Cultura, società - Intersezioni -  Francesca Sassano - 28/04/2019

Il femminile e il maschile. Storia processuale di genere e non

Ringrazio  il Collega Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Potenza, Avv. Maurizio Napolitano per la ispirazione nel tema dello scritto, da un dialogo in attesa di un convegno ne ho apprezzato la profondità di conoscenza della storia del diritto processuale, a mantengo fede alla consegna di lavoro!

Atto unico

La scena si svolge in un’aula di tribunale completamente vuota. Le luci sono spente  ed è quasi sera. Nel perimetro che separa gli scranni del giudizio si fronteggiano due uomini.  Uno raffinato , esile in un abito grigio, camicia bianca , cravatta sobria  e larghi occhiali scuri. L’altro in giacchetta di pelle, robusto e abbronzato, camicia bianca informale, jeans scuri e leggermente sbiaditi.

DPC: – Credo che tu abbia sbagliato aula, oltre che come sempre abbigliamento.
DPP: – E da che cosa lo deduci? Dimentichi che io porto la toga, sempre…  
DPC: – Lo deduco dal tuo confuso genere e dalla mutevole e breve tua esistenza. Ognuno ha le origini che merita. Io, il Diritto Processuale Civile, ebbi padre illustre e nascita importante, non controversa oltre che genere definito. Tu eri Procedura Penale,  prima che ti attribuissero un genere maschile nel quale ora ti nascondi, e non eri forse la cenerentola del pianeta “processuale”?  Sei nata imprecisa e dipendente da me. Per dirla tutta, una costola che poi ha ricevuto il miracolo di mettersi nel genere… alla pari!
DPP: – Certo, io in origine non brillavo di luce propria, perché il mio essere tutto era troppo concreto, ma proprio per questo fortemente elevato. In me, la Giustizia ha la sua massima espressione… il mio Giudice non è un arbitro tra due contendenti, bensì esprime  la sacralità di una riequilibrio sofferto e necessario.  La mia Sentenza è letta ad alta voce.
DPC: – La tua impudenza è pari solo alla poca chiarezza delle tue origini genetiche, anzi ti ricordo che in tempi non molto addietro si parlò quasi di una tua “malattia” e ti accontentavi «delle vesti smesse dalle tue più fortunate sorelle». Insomma, non dirmi che sono bastati due muscoli per farti dimenticare il tuo ruolo dimesso, del tutto ancillare rispetto alla disciplina sostanzialistica, tu al pari del “servo muto” nelle commedie di Plauto!
DPP: – Non replico neppure a queste inutili e vetuste “dicerie”, perché il diritto sostanziale è  parte di me, esattamente come per te il civile, solo che a volte, nella vita si fa più fatica e non si nasce “nobili”, diversamente da quanto è accaduto a te : chi studiava di te, si è  a lungo giovato dei progressi ottenuti nel campo sostanziale. I miei cultori, nella procedura penale, non hanno tratto  i medesimi vantaggi dallo sviluppo della scienza penalistica, attraversata da una profonda crisi metodologica.
DPC:- Non trovare scuse, la storia è nota: tu hai preso da me ed ora sei anche ingrato! Io ti ho salvato dalla tua  “gracile costituzione” che oltre ad impedire l'evolversi di una ricerca metodologicamente indipendente dalle altre scienze, frenava, altresì, la costruzione di una teoria generale del processo atta a ricomprendere, per identità di funzione e scopo, tutti i distinti rami processuali. Invero, il dislivello tecnico e scientifico sussistente tra le varie discipline processualistiche ha spinto i sostenitori di tale teoria a servirsi di categorie prettamente civilistiche, cedendo, così, alla facile tentazione di risalire ad una nozione unitaria di processo,  sulla falsariga di quello civile. Un miscuglio di ipotesi, una genetica dubbia…
DPP :- E con questo? C’è chi saggiamente ha detto che «come le notti della leggenda sono mille e una, e tutte meravigliose»… e  se questo vale per te, non vedo come non possa giovare anche a me.
DPC:- Siamo alle solite, la mancanza di metodo è il tuo limite. Anche la tua forza, tutta nell’azione e non mi riferisco ai tuoi muscoli acquisiti nel tempo e inutilmente.
DPP:- Lo so che ti fanno invidia…
DPC:- Smettila, io non ho tempo per allenare il corpo, volo alto di mente. Ho troppe cose da pensare. E comunque, se vuoi continuare a parlare con me,  devi seguire il filo del mio discorso; stavo dicendo, anche la tua azione penale, nei tempi, non è che abbia avuto molta fortuna. C’è stato un momento che piegata, così, alla protezione dell'interesse individuale, la potestà giurisdizionale, sembrava aver smarrito del tutto quella fisionomia tipicamente pubblicistica che pervadeva la funzione istituzionale dello Stato
DPP: -  Ma ci fu, poi, l'impulso a superare simile ricostruzione dogmatica, imperniata sul binomio diritto-obbligo,  certo formulata per il processo civile e successivamente riadattata al giudizio penale. Ad essa deve riconoscersi il pregio di aver compiuto il passo decisivo verso la completa autonomia dell'actio rispetto al diritto sostanziale, rinvenendo il punto di equilibrio tra l'interesse privato e l'interesse pubblico nel carattere potestativo dell'azione. Sono stato chiaro e definitivo?

