Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Valeria Cianciolo - 05/03/2019

Il nuovo art. 570-bis c.p. davanti alla Corte Costituzionale. Nota a Corte d'appello di Milano, Sez. I penale 9 ottobre 2018

La Corte d’Appello di Trento, chiamata a decidere sulla sussistenza di una violazione degli obblighi di assistenza familiare commessa dal padre che aveva omesso di versare quanto dovuto a titolo di mantenimento al figlio nato al di fuori del matrimonio, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 570 bis c.p. nella parte in cui non prevede la penale rilevanza della condotta di violazione degli obblighi di mantenimento  rispetto al genitore non coniugato.

Con la riforma introdotta dal D. L.vo n. 21/2018, è stato introdotto nel cod. pen. l’art. 570 bis c. p. ai sensi del quale è penalmente rilevante, la mancata corresponsione del mantenimento in favore dei figli, soltanto quando l’obbligo è previsto in caso di separazione o scioglimento del matrimonio, non anche in caso di figli nati al di fuori del matrimonio. Il decreto n. 21 del 2018 che ha inserito nel codice penale l’art. 570 bis c. p. ha contestualmente abrogato - all’art. 7 - l’art. 3 della legge n. 54 del 2006, la mancata corresponsione dell’assegno previsto a favore di figli nati fuori dal matrimonio non avrà più tutela penale, se non quella residuale approntata dall’art. 570 c.p.

Già la Corte d’Appello di Trento, con ordinanza 21 settembre 2018 ha rimesso al giudizio della Corte Costituzionale la legittimità della norma de quo. Adesso è la volta della Corte d'Appello di Milano.

Il nuovo art. 570 bis c.p. afferma: “Le pene previste dall’art. 570 si applicano al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipo di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli.”

Due sono, dunque, le condotte criminose contemplate dall’art. 570- bis c.p. Nella prima ipotesi viene punito con la pena prevista dall’art. 570 c.p. il coniuge “che si sottrae alla corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio”. Il soggetto agente è il coniuge, dunque si tratta di un reato proprio. La seconda fattispecie incriminatrice punisce “il coniuge… che viola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e affidamento condiviso dei figli”. Impossibile una interpretazione costituzionalmente orientato della norma. Non va dimenticato, infatti, che nella materia penale vige il divieto di analogia e il principio di tassatività nell’interpretazione. Essendo l’art. 570 -bis c. p. formulato come reato proprio del coniuge, tale norma non potrà essere applicata a chi coniuge non è. Dunque, la norma risulta inapplicabile alla mancata corresponsione dell’assegno a favore dei figli nati fuori del matrimonio.