Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 14/05/2019

I dirittti parzialmente disponibili e la causa di giustificazione del consenso dell'avente diritto: posso farmi iniettare eroina?

Sono disponibili i diritti patrimoniali e diritti all’inviolabilità del domicilio e dei segreti privati; e, quanto ai primi (diritti patrimoniali), essi sono diritti disponibili per antonomasia, salvo che non si eccedano i limiti stabiliti dalla legge, come nelle ipotesi previste nel capoverso dell’art. 423 c.p. e nell’art. 733 c.c., e salvo che il consenso dell’offeso non costituisca un elemento del reato come avviene nel diritto di usura (art. 644 c.p.); così, è stato da esempio deciso che la norma contenuta nell’art. 50 c.p., secondo la quale non è punibile chi lede un diritto con il consenso della persona che può validamente disporne, è espressione di un principio generale di autoresponsabilità, operante anche nella sfera dei diritti privati, che comporta, in materia di responsabilità aquiliana, la esclusione della antigiuridicità dell’atto lesivo per effetto del consenso del titolare, purché il consenso sia stato validamente prestato ed abbia avuto ad oggetto un diritto disponibile: nella fattispecie concreta, la parte aveva agito per ottenere il risarcimento del danno derivatogli dalla deviazione sul suo fondo di un corso d’acqua ad opera di un altro soggetto privato, alla quale aveva consentito con una convenzione e la Corte ha ritenuto che, pur essendo nullo l’accordo ai sensi dell’art. 825 c.c. per la natura demaniale del corso d’acqua, il consenso valesse ad escludere l’illiceità del danno, inteso come lesione del diritto disponibile della proprietà del fondo, spettante al soggetto privato e non del diritto demaniale, la cui titolarità non apparteneva all’attore, ma ad un soggetto pubblico estraneo alla lite ed unico legittimato alla sua tutela.

Pienamente disponibili sono considerati anche i diritti alla inviolabilità del domicilio e dei segreti privati (di corrispondenza, professionale ed anche scientifico industriale); parzialmente disponibili sono considerati, invece,  l’integrità fisica, la libertà personale, la libertà sessuale, l’onore, l’identità personale e la dignità; il limite è posto dall’art 5 c.c. che testualmente dispone come gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica o quando siano contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -.

Quanto all’integrità fisica, essa è considerata essenziale affinché l’individuo possa adempiere i suoi doveri verso la famiglia e la società; conseguentemente sono proibite le alterazioni del corpo che diminuiscono in modo notevole il valore sociale dell’uomo, impedendogli o rendendogli difficile fare quanto gli impone l’ordinamento dello Stato: la disponibilità è pertanto circoscritta a quegli atti che non producono una menomazione permanete dell’integrità fisica e che non sono altrimenti contrari alla legge (es.: art. 642 c.p.), all’ordine pubblico o al buon costume; naturalmente, in tema di consenso dell'avente diritto, non è sufficiente ad escludere l'antigiuridicità del fatto il consenso ad attività lesive dell'integrità personale - sempre che queste non si risolvano in una menomazione permanente che, incidendo negativamente sul valore sociale della persona umana, elide la rilevanza del consenso prestato - espresso nel momento iniziale della condotta, essendo, invece, necessario che il consenso stesso sia presente per l'intero sviluppo di questa; così, non è punibile chi cagiona delle lesioni a una persona con il suo consenso e, ad esempio, non è stato ritenuto punibile un militare che in una prova di “iniziazione” aveva appoggiato sul braccio destro del commilitone e con il consenso di questo la parte metallica preriscaldata di un accendino a gas, cagionandogli una ustione di terzo grado guarita in ventiquattro giorni; ancora, è stato deciso che il valido consenso dell’offeso, consistente nel caso di specie nell’essersi sottoposto volontariamente ad una prova di coraggio al fine di entrare a far parte del “gruppo” dei soldati della Scuola, ha efficacia scriminante rispetto al delitto di lesioni personali, essendo l’integrità fisica un bene disponibile.

