Persona, diritti personalità - Libertà costituzionali -  Alessio Anceschi - 23/03/2020

Il diritto di correre

In uno dei miei film preferiti, un certo Forrest Gump ad un certo punto si alza in piedi e comincia a correre, senza fermarsi. Al suo gesto vengono date le più svariate motivazioni ed alcuni iniziano col tempo a seguirlo. Più in là negli anni, egli descriverà alla sua amata, oramai morente, i più bei paesaggi che ha osservato lungo la sua strada.

Si tratta forse di uno dei passaggi più belli della storia del cinema.

Anche nella nostra vita sono molti i motivi che possono spingere una persona ad alzarsi e cominciare a correre od in altri casi ... a scrivere. 

In questo periodo, i c.d. "runner" che in italiano si chiamano, molto più semplicemente, "podisti", sembrano essere diventati l'emblema del male, gli untori per eccellenza ed i peggiori delinquenti che possano esserci. Non parliamo poi dei ciclisti sportivi amatoriali, oramai estinti !!

Mettiamo in chiaro una cosa. L'emergenza epidemiologica in corso (così forse dovremmo chiamarla in termini corretti) è certamente una cosa seria e và affrontata seriamente con la collaborazione di tutti.

Tale emergenza sanitaria impone il c.d. "distanziamento sociale" ed una più frequente igiene personale (lavarsi le mani) al fine di evitare il contagio. Questa emergenza impone quindi, più che legittimamente, l'adozione di provvedimenti adeguati, che devono essere rispettati dalla popolazione.

Il fatto di tradurre tali norme di igiene pubblica in norme giuridiche appartiene allo Stato, mediante l'adozione di opportune misure precauzionali rivolte alla popolazione che attraverso l'implemento delle  strutture sanitarie volte a contenere e contrastare l'epidemia (attività più propriamente, di governo).

Ciò nonostante, gli sforzi del Governo sembrano più indirizzati a limitare i diritti dei cittadini che a intensificare l'attività della sanità pubblica. Questo forse perchè è più facile per chi governa imporre divieti che prendere provvedimenti.

In questo periodo la mia mente fatica seriamente a comprendere come possa un podista solitario essere ritenuto propagatore del contagio od artefice di un danno, anche solo potenziale, per il prossimo.

Mi si dirà che i divieti imposti all'attività podistica servono a limitare il rischio di assembramenti e/o l'effetto emulativo posto che il "must" dell'oggi è improntato sul "stare a casa" ribadito in ogni forma, ovunque, ogni minuto, da chiunque, fino allo sfinimento. D'altronde, in un'epoca in cui non ci si ascolta, una cosa sembra tanto più "vera" quanto più la si ripete.

Un'altra premessa và fatta. Parlando di un fenomeno, ognuno di noi tende a ricollegarlo alla propria esperienza personale, sicchè devo premettere che la mia è un'esperienza "di provincia".

Mi rendo conto che in una grande città con spazi verdi ampiamente limitati (ed in questo forse qualche colpa le nostre amministrazioni ce l'hanno), poche persone che vadano a correre si ritrovino tutte nello stesso posto e che in molti casi la mentalità conformista tenda a far fare a molti la stessa cosa, esattamente nello stesso momento.

Di qui ad equiparare il podismo all'assembramento, tuttavia ce ne passa.

In tempi normali, ho sempre corso da solo oppure, quand'anche in compagnia, tenendomi sempre a considerevole distanza da qualunque mio occasionale compagno di corsa. Nelle mie sporadiche corse o passeggiate non ho neppure mai incontrato chissa quanti avventori lungo i percorsi che ho seguito ed in ogni caso, mai le ho avvicinate, fatta esclusione, ovviamente, nelle corse podistiche organizzate.

Mio malgrado, non ho mai neppure suscitato nel prossimo, istinti di emulazione, che, a dire il vero, non hanno neppure mai suscitato amici corridori, ben più avvenenti ed atletici di me.

A che cosa è quindi dovuto questo accanimento verso il podista, in questi infelici tempi di corona virus ?

Eppure, in questi giorni se ne vede di ogni. Giornalisti con la mascherina ma con poca fantasia, che inseguono solitari podisti alzando verso di loro il dito accusatore.

