Cultura, società - Intersezioni -  Maria Rosa Pantè - 04/09/2018

Ho un orto: poesie

Presento qui, grazie a Persona e Danno, una serie di poesie dedicate all’orto, con deviazioni su frutti selvatici e alberi. Sono di stirpe contadina (e chi non lo è?), diciamo stirpe diretta: mio padre, carabiniere, ha però sempre coltivato un orto e mio nonno era contadino. In Sicilia. Tra i parenti di mia madre, piemontesi, ci sono stati operai, ma anche mondine e agricoltori.
Io solo ora, a 57 anni, ho avuto un orto, sia pure alquanto limitato. Lo coltivo per puro diletto, non è il mio lavoro e dunque posso permettermi di parlarne anche in poesia. Il lavoro agricolo è duro, quindi chiedo perdono a chi lo fa per mestiere se ne scrivo in modo forse un po’ troppo idillico.
Per me l’orto è stato fonte di insegnamento e di verità. Nessuna conferenza o lettura a questo punto della mia vita avrebbe potuto insegnarmi di più. E da questa scoperta sono sorti dei versi, come frutti, ora che ci penso, già come frutti e fiori e cose così.
Per qualche settimana avrò l’ardire di dire la mia sull’orto, in versi.
Se vi piacciono fatemi sapere.

Tre pensieri da giardino

Dall’orto, dal giardino non apprendo
virtù particolari, ma il mistero
della vita. Dall’orto imparo il mondo.

I
I fiori dai fianchi larghi nell’orto
zucche daranno (a essere fortunati).
Ebbra le osservo: fiori
femmine, sorelle, madri in travaglio,
miracolose dee.
I fiori maschi, erti e di sé sicuri,
quelli li mangio, feroce. Ne lascio
uno, uno soltanto per fecondare.

II
Per me felicità è restare immobile,
fermare il motore che sempre romba
nella mia mente. Sapendo che in ogni
istante io posso premere
sull’acceleratore e ripartire.
Finché il tempo mi dura.

III
Sgretolo la terra tra due dita
ma non mi svela il suo segreto, questo
terriccio che con acqua e minerali
modella come un dio la zucchina.
Nella terra sbriciolata non vedo
altro che terra, nessun brulicare
di elementi: il fato della zucchina.
Solo il seme ha sapienza che io non ho.
E l’acqua e questa terra. Proprio questa.
Dalla prima scintilla di energia:
la terra, la zucchina
e anche le mie due dita.