Cultura, società - Intersezioni -  Redazione P&D - 11/09/2018

Ho un orto: poesie. Due Frutti - M.R.P.

Due frutti
Nessun frutto, secondo me, disseta come la pesca, nessun frutto sembra quotidiano come la mela. Entrambi sono straordinari.

La storia di una mela narrata a G.
Da Elena e Paride di mano in mano,
di mano in mano o rotolando e prima
ancora da Eva e il serpente rotola
per la sua stessa forma
di mela. Sfera che rotola persino
se è gibbuta. E sempre è gibbuta: bianca
e rossa o verde. Verde mela.  Rotola
da Biancaneve e la strega, sfiorita,
che l’avvelena. Rotola
rotola fino a Turing
che con la mela si avvelena. Rotola
nel tempo perché rotonda è la mela
e forse il tempo alla fin fine. Rotola
al ciglio del sentiero che m’incrocia.
Ecco la bella mela rossa e bianca:
la raccolgo e la guardo mela bianca
e rossa che rotolando nel tempo
a me sei arrivata. Avvelenata?
Lo chiedo a Turing e a Biancaneve.
Ecco il pomo della discordia, il frutto
del peccato originale. La guardo
cerco un segno certo di avvelenamento.
La maledizione della mela è
nel suo nome: malum. Pure alla fine
la melamalum, io mangerò. Con te
divisa. Perché le due parti siamo
di un tutto che è perfetto.

Rendo grazie alla pesca,
Rendo grazie alla pesca,
quella di oggi nell’ombra della casa.
Pesca, frutto rotondo come un mondo,
succoso, come un frutto,
come una pesca fresca, che oggi qui
mi disseta. Rendo grazie alla pesca,
oggi una pesca gialla, come un sole.
Sotto la buccia, pelle vellutata
di ogni amore. La forza
oh la forza che viene dalla pesca
fresca nell’estate, tu non la sai.
Non sai ancora lo zucchero buono
di quel piccolo sole minerale.
E poi conosci per inghiottimento
quando la polpa in te discende e cellula
diventa. Essenziale, necessaria,
gustosa, gaudiosamente gustosa.