In base a tale criterio si può quindi consentire al taglio dei capelli e della barba, alla trasfusione del sangue, all’asportazione di pezzi di pelle, ecc.; non possono ritenersi ammissibili, invece, i trapianti omoplastici (di ghiandole sessuali: testicoli e ovaie), gli sfregi permanenti, le mutilazione, i contagi di malattie gravi o insanabili ecc.; peraltro, si può prestare consenso, ad esempio, ad una iniezione endovenosa e il generico divieto di atti dispositivi del proprio corpo che importino una diminuzione permanente dell’integrità fisica non esclude l’efficacia scriminante del consenso in ordine a specifici atti, dispositivi di volta in volta ritenuti leciti dal legislatore; ulteriormente, il consenso prestato dal neofita, nel momento in cui è entrato a far parte d’una associazione a sfondo religioso, accettandone le regole di vita, non può scriminare, in virtù dell’art. 50 c.p. la condotta del presunto superiore religioso, che sacrifica beni dell’associato che siano di rilevanza costituzionale (ad es. la salute, la libertà morale, la libertà di movimento).

Il consenso prestato, invece, ad una iniezione di eroina che ha provocato effetti letali e che è indubbiamente contro il buon costume e comunque contro la legge (posto che le iniezioni per endovena sono praticabili solo da personale sanitario qualificato) è un consenso non valido e non atto a scriminare; di qui la responsabilità per omicidio preterintenzionale nonché per danni illecitamente arrecati.

Peraltro, il divieto generico degli atti dispositivi del proprio corpo, che importino una diminuzione permanente dell’integrità fisica, non ha carattere assoluto: il consenso, infatti, come già precisato, ha efficacia di scriminante in ordine a specifici atti dispositivi, di volta in volta ritenuti leciti dal legislatore; così, ad esempio, è stato a suo tempo deciso che, seguito dell’abrogazione dell’art. 552 c.p. da parte della l. n. 194 del 22 maggio 1978, che ha garantito il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, la sterilizzazione con finalità contraccettive deve ritenersi scriminata dalla richiesta o consenso del vasectomizzato: la capacità di procreare è, infatti, bene disponibile da parte del singolo, in quanto la sua rinuncia non rappresenta una permanente diminuzione dell’integrità personale che impedisca o renda estremamente difficoltoso alla persona di svolgere i compiti richiestigli dall’ordinamento e non è neppure contraria al buon costume; in altri termini, la capacità di procreare è certamente un bene giuridico che la legge intende tutelare ma non nella sua astrattezza, bensì nel quadro odierno che, abbandonando la difesa dell’integrità e sanità della stirpe come di ogni incentivazione demografica, valorizza l’individuo e il rispetto della persona umana in generale e orienta in particolare la fecondità in funzione di una procreazione cosciente e responsabile; la fecondità è quindi un bene solo in quanto il titolare dimostri verso di esso un interesse; il consenso dunque non esclude solamente la necessità di giuridica tutela del bene ma fa mancare il bene stesso come oggetto di protezione sicché la sterilizzazione consensuale non assume carattere antigiuridico.

In particolare, deroghe al divieto imposto dall’art. 5 c.c. sono state introdotte dalla legge sui trapianti di reni tra vivi (L. 26 giugno 1967, n. 458), che consente a taluni prossimi congiunti e, in casi particolari, anche a terzi, la donazione di un rene dopo nulla osta dell’autorità giudiziaria; dalla legge sui trapianti di organi prelevati da cadaveri, esclusi l’encefalo e le ghiandole della sfera genitale e della procreazione: la nuova legge sui trapianti (L. 1 aprile 1999, n. 91) si ispira al principio del c.d. “consenso informato”, prevedendo la necessità di un’espressa dichiarazione di volontà in merito alla donazione di organi e tessuti del proprio corpo post mortem (per i minori la dichiarazione è rimessa ai genitori esercenti la patria potestà) e precisando che il silenzio sul punto è interpretato quale assenso alla donazione.