle start-up innovative di cui al DL n.179/ 2012, alle PMI innovative di cui al DL 24 n. 3/2015, alle società in liquidazione, alle imprese costituite da meno di due anni.
L’impresa che non ritenga adeguati gli indici elaborati dal CNDCEC è tenuta a specificarne le ragioni nella nota integrativa al bilancio di esercizio, indicando gli indici che, in considerazione delle proprie caratteristiche, risultino idonei a far ragionevolmente presumere la sussistenza del suo stato di crisi. A tal riguardo risulta fondamentale la figura del <<professionista indipendente>> che  attesta l’adeguatezza di tali indici in rapporto alla specificità dell'impresa. A norma dell’art. 2 co. 1 lett. o, si qualifica come  <<indipendente>> il professionista  che soddisfi congiuntamente i seguenti requisiti: 1) essere iscritto all’albo dei gestori della crisi e  insolvenza  delle imprese, nonché nel registro  dei  revisori  legali;  2)  essere  in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 2399 del codice civile; 3) non  essere  legato  all’impresa  o  ad  altre  parti  interessate all’operazione di regolazione  della  crisi  da  rapporti  di  natura personale o professionale; il professionista  ed  i  soggetti  con  i quali è eventualmente unito in associazione professionale non devono aver  prestato  negli  ultimi  cinque  anni   attività   di   lavoro subordinato o autonomo in  favore  del  debitore,  né  essere  stati membri degli organi di amministrazione o controllo dell’impresa,  né aver posseduto partecipazioni in essa.