Diritto commerciale - Generalità, varie -  Faccioli Marco - 07/12/2013

Il fattore questione di principio nel recupero del credito. Analisi psico-giuridica del creditore privato - di Marco Faccioli

Il fattore "questione di principio" nel recupero del credito. Analisi psico-giuridica del creditore privato.

Molte, troppe volte, incaricato del recupero di un credito, il cliente mi ha rappresentato, in relazione al medesimo, la sua intenzione di agire, ancor prima per una effettiva necessità di ordine economico, per una mera "questione di principio" nei confronti del debitore.

É un"affermazione (quella della c.d. questione di principio) a cui commercialisti ed avvocati sono molto abituati, essendo l"economia italiana, per ragioni prevalentemente di ordine storico, ma non solo, strutturata ancora secondo un determinato schema di rapporto sinallagmatico tra le parti di un rapporto contrattuale. Il debitore non è semplicemente colui che è obbligato ad una dterminata prestazione pecuniaria a fronte di una prestazione ricevuta di altra natura (ad es. una fornitura di merci), bensì colui al quale (nell"ottica del creditore), ci si è dedicati con il meglio del proprio lavoro, fornendogli una prestazione (professionale, artigianale, aziendale, etc.) che, sebbene a lui utile ed indispensabile, non è intenzionato ad onorare.

Il creditore si sente quindi profondamente ferito in quella che è la propria professionalità, la propria dedizione al lavoro, la propria capacità di impegnarsi al meglio per far fruttare la propria azienda.

Il pensiero che il debitore si sia avvalso, fraudolentemente, di una parte del suo lavoro per lui così importante e rilevante (quella di sapere fare il proprio mestiere bene e con passione, e di fornire una prestazione il più delle volte inecepibile), diventa a volte insostenibile per il creditore, ancor più della somma che effettivamente deve recuperare.

Al creditore, a fronte di tali premesse, non gli si può ovviamente dare torto, anche se, nella fattispecie concreta in cui ci si trova ad operare, a volte è necessario, nel di lui interesse, far scemare l"orgoglio a fronte di un freddo e razionale calcolo economico basato sui due ineluttabili fattori cui più volte ho fatto riferimento: Tempo & Denaro.

Si proceda ora con un"analisi più approfondita dell"argomento che si sta trattando, con specifico riferimento a quel tipo di recupero del credito laddove il fattore della questione di principio é maggiormente radicato: quello del "privato" (così chiamato per distinguerlo dall'imprenditore commerciale).

Il privato, statisticamente, e chi esercita la professione di avvocato ne è ben al corrente, ha un approccio del tutto particolare al recupero del proprio credito.

Si pensi al proprietario di un immobile che intenda recuperare i canoni di locazione di un conduttore moroso, un artigiano che pretenda il pagamento della propria prestazione lavorativa svolta alla regola dell"arte ma non onorata dal debitore, il professionista che voglia vedere onorata una propria consulenza, etc.

In detti casi, per quanto pardossale possa sembrare, l"entità del credito è, a volte, inversamente proporzionale al desiderio ed all'animosità di recuperarlo. Somme irrisorie, o comunque non assolutamente rilevanti per il crditore, diventano agli occhi di quest"ultimo (il più delle volte per via di esecrabili comportamenti elusivi del debitore che si sottrae al pagamento) questioni appunto di c.d. "di principio", ovvero che vanno risolte a prescindere dal dato economico-finanziario che, in altri casi, verrebbe comunque attentamente ponderato. Cifre modeste che, comunque, acquisiscono agli occhi di colui al quale sono dovute un particolare significato riconducibile o alla figura del debitore (una persona che si credeva amica ma sulla quale, una volta resasi inadempiente, ci si è dovuti amaramente ricredere), oppure alla natura della prestazione (una piccola ma risolutiva ed illuminante consulenza, per la quale si chiede, invano, un pagamento contenuto). In simili circostanze il recupero del credito soddisfa bisogni diversi da quelli legati alla necessità di tutelare il proprio patrimonio, andando a coinvolgere quell"insondabile terreno che è la sfera intima ed emotiva di ognuno di noi nella quale, è fatto notorio, ognuno reagisce ed elabora fatti e circostanze secondo una propria ed esclusiva scala di valori.

Il professionista incaricato del recupero del credito, in simili casi, dovrebbe comunque sempre consigliare al proprio assistito di ragionare secondo il sempre conveniente assunto per cui "se mi conviene, procedo. Se non mi conviene, desisto", dove la "convenienza" è sempre riferita ad un parametro meramente e asquisitamente economico. Valutato in primis l"importo del credito da recuperare e, subito dopo, la solvibilità del debitore e i costi del recupero medesimo, laddove rilevatone la non opportunità in base all"equazione tempi-costi-benfici, il creditore dovrebbe essere consigliato a non procedere, se non altro per evitare di aggiungere, al proprio credito, ulteriori costi che forse (in caso di debitore non solvibile) non verranno più recuperati e, al proprio stato d"animo, ulteriori perturbamenti che andranno inevitabilmente ad aggiungersi alla già presente acrimonia.

Di certo il professionista dovrà attivarsi per fornire la soluzione migliore al proprio assistito, eventualmente cercando di farlo desistere da un recupero economicamente dissennato, od anche poco o nulla conveniente, anche se, a mio avviso, una volta che comunque quest"ultimo sia stato minuziosamente reso edotto di tutte le circostanze del caso, anche della possibilità di un recupero dannoso, dovrà comunque procedersi sulla base del mandato ricevuto, se la richiesta è comunque giuridicamente sostenibile.

 

(...continua)