Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 23/06/2018

Evitare il risarcimento attraverso lo stato di necessità quale causa di giustificazione: gli esempi di sanità, scuola e sport

Lo stato di necessità  è quell’istituto, ad esempio, che consente di giustificare l’operato del sanitario, pur in mancanza di un consenso del paziente, solo nel caso quest’ultimo non abbia potuto manifestare e non sia altrimenti conoscibile un suo espresso dissenso (valido e cosciente) all’intervento; così come non va del pari dimenticato che è stata sempre dichiarata manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 2045 del codice civile censurato, in riferimento all'articolo 3 della costituzione, in quanto consente di attribuire un indennizzo al danneggiato solo qualora la condotta necessitata abbia consentito di evitare un danno grave ad un soggetto umano e non ad un essere animato, diverso dall'uomo, ovvero ad un interesse di rango meno elevato - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -.

Ulteriormente, è stato deciso come l'assoluta necessità di evitare la paralisi di un servizio indispensabile per il funzionamento di un'attività pubblica (scientifica e didattica) integra gli estremi logico-giuridici dello stato di necessità di cui all'art. 2045 c.c. e, pertanto, l'esigenza grave, inderogabile e indilazionabile (comprovata tale) di assicurare il funzionamento di una biblioteca universitaria con personale professionalmente qualificato, in presenza di norma che prevede la possibilità di tali accadimenti eccezionali, rende insussistente ogni danno derivante dalla retribuzione del personale in parola, indipendentemente da ogni considerazione sulla legittimità o meno dell'atto di assunzione; al contrario, l’esimente di cui all'art. 2045 c.c. non è ritenuta invocabile nel caso in cui un condomino, per proteggersi dalla caduta di oggetti vari dai piani sovrastanti sul proprio terrazzino, costruisca una tettoia a distanza minore di tre metri dalla soglia della veduta a questo sovrapposta; infatti, la realizzazione di una costruzione in violazione delle norme che regolano l'esercizio del diritto di proprietà, quale la copertura realizzata da un condominio su un proprio terrazzo che impedisca la veduta in appiombo delle finestre superiori, ancorché al dichiarato fine di difendersi da molestie immissioni, non integra gli estremi del "fatto dannoso", necessitato che ai sensi dell'art. 2045 c.c., determina l'obbligo di corrispondere un'equa indennità.

Per ulteriori esemplificazioni, si pensi a quando la giurisprudenza di merito rileva che la circostanza secondo cui, in base ad regola del regolamento di regata, sia esente da penalità una barca che abbia violato una regola in quanto a ciò costretta da altra barca che a sua volta abbia violata una regola, non esclude, sul piano civile la sua responsabilità, salvo la prova dello stato di necessità in base all'art. 2045 c.c., applicabile per analogia anche alla navigazione da diporto: in concreto, il timoniere, il concessionario in leasing e l'assicuratore della responsabilità civile di un'imbarcazione che, a seguito di una manovra scorretta effettuata nel corso di una regata velica, entri con la prua nella murata di un'altra unità da diporto, sono tenuti, ove non provino la sussistenza degli elementi costitutivi dello stato di necessità e a prescindere dalla mancata irrogazione di sanzioni disciplinari da parte della giuria, a risarcire il danno biologico riportato da uno dei membri dell'equipaggio dell'imbarcazione abbordata, caduto sul ponte per effetto della collisione; ancora, nell’amministrazione di sostegno, lo stato di necessità, contemplato dall’art. 54 c.p. e dall’art. 2045 c.c. come causa di esclusione dell’antigiuridicità della condotta, è stato ritenuto sussistere quando l’agente si trovi di fronte alla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona e consente di giustificare l’operato del sanitario, pur in mancanza di un consenso del paziente e sempre che quest’ultimo non abbia manifestato o non sia altrimenti conoscibile un suo espresso dissenso (valido e cosciente) all’intervento.

Raccogliendo dall’ampio riferimento dogmatico d’origine penale, v’è subito da dire come, nonostante l’apparente chiarezza dei suoi connotati, l’art. 54 c.p. abbia da sempre suscitato accesi dibattiti in merito al suo fondamento dogmatico; nella letteratura più risalente, ad esempio, per alcuni autori, lo stato e il soccorso di necessità costituirebbero una causa di esclusione della colpevolezza, collegata alla non imputabilità del soggetto, che si fonda sull’impossibilità di muovere il rimprovero penale a fronte dell’inesigibilità di un comportamento conforme alla norma (apparterrebbe cioè alle cause di inesigibilità, c.d. scusanti); per altri, che insistono sull’efficacia oggettivo-giustificante di tale causa di non punibilità, il cardine di questa va ravvisato nella prevalenza di uno dei valori in conflitto, in applicazione del principio del bilanciamento degli interessi.