Persone che accostano i podisti agli untori della peste. Addirittura, persone che li accusano di mancare di "rispetto" aii medici che rischiano la vita in corsia !! Tutto francamente a dir poco esagerato.

Vi sono addirittura, presunti "runner" professionisti che rivolgono inviti a non andare a correre, come se il loro invito fosse legge. D'altronde se un campione di formula uno ti invita a non guidare perchè devi metterti in macchina ? 

Mi pare che un conto sia vietare (e sanzionare) la formazione di assembramenti ed un altro conto sia il vietare (e sanzionare) un'attività individuale ampiamente lecita e del tutto innocua, che costituisce (e qui arriviamo al punto) l'espressione di una libertà individuale di valenza costituzionale al pari della libertà di pensiero e di altri diritti fondamentali che tendiamo troppo spesso a dare per scontato.

Mi si dirà che il podismo non è un'attività indispensabile. Se per questo molte altre non lo sono e ciò non di meno "dovremmo" sentirci in diritto di vietarle senza che ve ne sia un'effettiva esigenza, in quanto espressioni della più sacra libertà individuale.

Vediamo quindi di affrontare questo tema in termini giuridici.

La libertà di movimento è senza dubbio un diritto costituzionale ed una libertà fondamentale dell'uomo.

Ai sensi dell'art. 13 Cost. "Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l'Autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto".

Le limitazioni alla libertà personale sono eccezionali e devono essere espressamente previste dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza "tassativamente indicati dalla legge" possono essere adottati provvedimenti, provvisori che ne limitino l'esercizio.

Ancor più esplicito è l'art. 16 Cost. in virtù del quale "Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche".

In quanto eccezionali, le limitazioni alla libertà personale ed in particolare alla libertà di movimento, devono essere espressamente previste dalla legge, intendendosi per esse la "legge ordinaria". 

Nessuna legge pare essere stata emanata in materia di epidemia da corona virus. 

Nel nostro ordinamento manca totalmente una legge generale sul c.d. "stato di emergenza" che invece altri ordinamenti possiedono. Nel nostro ordinamento, le limitazioni "generalizzate" alle libertà fondamentali sono previste unicamente in "stato di guerra".

La nostra "legge di guerra" (r.d. 8 luglio 1938 n. 1415)  è precedente alla carta costituzionale ed i suoi precetti devono essere adattati alle norme costituzionali, cosa che, và detto, non appare sempre così semplice.

Per quanto l'informazione inizi a parlare di "situazione di guerra" certamente il nostro Paese non è in guerra, come certamente non lo si può essere contro una epidemia.

Il parlarne (a sproposito) il sede "mediatica", non significa che tale affermazione abbia un minimo di senso sotto il profilo giuridico. Ma forse, anche in questo vi è un fine, come nel ripetere un concetto fino allo sfinimento.

L'art. 4, r.d. 1415/1938, la cui sopravvivenza post costituzionale è ampiamente dubbia, afferma che la legge di guerra può essere applicata "qualora un pericolo esterno, grave ed imminente, minacci una parte del territorio" nazionale (…) l'Autorità a cui spetta il Comando delle forze armate, può ordinare che sia applicata la legge di guerra".

Al di là del fatto che tale norma possa o debba ritenersi abrogata, essa non risulta essere stata applicata, considerando che ai sensi dell'art. 78 cost., la deliberazione dello stato di guerra spetta al parlamento.

Sfatiamo quindi un mito. Non siamo in guerra con nessuno !!

A questo proposito vorrei altresì evidenziare che l'impiego dell'esercito in questo periodo di emergenza è legittimo e forse doveroso. E' forse meno legittimo e doveroso vedere impiegati militari per le strade armati di fucili d'assalto come se fossimo zone di guerra.

Dal punto di vista giuridico, l'emergenza epidemiologica in corso è stata fino ad ora affrontata a suon di "decreti legge" nonchè di decreti emanati dal Presidente del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.) che, benchè provvisoriamente esecutivi, dovranno essere convertiti dal Parlamento. Seguono poi leggi ed ordinanze regionali (avendo le regioni competenza in materia di sanità) e le ordinanze di Protezione civile.