DPC:- Uno che nasce e vive come te, non può certo avere chiarezza magari una definitività, tuo malgrado. E comunque , oggi, con tutto quello che accade…
DPP:- Ecco, ancora non  comprendi, il punto è la tua solita fortuna di nascita! E vuoi dire il contrario? Io sono, nella mia parte sostanziale, oggetto continuo di amputazioni e di aggiunte. Ogni tanto s’inventano una parte speciale nuova, che poi non lo è affatto, ed io vado avanti e indietro … perché quello che si legge in aula, finisce sui giornali prima che venga spiegato da chi l’ha deciso. Tu vivi nel chiuso delle tue carte, di piccoli fatti, tra due contendenti che al massimo posso interessare solo qualche volta il pubblico vasto. Io no, ogni giorno massacrato… il giusto processo, il processo giusto, non sono mica la stessa cosa, qui la certezza è diventata un’opinione. E di chi?
DPC:- E che cosa vuoi dire che io vivo bene, perché dimenticato? Sei ridicolo. Certo anche un pochino ignorante… nel senso buono del termine, mica voglio offenderti.
DPP:- E ci mancherebbe, già qui sono messo sotto accusa tutti i giorni
DPC: - Questa è bella, scusami  ma  non me la posso far sfuggire. I processo sotto processo.
DPP: - Hai poco da riderci sopra! Non è un paradosso, sta diventato la regola assoluta.
DPC: - Comunque, ancora oggi tu vivi di luce riflessa. Hai presente quello che accadde a me anni addietro?
DPP:- No, perché quello che accade a te, non fa notizia….
DPC:- Non replico, solo per mio solito stile, mi riferivo al c.d, filtro in appello.
DPP:- Si, bella storia. Ho capito, certo anche io oggi ho subito …
DPC:- Perché usi come sempre un termine improprio e colorito!
DPP:- Il mio diritto taglia la carne viva, il tuo no.
DPC:- Questo non significa molto, forse addirittura nulla. La competenza nel dire e soprattutto nello scrivere è un requisito di professionalità.
DPP:- Anche nelle sentenze… e dico solo per me.
DPC:- Questa è la prima volta  che mi trovi d’accordo, stranamente. Anche a “casa mia”, con il taglia e incolla , mi sono arrivati certi… eppoi quale povero cristo lo fa,  un salto nel buio con la Cassazione e con quello che costa? Come vedi serve la competenza ma anche l’attenzione!

I due uomini tacciono e si pongono in ascolto di quello che sentono provenire dall’esterno dell’aula. Infatti, si sente a questo punto e distintamente  un rumore di passi femminili su tacchi e dalla camera di consiglio si affaccia una donna non assai giovane ma molto bella ed affascinante.

