Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 24/03/2020

ETS, co-progettazione e coronavirus – d.l. 18/2020 (“Cura Italia”)

In particolare, in questa sede, si intende focalizzare l’attenzione sugli artt. 47 e 48 del d.l. in parola.

Sono sospese su tutto il territorio nazionale fino al 3 aprile 2020 l’attività dei centri semiresidenziali a carattere socio-assistenziale, socio-educativo, polifunzionale, socio-occupazionale, sanitario e socio-sanitario per persone con disabilità.

Nello specifico, l’art.47 afferma che le aziende sanitarie locali possono comunque, in accordo con gli enti gestori dei centri diurni socio-sanitari e sanitari, attivare interventi non differibili in favore delle persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario, nel caso in cui la tipologia delle prestazioni e l’organizzazione delle strutture stesse consenta il rispetto delle previste misure di contenimento.

L’art.48 del decreto detta invece disposizioni per garantire i servizi sociali in questo periodo di emergenza, in cui sono sospesi i servizi educativi e scolastici e in cui possono essere sospese anche le attività socio-sanitarie e socioassistenziali nei centri diurni per anziani e per persone con disabilità. In particolare, la disposizione prescrive alle pubbliche amministrazioni di fornire, attraverso il personale disponibile già impiegato in tali servizi e dipendente da soggetti privati che operano in convenzione, prestazioni in forme individuali domiciliari o a distanza o resi nel rispetto delle direttive sanitarie negli stessi luoghi ove si svolgono normalmente i servizi senza ricreare aggregazione. Tali servizi si possono svolgere secondo priorità individuate dall’amministrazione competente o tramite coprogettazioni con gli enti gestori. Le pubbliche amministrazioni sono inoltre autorizzate al pagamento dei gestori privati dei suddetti servizi per il periodo della sospensione, sulla base di quanto iscritto nel bilancio preventivo.

L’art. 48 richiama le modalità più “dirette” e conosciute di partnership tra P.A. ed enti non profit, segnatamente, la convenzione, istituto giuridico mediante il quale l’ente pubblico condivide con l’ente del terzo settore gli obiettivi da realizzare e conseguire attraverso la cooperazione pubblico-privata e dispone il riconoscimento a favore dell’ente coinvolto il rimborso delle spese (che – ricordiamolo – non costituisce un corrispettivo).

Corollario (naturale) della disposizione sopra citata è la previsione secondo la quale la P.A. individua in forma autonoma le priorità di intervento ovvero le condivide attraverso forme di coprogettazione proprio con gli enti del terzo settore convenzionati (gestori).

La co-progettazione, dunque, come modalità “ordinaria” anche nell’emergenza sanitaria che il nostro sistema di welfare socio-sanitario è chiamato ad attraversare. Non si tratta, infatti, di una misura eccezionale da applicare in situazione di urgenza / emergenza, ma di un istituto giuridico (previsto dall’art. 55 CTS) finalizzato ad identificare le modalità ritenute più consone, adeguate, sostenibili, realizzabili e coerenti con gli scopi di pubblica utilità che P.A. ed enti non profit sono chiamati a realizzare (insieme).