Deboli, svantaggiati - Generalità, varie -  Paolo Cendon - 23/11/2019

Il giudice e lo psichiatra

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Ho conosciuto fin qui tanti bravi psichiatri, ma in vari altri casi, purtroppo, ho percepito invece quel vago e mal dissimulato fastidio (che dicevo) a cedere al Giudice tutelare, nel 2004, il ‘comando’ della vita quotidiana di un malato di mente, prima affidata di fatto a loro, quando non c’era in campo una famiglia efficiente.

La cura si intreccia col resto della vita di un infermo di mente e il codice oggi assegna al giudice tutelare il ruolo di coordinamento, assemblaggio complessivo, armonizzazione in proposito – chiaro che, per la parte psichiatrica, le indicazioni dello psichiatra saranno molto importanti, così come lo sono via via, nelle loro materie, quelle dell’osteopata, del dietologo, dello psicologo, dell’otorinolaringoiatra, del sessuologo, del dentista, del fisioterapeuta – il giudice che si voglia discostare da tali indicazioni dovrà sempre motivare adeguatamente, e se non lo fa il suo decreto andrà certamente rimosso-annullato.

La ‘competenza giuridico-esistenziale’ e’ quella che si postula oggi nel giudice civile, chiamato a decidere, oltre a quelle sull'AdS, anche tutte le questioni che riguardano i mille rivoli della famiglia e dei minori – ogni sub-settore e’ delicato, basta pensare agli affidamenti dei figli in caso di separazione, ma e’ sempre il giudice che deve decidere, non ci sono da questo punto differenze fra le materie di cui al primo libro del codice civile, ed è così in tutto il mondo.

E’ vero che spesso i giudici non fanno bene il loro mestiere, ho passato tutta la mia vita a polemizzare con loro, sia sulle materie della protezione dei fragili, sia su quelle dei danni alla persona: ho spesso perso qualche battaglia, comunque non mi lamento, alla fine la ragione prevale, una di quelle in corso è ad esempio contro gli psichiatri - e ce ne sono - che difendono a spada tratta l’interdizione.

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