S: - Non ci crederete mai, ma mi hanno lasciata , QUI, nella camera di consiglio. Non capisco proprio questa fretta di scrivermi, quando si può avere tutto il tempo che serve, per poi lasciarmi QUI incustodita, al buio e su di un carello stracolmo. E se mi accedeva qualcosa di brutto?
DPC:- E a chi vuoi che importi la tua esistenza, cara Sentenza? Appena nasci sei già morta, almeno per quel grado. Un vuoto a perdere rapido, al massimo su di te iniziano le scommesse future : resisterai in appello? Ti metteranno il rinforzino della doppia conforme e giungerai così a “morte naturale” in Cassazione, magari in compagnia della tua amica del cuore, l’INAMMISSIBILITA’. Fate, nel penale ovviamente, oggi quasi sempre coppia fissa e senza alcuna soddisfazione. Nessuno vi rimane accanto!-
DPP:- Questa volta mi stupisci, un po' di sangue nelle vene.. pure a te arriva! E comunque eri in buona compagnia, noi qui fuori…
S: - State zitti, io sono un personaggio, voi nulla.  Solo un’ipotesi di metodo senza una vita autonoma, un contenitore che detta le proprie regole, fino a prova contraria. Io invece esisto. La vostra è tutta invidia, che vi piaccia o no, concludo il percorso per entrambi . Insomma sempre da me arrivate!!!
DPP:- Il problema è il come e il quando.
S:- sempre polemico, ma non ci faccio più caso. Siamo secoli che ci accompagniamo per rincorrerci e affermarci o rinnegarci. Come amanti che si perdono nell’attimo dell’abbraccio fatale. Sì c’è chi è più tiepido tra voi due, ma io scaldo entrambi. Perché dopo di me c’è la fine. Avete presente il re Sole, "Après moi, le déluge"?
DPP:- Non essere troppo soddisfatta… se ti leggi ultimamente, puoi dire di essere a tuo modo felice del tuo esistere?  Parlo per me ovviamente.
DPC:- Infatti, non coinvolgermi, le questioni che mi riguardano hanno uno scritto chiaro…
DPP:- Diciamo di poca passione…
S:- Zitti … perché litigate sempre? Siete come i due capitani di una stessa squadra, che non hanno ancora compreso l’importanza del gioco comune…Però è vero, gli abiti che a volte mi fanno indossare, mi provocano a volte sconforto , altre volte imbarazzo se non vergogna. Mi chiedo sempre …perché io sto meglio nuda.
DPC:- Sei scandalosa, oggi non ti riconosco
S:- Ti sbagli perché sei un bacchettone. La verità è sempre nuda e cruda
DPP: - Attenzione, non ti montare la testa, tu non sei la VERITA’, bensì solo la FINE. Devi perciò indossare sempre lo stesso vestito.
S:- Che cosa dici? Nei secoli dei secoli… ma non sono allora io che condanno, sono la CONDANNATA! Non puoi farmi questo,  dopo tanti anni di… vicinanza !
DPP:- Ecco, quello che volevo dire era altro… quale è la differenza tra il motivo e la ragione? La prova e il fatto… poi basta con i giudizi a rotta libera, chi ha voglia di scrivere, si dedichi altrove alle storie e non  dica il superfluo dentro di te, sentenza mia!
DPC:- Come se fosse facile. Noi siamo nati in un mondo di silenzio e di attenzioni, dove lo scritto era un rigo pesato di pensiero e dove la mano scorreva grave su ogni cosa che toglieva o aggiungeva a qualcuno. E non era importante se fosse un pezzo di vita o un pezzo di terra. Era comunque vitale per tutti. Non so come siamo arrivati a questo diverso approdo. Sicuramente l’ignoranza della storia, il desiderio di avere e non di essere, la mancanza di sacrificio. E questo da qualunque parte guardi. Tutti troppo di corsa e leggermente negligenti…
S:- E non avete ancora letto di me , oggi. Cioè già domani vedrete i giornali,  perché il primo tam tam parte con quello stupido strillone del Dispositivo …
DPC:- Se siete una coppia consolidata, nel bene e nel male!
S:- Senti chiariamo subito, negli ultimi anni è solo un matrimonio di diritto, siamo costretti a convivere nello stesso spazio… lui fa scoppiare lo bomba, sparisce ed io poi vengono disintegrata. Non penso proprio che questo sia un legame positivo e amorevole.
DPP:- in effetti.. comunque ragazzi, qui si è fatto tardi ed io ero solo di passaggio.
DPC:-  esattamente come io avevo detto dell’inizio.. nel posto sbagliato!
S:- veramente entrambi  siete nel MOMENTO SBAGLIATO,  almeno qui e per ora … perchè
CALA IL SIPARIO E CI VEDIAMO ALLA PROSSIMA RIFORMA.

In allegato il testo dell'articolo con note.