Internet, nuove tecnologie - Generalità, varie -  Afrikah De Mattia - 17/04/2019

Facebook nuoce gravemente?: la ricerca continua di "like" può costarvi il posto di lavoro?

Dopo una pausa, torno per sottoporre alla Vostra attenzione recente pronuncia della Corte di Cassazione (sentenza del 1 febbraio 2019 n. 3133) che dà risposta a tale interrogativo: è legittimo l’allontanamento di un dipendente reo di aver effettuato nell’arco di 18 mesi oltre 4000 accessi (non fugaci ma di considerevole durata) alla piattaforma facebook in pieno orario lavorativo e utilizzando computer di dotazione aziendale?
Per la Corte di Cassazione non ci sono dubbi.
Il lavoratore in questione è una segretaria part time di uno studio medico licenziata per la propria condotta decisamente poco dedita alla professione.
Decisiva è stata la ricostruzione dell’ “operato” tramite la cronologia del broswer pc utilizzato dalla dipendente in turno lavorativo con accesso all’account personale tramite inserimento di username e password.
Secondo la donna il licenziamento intimato sarebbe stato illegittimo e ritorsivo poiché emesso dopo il suo rientro al lavoro e dopo aver assistito la madre in virtù dei permessi della Legge 104/92, lamentando inoltre grave violazione della normativa a tutela della privacy.
Ma nel il Tribunale di primo grado né la Corte di Appello né la Corte di Cassazione ha condiviso le difese della lavoratrice, avvallando orientamento granitico sul tema.
La condotta descritta è stata infatti ritenuta indice di grave violazione del vincolo fiduciario dipendente/datore di lavoro, leso irrimediabilmente.
Morale della favola: a furia dei troppi “like” si rischia di perdere il posto di lavoro!