Biodiritto, bioetica - Biodiritto, bioetica -  Valeria Cianciolo - 21/05/2019

Fine vita. La Corte d'Appello di Parigi ordina la ripresa delle cure per Vincent Lambert

E' notizia di poche ore fa che la corte d'appello di Parigi ha ordinato la riattivazione delle cure che tengono in vita Vincent Lambert, reso tetraplegico da un incidente automobilistico ed in coma irreversibile da oltre un decennio, diventato un simbolo del dibattito sull'eutanasia.

La corte parigina, su istanza dei genitori di Lambert, ha ordinato di riprendere le procedure di alimentazione e idratazione - interrotte questa mattina - per mantenerlo in vita fino a quando sul caso non si sarà pronunciato il comitato dell'Onu. Il tribunale "ordina allo Stato francese di adottare tutte le misure per far rispettare le misure provvisorie richieste dal Comitato internazionale sui diritti delle persone con disabilità il 3 maggio 2019 volte a mantenere l'alimentazione e l'idratazione" del tetraplegico in stato vegetativo da 11 anni.

E'opportuno ripercorrere brevemente i fatti per cogliere la situazione, come sempre, molto delicata e difficile, come la massima parte delle questioni che coinvolgono il biodiritto.

In Francia il code de la santé publique dispone una procedura collegiale al termine della quale è nella facoltà del medico responsabile delle cure, decidere se proseguire o meno con i trattamenti di sostegno vitale. Espletata la procedura, il medico responsabile del caso Lambert, dott. Kariger, decide di interrompere nutrizione e idratazione.

La moglie Rachel ottiene in base alla legge Leonetti l’interruzione della nutrizione e la riduzione della idratazione del paziente.

Nel febbraio 2014 il Conseil d’État conferma la legittimità della decisione di interruzione dei trattamenti di sostegno vitale.

Successivamente, i genitori del giovane e altri suoi familiari fanno ricorso alla Corte di Strasburgo, la quale, dopo aver chiesto al governo francese, nel giugno 2014, di sospendere l’esecuzione della sentenza del Conseil d’État si è espressa il 5 giugno 2015 con una sentenza di conferma della compatibilità della procedura collegiale con la Conv. eur. dir. uomo (ex art. 2 sul diritto alla vita).

In Italia la l. 22 dicembre 2017, n. 219 sul biotestamento fa perno sul diritto del paziente ad acquisire piena consapevolezza delle sue condizioni di salute e dei trattamenti sanitari per il suo miglioramento, essendo queste informazioni il presupposto indispensabile per l’assunzione di decisioni libere e consapevoli.

È così che si esprime la legge: “ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché riguardo alle possibili alternative e alle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’accertamento diagnostico e della rinuncia ai medesimi. Può rifiutare in tutto o in parte di ricevere le informazioni ovvero indicare i famigliari o una persona di sua fiducia incaricati di riceverle e di esprimere il consenso in sua vece se il paziente lo vuole. Il rifiuto o la rinuncia alle informazioni e l’eventuale indicazione di un incaricato sono registrati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico” (art. 1, 3° comma).

In Italia pochi conoscono l'esistenza della legge.

In Francia, sebbene il code de la santé publique disponga di una procedura che prevede l’intervento di una pluralità di competenze e di sensibilità, come anche quella di un comitato etico, in grado di permettere al medico incaricato della decisione di considerare le particolarità personali e tecnico-scientifiche che fanno di ogni vicenda un caso a sé, solo nel 23% dei casi i sanitari hanno potuto fare riferimento a volontà precedentemente espresse dal malato.

I nostri vicini d'Oltralpe non stanno meglio di noi!

E' forse, giunto il momento di uscire da una situazione di ipocrisia, di “non detto” che alla prova dei fatti, rende tutto più difficile.

E' una lunga agonia, un calvario di dolore per chi rimane e deve decidere e per chi vorrebbe decidere e non può decidere.