Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Rosa Palma - 02/02/2020

Hikikomori

Oggi affronteremo un tema di grande attualità, definito con un termine giapponese: “hikikomori”. Un fenomeno per molti versi  preoccupante, che ci dice molto sulla direzione,per alcuni insostenibile,che la nostra società sta prendendo. L' etimologia del termine hikikomori vuol dire appunto stare in disparte, in disparte dai coetanei, dalla famiglia, dalla società intera. Per mesi e mesi i ragazzi  possono decidere di non uscire dalla propria stanza e qui, molto spesso, l' unico strumento che essi hanno per avere contatti con l'esterno è la tecnologia digitale. Più di questo non riescono a sopportare, in primo luogo per paura e poi per le energie che richiede il contatto con una società che esercita una pressione sempre più alta nei nostri confronti. E'  un fenomeno non facile da quantificare, poiché si tratta di una problematica non riconosciuta né a livello di DSM (cioè disturbi mentali), né a livello di SSN. Eppure non è un fenomeno orientale, come si potrebbe pensare, tratti in inganno dalla terminologia  giapponese. Esiste infatti un'associazione “Hikikomori Italia. Chi ha a che fare con adolescenti e con giovani adulti, si rende conto che la tendenza all'isolamento è in grandissima crescita, un fenomeno in forte ascesa.E' notizia di poche settimane che nel nostro capoluogo regionale, Torino, dal 2014 a oggi  i ragazzi con diagnosi di ritiro sociale grave in cura presso la NPI dell'ospedale Regina Margherita, sono raddoppiati. L' hikikomori non è una patologia mentale ma un disturbo adattivo sociale. Si tratta di un fenomeno sul quale non abbiamo molte informazioni ma possiamo tranquillamente affermare che la sua causa principale è l' aumento della competitività sociale, che di conseguenza aumenta anche la pressione di realizzazione sociale. La diffusione di internet e dei social network ha esasperato il confronto tra la vita delle persone e quindi anche tra il loro grado di realizzazione. Tutto è soggetto a critica sia positiva sia negativa: dall'aspetto fisico alla realizzazione personale passando per le capacità relazionali. E' un fenomeno che riguarda ragazzi compresi tra la preadolescenza e la prima età adulta. E' raro che un ragazzo si avvii verso la reclusione volontaria a seguito di un evento traumatico e che lo ha portato a considerare negativamente tutte le relazioni sociali, eppure succede.  Dietro all'isolamento di un hikikomori ci sono due grandi fattori:la paura del giudizio e una motivazione più razionale,  costruita psicologicamente per giustificare la propria condizione e che vede la società come negativa e respingente. E'  un disturbo che interessa maggiormente i maschi, ma si tratta di individui profondi, introspettivi e dotati di una grande sensibilità. Sgombriamo la mente dall'idea che si tratti di ragazzi svogliati: non è affatto così. Essi non si ritirano nella loro stanza perché non hanno voglia di andare a scuola, anche perché questa scelta di reclusione è di certo più costosa (in svariati ambiti) dell'andare in classe con i doveri che ne conseguono. E la causa non è l' abuso di tecnologia, anzi in qualche modo ne è la conseguenza. Gli hikikomori creano rifugio nella rete ,che diventa l' unico mezzo di contatto col mondo esterno. Di  conseguenza impedire loro di utilizzare la tecnologia vuol dire condannarli a isolamento totale.