Cultura, società  -  Redazione P&D  -  04/08/2022

"Ferlazzo mi molestò in treno ma un passeggero eroe mi aiutò"

Il racconto della studentessa che nel 2018 denunciò per violenza sessuale l’uomo che venerdì scorso a Civitanova Marche ha ucciso a mani nude un venditore ambulante. Processo a Napoli in ottobre

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Treno regionale Napoli-Salerno, la fine di novembre 2018. Una studentessa di 19 anni sale sul convoglio diretta a Portici. Lo scompartimento è vuoto. Poco dopo, sopraggiunge un giovane. «Posso sedermi qua vicino?», le chiede.

Domanda insolita, perché in quel momento tutti gli altri posti sono liberi. Pur stupita, la ragazza annuisce con un cenno del capo. L’uomo dice di essere un pittore e che gli piacerebbe dipingere anche lei come modella. Mentre parlano, lei scorre il profilo Facebook del suo interlocutore. Si chiama Filippo Ferlazzo. È lo stesso che quasi quattri anni più tardi, venerdì scorso, a Civitanova Marche, ucciderà a mani nude l’incolpevole ambulante nigeriano 39enne Alika Ogorchuckwu. 

Quando incontra la studentessa sul treno, Ferlazzo ha già alle spalle un complicato percorso di problemi psichici e consumo di stupefacenti. E nel bel mezzo del colloquio, tenta di abusare della diciannovenne. La spinge contro il finestrino tenendola per la spalla. Lei resiste e cerca di allontanarsi. Per un attimo teme di non riuscirci. 

Però accade l’imprevisto. Sul treno c’è un altro passeggero. È un uomo che si accorge della situazione e interviene. Si avvicina alla ragazza. «Tutto ok?», domanda. Poi la prende per mano e l’accompagna in un altro scompartimento. La tranquillizza. «Adesso non si preoccupi, non le può succedere più nulla», assicura. Arrivati alla stazione, la “scorta” fino all’uscita. 

Anche se quanto accaduto in quel momento non è paragonabile alla tragica aggressione costata la vita ad Alika, su quel treno viaggiava una persona che non si è mostrata indifferente e non si è nascosta dietro la tastiera del cellulare. È intervenuta, ha aiutato la vittima e poi è andata via. 

Tornata a casa, la diciannovenne ha sporto denuncia ai carabinieri di Portici e la storia, così come ve l’abbiamo raccontata, è agli atti del processo che ha portato, un anno fa, al rinvio a giudizio di Ferlazzo con l’accusa di violenza sessuale disposto dalla giudice Chiara Bardi. L’indagine è stata coordinata dal pm Luigi Santulli, del pool Fasce deboli coordinato dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone.

La vittima, assistita dall’avvocata Gilda Facciolla, ha ricostruito i fatti nel corso dell’incidente probatorio tenuto in contraddittorio con la difesa dell’indagato, in quel momento non ancora finito al centro del drammatico episodio di cronaca di Civitanova Marche. A giugno 2021, Ferlazzo sarà poi denunciato per maltrattamenti in famiglia dalla madre, fascicolo poi archiviato dal giudice di Salerno, su richiesta della Procura, che valuterà i comportamenti come conseguenza dei problemi psichici dell’uomo e del consumo di droghe, e privi dei requisiti di «abitualità» richiesti dalla legge. 

Il processo per la violenza sessuale è fissato per il 26 ottobre prossimo, davanti alla sesta sezione penale del tribunale di Napoli presieduta dal giudice Antonio Palumbo. «Ho voluto sporgere denuncia - dice la vittima attraverso l’avvocata Facciolla - per riaffermare il diritto di tutte le donne a viaggiare liberamente senza rischiare di subire violenza da parte di sconosciuti». Quando ha visto in televisione il delitto di Civitanova Marche, racconta l’avvocata Facciolla, la ragazza (che oggi ha 23 anni) è rimasta scioccata dall’episodio che ha risvegliato la ferita di quanto subito il 30 novembre 2018. E l’uomo che è intervenuto per aiutarla? La studentessa non l’ha più visto e non sa come si chiama. 

«Per me è un eroe - è il pensiero affidato alla sua legale - si è comportato come dovrebbe fare chiunque. Spero che, leggendo queste parole, possa trovare il modo di contattarmi».

 




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