Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Valeria Cianciolo - 23/04/2018

Il minore è parte necessaria nei giudizi de potestate e gode della pienezza dei diritti processuali Nota a Cassazione civile, sez. I, sentenza 6 marzo 2018, n. 5256.

Nel procedimento ablativo della responsabilità genitoriale anche il minore è parte necessaria e devono essere assicurati la difesa tecnica, il diritto all'audizione ed all'ascolto. Ragioni di effettività della tutela giurisdizionale impongono, poi, di nominare al figlio un curatore speciale, nei cui confronti instaurare il contraddittorio e, contro il provvedimento che definisce il giudizio, è ammesso il ricorso straordinario in Cassazione, per la sua idoneità ad incidere sulla sfera giuridica delle parti.

E’ questo quanto affermato dalla sentenza della Cassazione Civile n. 5256 del 6 marzo 2018.

 

I riferimenti normativi e la giurisprudenza. Il procedimento disciplinato dall’art. 336 c.c. - appartenente alla giurisdizione volontaria, stante il riferimento al ricorso, quale forma di proposizione dell'istanza, e al procedimento in camera di consiglio, quale modalità di istruzione e di decisione[1] - costituisce il paradigma normativo di tutti i procedimenti destinati a concludersi con provvedimenti incidenti sulla responsabilità genitoriale (con esclusione di quelli resi in sede di separazione e divorzio)[2].

Legittimati al ricorso sono l'altro genitore, i parenti del minore ed il P.M., nonché il genitore interessato alla revoca di procedimenti pronunciati a suo carico.

Gli interventi legislativi operati sull’articolo 336 codice civile con la Legge n. 149 del 2001, in vigore dal 2007 e l’eco della pronuncia della Corte Costituzionale[3] hanno dissolto taluni punti controversi  e oscuri, quali quelli in punto di legittimazione ad agire ed in ordine all’audizione (per i genitori) ed all’ascolto (per i minori), oggi, specificatamente previsto all’art. 336 bis codice civile. Il punto è che l’art. 336 cod. civ. nulla dice sulla questione della rappresentanza processuale del minore.

Con la pronuncia in esame, il Palazzaccio sposando l’orientamento unanime della dottrina e della giurisprudenza,   dopo aver attribuito la qualità di parte necessaria nei procedimenti limitativi ed ablativi della responsabilità genitoriale sia al minore d’età, sia ai genitori, attribuisce al primo una posizione processuale indipendente rispetto ai secondi e, per il conflitto di interessi che connota i giudizi de potestate, tale da ostare all’applicazione del principio generale in materia di rappresentanza processuale fissato all’articolo 75 codice di rito, afferma la necessità che il contraddittorio nei confronti del minore sia sempre integrato, mediante la nomina, ex articoli 78 – 79 stesso codice, di un curatore speciale.

Chi è legittimato alla nomina del curatore speciale ex art 79 c.p.c.?

Secondo quanto prevede l'art. 79 c.p.c., la legittimazione all'istanza di nomina del curatore speciale spetta in ogni caso al pubblico ministero, alla persona che dev'essere rappresentata o assistita, sebbene incapace, ai suoi prossimi congiunti, al rappresentante in conflitto di interessi ed a qualunque altra parte in causa che vi abbia interesse.

La Convenzione di Strasburgo sui diritti dei fanciulli prevede espressamente il diritto del minore di chiedere la nomina di un rappresentante speciale, mentre la disciplina in esame tace al riguardo.

L'art. 9 della Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli prevede che, nei giudizi che riguardano il minore l'autorità giudiziaria ha il potere di designare motu proprio un rappresentante speciale che rappresenti quest'ultimo in tali procedimenti, così che nell'esercizio del suo prudente apprezzamento e previa adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, il giudice potrebbe sempre procedere alla nomina di un curatore speciale in favore del fanciullo, indipendentemente da un'istanza di parte.

 

Il principio affermato dalla sentenza. Il Palazzaccio ha dunque dato un’interpretazione dell’ultimo comma dell’art. 336 cod. civ. orientata, nei principi, al dettato normativo sovranazionale ed, in particolare, alle disposizioni degli artt. 4 e 9 della Convenzione di Strasburgo del 1996.

