Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Rega Ilaria - 28/01/2013

IL BOIA MISERICORDIOSO E IL DIO VENDICATIVO - Ilaria REGA

La foto del Boia che consola il ragazzo iraniano di sedici anni che piange sulla sua spalla, prima dell"impiccagione, condannato a morte per furto come previsto dalla Sharia, fa riflettere . Il Boia più caritatevole di Dio? E" mai possibile che ancor oggi nel  2013 siamo costretti ad assistere a queste barbarie, ci si può illudere che la morte di chi è caduto in errore risolva il problema? In tal modo lo Stato e la religione invece che dare il buon esempio ai propri figli, divengono assassini!

Anche chi non è condannato a morte, nella maggior parte delle nazioni, è costretto a vivere in condizioni pietose in carceri sovraffollate e squallide. Indubbiamente chi sbaglia va aiutato a rimettersi sulla retta via con validi programmi di recupero e quando ciò non sia possibile è giusto che vi sia una detenzione anche prolungata, in strutture adeguate,  a scopo cautelativo.

La Costituzione italiana, all'articolo 27 ribadisce il divieto della pena di morte e riafferma il principio secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell'umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, ha lasciato in vigore la pena capitale solo per i casi previsti dalle leggi militari di guerra; anche questi casi sono però definitivamente stati abrogati nel 1994. Indubbiamente sono fiera, da italiana, del fatto che il primo stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte per tutti i reati fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 con l'emanazione del nuovo codice penale toscano. Purtroppo, però, secondo i dati di Amnesty International  ancora 58 stati continuano ad applicare la pena di morte nei loro ordinamenti, mentre 139 non la applicano, di diritto o in pratica.

Mi ha sempre colpito la storia di Edison che impiegò il suo genio per "inventare" una pena di morte che infliggesse meno sofferenza possibili al malcapitato, peccato però che nel corso del suo primo esperimento, con la corrente alternata,  il condannato a morte ci mise otto minuti di indicibili sofferenze a morire.

E cosa dire del pluripremiato film "il miglio verde" dove un innocente, un uomo di colore, per un errore giudiziario, viene condannato e giustiziato sulla sedia elettrica. Il film l"Oscar l"ha vinto, ma la pena di morte è ancora attuale.

 

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Lo confesso, anch"io quando vedo qualcuno che compie delitti efferati,soprattutto a danno di bambini, istintivamente lo condannerei a morte, ma se poi entra in gioco la ragione comprendo  che la morte non risolverà i problemi della società, ma sarà anzi un modo per "lavarsi le mani" senza risolvere le cause del problema alla radice.

Agostino di Ippona (354- 430) fu il primo a fare una condanna esplicita e argomentata della pena di morte nella storia del pensiero cristiano. Agostino rispondendo a Macedonio, che si lamentava delle troppe intercessioni dei vescovi africani, affermava che risparmiare i colpevoli non è affatto un segno di approvazione verso la colpa, ma, invece, il disprezzo per la colpa non può essere disgiunto dall'amore per la creatura umana che l'ha commessa e più  in specifico affermava nella lettera 153:

« Quanto più ci dispiace il peccato, tanto più desideriamo che il peccatore non muoia senza essersi emendato. È facile ed è anche inclinazione naturale odiare i malvagi perché sono tali, ma è raro e consono al sentimento religioso amarli perché sono persone umane, in modo da biasimare la colpa e nello stesso tempo riconoscere la bontà della natura; allora l'odio per la colpa sarà più ragionevole poiché è proprio essa a macchiare la natura che si ama (…) Ma pensi tu, forse, o uomo, che condanni chi fa tali azioni e poi le fai tu stesso, di sfuggire alla condanna di Dio? Ti burli forse dell'immensa bontà, pazienza e tolleranza di Lui? Ignori forse che la pazienza di Dio t'invita al pentimento? Tu invece con la tua durezza di cuore impenitente ti ammassi sul capo un cumulo di punizioni per il giorno della collera e del giudizio finale, in cui Dio, rendendo pubblico il Suo verdetto, darà a ciascuno secondo quel che avrà fatto in vita »

La violenza non è mai giustizia!