Deboli, svantaggiati - Generalità, varie -  Paolo Cendon - 07/03/2020

Gestire la vita di un’altra persona

1 - Dover gestire la vita di qualcun altro: direzione lungo cui comporre, rispetto ai vissuti precedenti, gli assetti delle figure con marcate intonazioni di ordine personale, sentimentale?

Chiave di volta - in ipotesi del genere - la ricerca di un sapiente punto di equilibrio: contemperare   l’interesse all’avvio di “soluzioni fotocopia” rispetto al passato (proprio di solito del destinatario della prestazione), con l’interesse a non veder sacrificate libertà e indipendenza gestionali (presente abitualmente in chi è chiamato all’esecuzione).

Varie le combinazioni sul tappeto.

2.- Il primo motivo è centrale nel campo della protezione dei soggetti fragili.

Non verranno meno - neppur qui, beninteso - i limiti imposti dalla necessità di presidiare gli standard della legalità, della moralità, dell’ordine pubblico; né i richiami alla necessità di vedere salvaguardati i crismi della beneficialità, della sovranità, del riguardo per la vita e la salute -dell’assistito o dei suoi cari.

Entro questi margini bisogna ritenere, tuttavia, che - innanzi all’entrata in scena di un nuovo tutor - le istanze alla riconferma delle direttrici che l’interessato stesso o il vecchio fiduciario osservavano ex ante, andranno, per quanto bizzarre, esaudite anche dopo il riordino, ogniqualvolta emerga (il tradizionalismo e l’accentuata vulnerabilità emotiva della persona, ossia) la temerarietà di soluzioni diverse, sul piano del benessere psicofisico.

Nessun problema a continuare perciò - visto che così accadeva sempre – con i poggioli pieni di piante carnivore, care alle vespe settembrine, con l’abbonamento a riviste scritte in lingue che il beneficiario non conosce, con l’acquisto di marmellate di fichi, di dischi a 78 giri, di museruole sudamericane.

Lo stesso tuttavia – quali reazioni se no? – a fronte di pretese anche meno innocenti: cene succulente mai prima di mezzanotte (digestione difficile allora), riti sessuali arrischiati, temperatura in casa non oltre i dodici gradi (rischio di raffreddori), tinture esotiche e misteriose per i capelli, noleggio di film del terrore (minaccia di insonnie). chat imprudenti, galline padovane in bagno (problemi di igiene), incensi con finestre sempre chiuse.

3.- A mezza strada, con punti di raccordo variabili, le lancette in ambito   di lavoro - autonomo o subordinato.

 Per figure come la balia, l’accompagnatrice mondana, la badante, il concertista privato, la geisha occasionale, l’estetista, l’animatore di eventi, varranno   criteri simili a quelli appena esposti: venire incontro all’interessato tutte le volte che l’orizzonte non preannunci, con indicazioni diverse, scompensi gravi.

 Per soggetti quali il nuovo medico, l’infermiera, il fisioterapista, la casa di cura, il farmacista, lo psicoterapeuta, l’istruttore sportivo, il nocciolo sarà costituito - essenzialmente – dalla (maggiore o minor) bontà intrinseca dei protocolli: il fatto che terapie o metodi discutibili fossero in auge nei rapporti precedenti, con l’utente, non avrà   pregio come argomento per dover ascoltare quest’ultimo, il quale ambirebbe si proseguisse così.

 Nel lavoro domestico tornerà invece il motivo della decisività, salvo ipotesi estreme, delle preferenze manifestate dal padrone di casa - comprese le richieste volte a far camminare    tutto come prima.

 In materia scolastica il principio della continuità didattica spiega certamente grande peso: è indubbio tuttavia che, oltre certe soglie di ottusità o di anacronismo delle prassi anteriori, il neo incaricato o il supplente potrà   ben saggiare   nuove   linee d’insegnamento.

 Nel lavoro ordinario,  si tratterà di vedere quale sia, volta per volta,  il punto di sintesi fra doveri  di obbedienza e collaborazione, gravanti sul neo-prestatore, e rispetto per la dignità e libertà di quest’ultimo, incombente sulla controparte: essendo da  qualificarsi abusivo (ecco la conclusione) ogni provvedimento  sanzionatorio comminato  dal datore, dinanzi a un   prestatore riluttante a  conformarsi  al 100%,   ogni qualvolta l’ordine di andare avanti come prima insistesse nelle aree della pericolosità (art. 2087 c.c.), dell’irregolarità normativa, della palese irragionevolezza.