La Cassazione definendo in radice la questione della legitimatio ad processum del minore, ha statuito il principio di diritto per il quale, «qualora in via provvisoria ed urgente, all’atto dell’apertura del procedimento de potestate, non sia stato nominato al minore un tutore provvisorio, nei confronti del quale instaurare il contraddittorio, né si sia provveduto, nemmeno d’ufficio, alla nomina di un curatore speciale, l’intero procedimento deve considerarsi viziato da nullità».

Il procedimento era viziato nel caso concreto, sin dall’inizio.

Infatti, il Tribunale per i minorenni di Bologna, ignorando la qualità di parte del minore nel procedimento di decadenza dalla responsabilità genitoriale, non aveva provveduto alla nomina di un curatore speciale, nonostante l’esplicita istanza che, in tal senso, era stata formulata dal Pubblico Ministero.

La Corte d'appello di Bologna, con decreto del maggio 2016, aveva respinto il reclamo proposto da B.D. e M.C. contro il decreto del marzo 2015 del Tribunale per i minorenni della stessa città che, ad istanza del P.M., li aveva dichiarati decaduti dall'esercizio della responsabilità genitoriale sul figlio minore F..

Il provvedimento era poi stato impugnato dai soccombenti con ricorso straordinario per cassazione.

In punto di principio – chiarisce la Corte – il vizio non può ritenersi in alcun modo sanato dalla tardiva nomina di un curatore speciale che venga disposta dalla Corte d’Appello in sede di reclamo, per la nullità che inficia il giudizio, sin dai suoi atti introduttivi, a causa del difetto di integrità del contraddittorio: “Nel caso di specie, peraltro, in cui la richiesta di adozione del provvedimento proveniva dal P.M. ed era rivolta contro entrambi i genitori, la sussistenza del conflitto era certa ed era pertanto indubitabile che la rappresentanza nel procedimento del piccolo F. dovesse essere affidata ad un curatore speciale, cui il ricorso andava comunicato ed al quale spettava di esaminare gli atti processuali e di formulare le conclusioni ritenute più opportune nell'interesse del minore.

Dall'esame del fascicolo d'ufficio, cui questa Corte ha accesso in ragione della denuncia di un error in procedendo, non risulta che il Tribunale dei minori di Bologna abbia provveduto alla nomina del curatore speciale, nonostante la sollecitazione rivoltagli in tal senso dallo stesso P.M. richiedente.

Al contrario, secondo quanto emerge dalla lettura del decreto con il quale ha dichiarato decaduti M. e B. dalla responsabilità genitoriale, il giudice di primo grado ha sostanzialmente ignorato la qualità del minore di parte del procedimento, limitandosi a sentire gli odierni ricorrenti e ad acquisire informazioni dai servizi sociali.

Va ancora precisato che non risulta che il reclamo proposto dai genitori sia stato notificato al tutore provvisorio del minore, per la prima volta nominato dal tribunale proprio con il provvedimento reclamato, ma che, in ogni caso, un eventuale ordine di integrazione del contraddittorio disposto nei suoi confronti dalla corte d'appello non sarebbe valso a sanare il vizio procedurale verificatosi per effetto della mancata partecipazione del minore al giudizio di prime cure, che avrebbe dovuto essere assicurata attraverso la nomina di un curatore speciale che ne rappresentasse gli interessi.”

La Cassazione ha cassato il decreto impugnato ed in forza delle disposizioni di cui all’art. 383, 3°comma, codice di rito civile, ha rimesso la causa al giudice di prime cure, affinché provvedesse all’integrazione del presupposto processuale violato, nominando al minore un curatore speciale.

 

 

[1] Jannuzzi, Lorefice, La volontaria giurisdizione, Milano, 2006, 113.

[2] Civinini, I procedimenti in camera di consiglio, in Giur. sist. dir. proc. civile Proto Pisani, I, Torino, 1994, 530.

[3] Corte costituzionale n. 1 del 2002.