Deboli, svantaggiati - Generalità, varie -  Gemma Brandi - 05/01/2020

Fragilità e legislazione: argomenti che interessano

    In risposta al quesito che il Professor Paolo Cendon pone ai soggetti coinvolti nel lavoro di definizione dei tavoli per la messa a punto di norme a sostegno della fragilità, mi trovo a segnalare quattro campi di interesse, per quanto mi riguarda.
Campo numero uno
    Ridefinizione della normativa che concerne l’adozione di strumenti di tutela per gli individui fragili, che non siano, anche temporaneamente, in grado di provvedere ai propri interessi di salute psichica e fisica e che mostrino problemi di competenza sociale per sofferenze di grado e tipo diverso, tutte comunque interferenti con decisioni salvavita -dove la vita può essere quella del diretto interessato o di terzi- consapevoli e argomentate in maniera condivisibile.
Campo numero due
    Riqualificazione dello strumento della Amministrazione di sostegno attraverso norme che accreditino l’intervento istituzionale nella sua gestione e che traccino un percorso operativo: individuazione dei profili formativi necessari per ricoprire il ruolo; realizzazione di corsi formativi univoci per tutte le categorie interessate; costruzione di elenchi intelligenti, adottati dai Tribunali e gestiti dagli organi sociosanitari del territorio, dei quali facciano parte solo quanti abbiano ricevuto quella formazione; definizione di linee guida semplici e pratiche che riguardino anche l’equa indennità, da commisurare non tanto con il patrimonio, quanto con la complessità del caso; messa a punto di un monitoraggio interistituzionale dell’uso dello strumento; creazione di sportelli territoriali di supporto alla funzione svolta.
Campo numero tre
    Definizione della risposta di Salute Mentale da fornire alla malattia mentale reclusa e delle modalità di assessment del problema, che attualmente è appannaggio della Criminologia/Psichiatria e Psicologia Forense, registrando uno scollamento dalla funzione clinica (diagnostica, prognostica, terapeutica, assistenziale, riabilitativa), laddove questa sia assolta con particolare attenzione al benessere della persona fragile e del suo habitat. E’ di assoluta urgenza evitare che il carcere torni ad essere la risposta prevalente alla follia trasgressiva, dopo la istituzione delle REMS a gestione sanitaria e la chiusura degli OPG e delle CCC, considerati i pochi posti disponibili nel circuito sanitario e la difficoltà di rispondere alle situazioni più serie e complesse in un regime libero che non garantisca il necessario controllo. Il problema riguarda intanto le misure di sicurezza provvisorie (art. 206 cp) e la sopravvenuta malattia nel condannato (art. 148 cp), ma anche le osservazioni psichiatriche (art. 112 DPR 230/2000) e i minorati fisici e psichici (art. 11 DPR 230/2000).
    Rispetto delle Regole Minime internazionali per il regime detentivo in generale.
Campo numero quattro
    Studio delle forme di intervento a favore dei soggetti migranti, che tengano conto dell’elevato numero di malati di mente che approdano sulle coste italiane e della impossibilità di fornire a costoro una assistenza valida, trattandosi di persone con pregresse difficoltà di adattamento nei Paesi di origine, dove avevano la possibilità di condividere lingua, mentalità e rete sociale. Rispondere in terra straniera a situazioni psicopatologiche maggiori è contrario alla linea di governo della sofferenza psichica all’interno della comunità di appartenenza, basilare per la Legge 180. Sradicare e ricollocare echeggiano la deportazione verso un futuro che difficilmente potrà essere di compenso per la fragilità originaria, partecipando semmai a corroborarla. Molte tra queste persone finiscono in carcere e ai suicidi oltre le sbarre forniscono un preoccupante contributo.