Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Francesca Zanasi - 30/11/2018

Il diritto di abitazione del coniuge superstite: le regole

Premessa
L’art. 540, comma 2, c.c. riserva al coniuge superstite, anche nell’ipotesi in cui sia concorrente con altri chiamati all’eredità, i diritti di abitazione sulla casa familiare e di uso sui beni mobili che la arredano, se di titolarità comune o esclusiva del de cuius.
Suddetti diritti gravano sulla porzione disponibile e, ove non sufficiente, sulla quota di riserva del coniuge superstite.
Occorre innanzitutto individuare la natura giuridica della posizione soggettiva in analisi: trattandosi di una ipotesi di successione legale (ex lege) a titolo particolare, i diritti di abitazione sulla casa familiare e di uso sui beni mobili vanno qualificati come legati di specie, in quanto riferiti a diritti precisamente determinati, e non attribuiti in funzione della quota ereditaria riservata al coniuge superstite. Pertanto: (i) trattandosi di legati di specie l’acquisto avviene ipso iure, sulla scorta di quanto previsto dell’art. 649 c.c.; (ii) diritti che si acquistano al momento di apertura della successione e che pertanto prescindono dall’effettiva trascrizione ai fini della opponibilità ai terzi
Vale precisare, inoltre, che i diritti di abitazione e di uso sono incedibili, per loro natura, e la loro durata è commisurata a quella della vita del titolare.
1. Calcolo della quota di legittima spettante al coniuge superstite
Si è posta in dottrina la questione concernente i confini dei diritti di abitazione ed uso in rapporto alla quota di legittima (riservata al coniuge dal nostro sistema normativo). Ci si è chiesti, in altri termini, se i diritti in esame vadano o meno ricompresi nell’ambito della quota di riserva del coniuge.
1.1. Secondo una dottrina minoritaria questi legati ex lege non configurano diritti aggiuntivi (in senso quantitativo) rispetto a quanto già ricevuto dal coniuge superstite e vanno qualificati come un aspetto qualitativo della quota di riserva del coniuge.
1.2 La migliore dottrina e la giurisprudenza sono concordi nel ritenere, invece, che si tratti di diritti che si cumulano alla quota già riservata al coniuge, la quale sarebbe quindi rappresentata dalla frazione di patrimonio riservata per legge – id est quota di legittima – che si aggiunge al valore dei due diritti attribuiti per legato ex lege. Pertanto, in tale linea interpretativa, i diritti del coniuge vanno ad incrementare la quota di riserva, sì che anche in caso di successione ab intestato l’interesse del coniuge superstite ad abitare nella casa familiare è garantito non solo mediante una composizione qualitativa della legittima, ma anche con un aumento quantitativo, con conseguente rafforzamento della tutela anche per effetto della riduzione del conguaglio a suo carico (così, Trib. Torino 30.6.2009).
D’altra parte tale interpretazione trova conforto nel dato testuale, in quanto l’art. 540 c.c. presuppone due attribuzioni quantitativamente e qualitativamente distinte: la riserva del coniuge superstite (artt. 540, 1° co., 542, 544 c.c.) e le ulteriori attribuzioni dei diritti in esame (art. 540, 2° co.).
1.3 Si precisa però che, in tema di successione necessaria, nel caso in cui la disponibile non sarà sufficiente occorrerà far gravare i diritti in esame sulla stessa quota di riserva del coniuge e, solo in ultima istanza, su quella dei figli. Il principio è stato cristallizzato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 4847/2013, hanno stabilito: “spettano al coniuge superstite, in aggiunta alla quota attributiva dagli artt. 581 e 582 c.c., i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, di cui all’art. 540, secondo comma, c.c. dovendo il valore capitale di tali diritti essere detratto dall’asse prima di procedere alla divisione tra tutti i coeredi, secondo un meccanismo assimilabile al prelegato, e senza che, perciò operi il diverso procedimento di imputazione previsto dall’art. 533 c.c. relativo al concorso tra eredi legittimi e legittimari e strettamente inerente alla tutela delle quote di riserve dei figli del “de cuius”.

2. Sulle modalità di tutela dei diritti in analisi
2.1 Alla luce della natura giuridica dei legati di specie del coniuge superstite consegue, secondo buona parte della dottrina, che in caso di successione testamentaria, al fine di affermare la prevalenza di questi diritti su altri diritti concorrenti di eredi o legatari, non vada esperita l’azione di riduzione ma quella di rivendica, poiché il diritto oggetto del legato è già direttamente attribuito dalla legge al coniuge, con la qualità di diritto d'uso (così anche in giurisprudenza cfr. Cass. n. 4329/2000).
2.2 Occorre, in ultimo, precisare che in ipotesi di comproprietà della casa familiare con terzi la giurisprudenza ha affermato che il principio della conversione del diritto di abitazione spettante al coniuge superstite nel suo equivalente monetario, nell'ipotesi in cui la residenza familiare del de cuius sia ubicata in un immobile in comproprietà - e, per l'indivisibilità dell'immobile, non possa attuarsi il materiale distacco della porzione spettante al coniuge qualora l'immobile stesso venga assegnato per intero ad altro condividente - è applicabile anche al caso in cui, in seguito alla vendita all'incanto dell'immobile ritenuto indivisibile, si verrebbe inevitabilmente a creare la convergenza sullo stesso bene del diritto di proprietà acquisito dal terzo aggiudicatario e del diritto di abitazione spettante al coniuge superstite (così, Cass. n. 14594/2004). Pertanto, se il diritto di abitazione spettante al coniuge superstite insiste sulla residenza familiare del de cuius sita in un immobile in comproprietà lo stesso dovrà convertirsi nel suo equivalente monetario.
Sul punto è intervenuta la recentissima ordinanza della Corte di Cassazione n.14406 del 5 giugno 2018, che attribuisce al diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare lo stesso valore del diritto di usufrutto. Secondo la Corte “sebbene la disciplina dell’usufrutto e quella del diritto di abitazione divergano in parte (…) la divergenza di valore tra i due diritti non può non tenere conto anche delle peculiarità del bene sul quale viene a costituirsi il diritto di abitazione” e, pertanto, “le utilità ritraibili dall’usufruttuario appaiono sostanzialmente identiche a quelle che può trarre l’abitatore”.