 4.- Spostato sul lato opposto, di norma, il baricentro nel settore della famiglia.

 Niente impedirà a una neo-sposa, beninteso, di esaudire sua sponte il marito il quale venga chiedendole   di non deviare, per il futuro, dalle tracce gestionali della (di lui) mamma -   in ambito poniamo di gastronomia domestica, orari della giornata, gestualità affettiva, linguaggio coi condomini, galateo coi negozianti (“Voleva così lei”), rapporti con la diocesi, programmi televisivi per la sera.

 Così come nulla si frapporrà a che la seconda moglie accontenti il neo marito il quale la preghi di   ricalcare, in tutto e per tutto, le orme della prima moglie, tragicamente defunta: ad esempio in materia di lessico amoroso, maniera di truccarsi, scelta dei vestiti e dei ristoranti (“Così piaceva a lei”), visite ai parenti, decisioni sulla villeggiatura, frequentazioni del cimitero, rapporti con gli animali domestici.

 Non appena si entri tuttavia in “zona imposizione” - poco importa quanto formalizzate le rassicurazioni di lei, circa la futura condiscendenza, quanto lievi le minacce ventilate   per l’ipotesi di ribellione - è palese che si andrà verso contesti idonei a giustificare, non di rado, una pronuncia di addebito a carico del marito, nonché un’eventuale condanna al risarcimento del danno.

 Più delicata - occorre dire - la questione relativa ai comportamenti esigibili, per l’avvenire, da un patrigno o da una matrigna. Con un tendenziale favor, tuttavia, per la regola secondo colui che si accinge a sposare una persona   con figli minori, dovrà sempre accertare quanto importanti siano per questi ultimi (almeno riguardo ai primi tempi) le aspettative di fedeltà rispetto a codici e atmosfere del passato - e dovrà astenersi dal matrimonio ogniqualvolta sia, o debba essergli, evidente la propria difficoltà di rispettare   in avvenire quelle linee.

 5.- Sempre al best interest dell’interessato, lungo i vari crinali gestionali, dovranno intonarsi poi le risposte nei vicariati di tipo solidaristico.  

- Le cose possono migliorare col tempo: andranno sempre preferite, pertanto, misure protettive le quali promettano di essere (quando giungesse il momento) rimuovibili o alleggeribili in modo rapido, con costi minori, con impegni burocratici poco gravosi.

- Gli esseri umani non sono tutti forti allo stesso modo: fra il diritto dell’interessato a venir informato di ogni cosa che lo riguardi, sotto il profilo sanitario, e quello a che vengano evitati riflessi drammatici, sul piano emotivo, andrà sempre fatto prevalere il secondo, quando sia verosimile l’innescarsi di meccaniche fortemente depressive, presso l’interessato, nell’eventualità di comunicazioni infauste.

- Chi è in difficoltà può ben essere lucido, vigile, capace di difendersi da solo, oppure non in condizione (in quanto “vegetalizzato”) di farsi comunque del male: mai andranno incapacitate persone che, per quanto bisognose d’aiuto, non corrano in concreto il pericolo di fare sciocchezze, di restare imbrigliate in contratti truffaldini o insensati.

- Trovarsi a disagio, anche mentalmente, non vuol dire non essere in grado di discernere il proprio bene (o minor male), sotto il profilo sanitario: un infermo psichico, un soggetto per qualche verso al buio, può ben mantenere (anche quando un vicario esista) zone di integrità sufficiente a fargli individuare lui, volta a volta, quali trattamenti medici gli convengano, quali no.

- Quanto più aumenti il rischio di morte o di conseguenze irreversibili, per l’ipotesi del mancato approdo a terapie cui il paziente rifiuta (poco ragionevolmente) di dare il suo assenso, tanto più il giudice o i medici dovranno sforzarsi di mettere a punto soluzioni, meglio se nel segno della persuasione, utili a scongiurare esiti funesti.

- Il benessere degli ospiti è spesso più importante delle (obbedienze alle) regole ufficiali, nei reparti ospedalieri: pazienza se non potranno dirsi ortodossi al 100% - fonti di letizia però, nel paziente o nei suoi familiari -   permessi in deroga che riguardino tisane indiane, cuscini, visite di nipotini, mascherine per dormire, cellulari, prodotti da bagno, fiori, e così via.

- Alcune fra le cose più importanti al mondo costano    poco: medici che parlano a voce bassa, ad es., punture che non fanno male, rispetto del pudore, garbo nei contradditori, pazienti guardati negli occhi, delicatezza nel porgere le domande, mani sfiorate sorridendo.