Risulta poi assai discutibile, in astratto, che anche una legge delega possa attribuire al Presidente del Consiglio dei Ministri il potere di emanare provvedimenti ampiamente limitativi della libertà personale in termini estremamente generici ed assoluti, così come è ampiamente discutibile che possano farlo i Presidenti di Regione, soprattutto in un momento in cui il Parlamento (non si sa bene perché) di fatto non sia più operante.

Oltrechè nella "forma" anche nella "sostanza" possono esprimersi ampie riserve sulla legittimità di siffatti provvedimenti che, anche in questa delicata situazione di emergenza, possano ritenersi in grado di incidere, così profondamente, sulle libertà fondamentali dell'uomo.

Le eccezioni ai diritti fondamentali dell'uomo ed alle libertà costituzionalmente garantite, sono ammesse, oltrechè (in senso formale), soltanto solo dalla legge, anche (sostanzialmente) per un dato specifico fine ovvero per tutelare un'esigenza egualmente meritevole di tutela giuridica, quale è per l'appunto, in questo momento, la tutela della salute pubblica.

Le limitazioni delle libertà fondamentali devono quindi essere causalmente ricollegate, in questo caso, alla tutela della salute pubblica.

Ammettendo quindi che le restrizioni adottate fino ad ora alla libertà personale, siano legittime sotto il profilo formale, lo devono essere anche sotto il profilo sostanziale, ovverosia essere funzionali al fine specifico che tendono a tutelare, poichè solo entro tali limiti si ammette l'eccezione ad un principio assoluto e generale.

Se quindi un provvedimento limitativo della libertà personale può essere legittimo al fine di evitare la propagazione del contagio meno legittimo rimane quel provvedimento che limiti la libertà personale, senza alcun specifico fine, diretto od indiretto.

Ebbene, chi intende limitare la libertà di movimento altrui, così come il diritto alla riservatezza o le altre libertà fondamentali dovrà spiegarmi quale "concreto" od anche soltanto "potenziale" danno possa arrecare un podista solitario alla pubblica incolumità. Lo stesso dicasi per chi se ne vada, da solo, in un prato, in un bosco, in montagna od al mare.

Richiamare a sproposito il "rischio di assembramento" per vietare un'attività solitaria è un pò come vietare la libertà di espressione solo per il rischio che qualcuno possa dire una bestemmia.  Se così fosse potrebbe domani imporsi anche il coprifuoco notturno o la detenzione domiciliare per qualsiasi più disparata esigenza di ordine pubblico.

Un conto è quindi il divieto di evitare assembramenti, un altro è la privazione ingiustificata di libertà fondamentali.

Tornando ai diritti costituzionali, l'art. 17 cost. riguardante il diritto di riunione, così recita: "I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle Autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica".

Sotto il profilo giuridico una "riunione" è un'incontro organizzato e non "casuale" di persone. Ciò nonostante, il concetto di riunione è ciò che più si avvicina al concetto di assembramento.

Si noterà che in questo caso, a differenza che per le altre libertà fondamentali di cui si è detto, il diritto può essere limitato anche da un provvedimento dell'Autorità competente, sia essa politica od amministrativa, e quindi non necessariamente dalla legge, purchè ciò avvenga per esigenze specifiche (sicurezza ed incolumità pubblica).

Ne consegue che, in questo difficile momento storico, è senz'altro legittimo adottare misure limitative del diritto di riunione (o più in generale, di qualsivoglia assembramento), anche mediante semplici provvedimenti regolamentari od amministrativi, ma non certo privare o limitare ingiustificatamente le libertà fondamentali dell'uomo, tanto faticosamente acquisite.

Quanto erano saggi i nostri padri costituenti !!

Quanto poco lo siamo noi !!

Evitiamo di dare i diritti costituzionali per scontati.

Stiamo affrontando un'epidemia molto grave. Mi pare che la maggiorparte dei cittadini la stia anche affrontando in modo corretto. Stiamo attenti ad affrontare seriamente anche un altro virus, sempre in agguato e molto più pericoloso.

"Tantum contra malus mortis non est medicamentum in ortis".

"Tantum contra malus ignorantia, remedio non est in lex".