Cultura, società - Intersezioni -  Elena Feresin - 18/03/2020

Essere o non essere positivo

Ci dicono che per uscire di casa dobbiamo rendere una dichiarazione.
Bene.
Leggendo il relativo modulo pubblicato sul sito del Ministero

(https://www.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/modulo-autodichiarazione-17.3.2020.pdf) da utilizzare a tal fine sorgono dei dubbi e delle preoccupazioni per chi deve compilarlo.

In primo luogo la denominazione della dichiarazione.
Molti la stanno - erroneamente - etichettando come “autocertificazione”, ma tale non è. Facendo un paragone che sdrammatizzi lo stato di confusione generalizzato è come se ad un

certo punto il vostro amico Luigi lo iniziate a chiamare Antonio.
Forse Luigi (alias Antonio) avrà - mi auguro - una reazione di stizza.
Lo stesso capita per la dichiarazione sugli spostamenti in regime di COVID-19.
Cerchiamo di fare un po' di ordine.
L’autocertificazione e la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (quella che dovreste

rendere in occasione degli spostamenti durante il periodo di emergenza COVID-19) sono disciplinati da diverse disposizioni normative a comprova della circostanza che si tratta di due istituti completamente diversi.

Per fortuna la sistematica ha ancora un senso.

L’art. 46 del d.p.r. 445/2000 e s.m.i. disciplina l’autocertificazione, mentre l’art. 47 del medesimo d.p.r. disciplina la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

L’autocertificazione (art. 46) è la dichiarazione che sostituisce le certificazioni relativamente agli stati, qualità personali e fatti di seguito elencati:
a) data e il luogo di nascita;
b) residenza;
c) cittadinanza;
d) godimento dei diritti civili e politici;
e) stato di celibe, coniugato, vedovo o stato libero;
f) stato di famiglia;
g) esistenza in vita;
h) nascita del figlio, decesso del coniuge, dell'ascendente o discendente;
i) iscrizione in albi, registri o elenchi tenuti da pubbliche amministrazioni;
l) appartenenza a ordini professionali;
m) titolo di studio, esami sostenuti;
n) qualifica professionale posseduta, titolo di specializzazione, di abilitazione, di formazione, di aggiornamento e di qualificazione tecnica;
o) situazione reddituale o economica anche ai fini della concessione dei benefici di qualsiasi tipo previsti da leggi speciali;
p) assolvimento di specifici obblighi contributivi con l'indicazione dell'ammontare corrisposto;
q) possesso e numero del codice fiscale, della partita IVA e di qualsiasi dato presente nell'archivio dell'anagrafe tributaria;

r) stato di disoccupazione;
s) qualità di pensionato e categoria di pensione;
t) qualità di studente;
u) qualità di legale rappresentante di persone fisiche o giuridiche, di tutore, di curatore e simili;
v) iscrizione presso associazioni o formazioni sociali di qualsiasi tipo;
z) tutte le situazioni relative all'adempimento degli obblighi militari, ivi comprese quelle attestate nel foglio matricolare dello stato di servizio;
aa) di non aver riportato condanne penali e di non essere destinatario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di sicurezza e di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale ai sensi della vigente normativa;
bb) di non essere a conoscenza di essere sottoposto a procedimenti penali;
bbb) di non essere l'ente destinatario di provvedimenti giudiziari che applicano le sanzioni amministrative di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231;
cc) qualità di vivenza a carico;
dd) tutti i dati a diretta conoscenza dell'interessato contenuti nei registri dello stato civile;
ee) di non trovarsi in stato di liquidazione o di fallimento e di non aver presentato domanda di concordato.
Da quanto esposto risulta che per autocertificare ci dev’essere a monte un certificato di cui si riproduce (autocertifica) fedelmente il contenuto come si suol dire “di proprio pugno”.
Ma nel nostro caso non esiste un certificato che per l’appunto certifichi lo stato di quarantena o la condizione di “non positivo”.
Pertanto, quanto richiesto dal modulo in commento non è autocertificabile.
Al contrario questo modulo rappresenta lo spazio nel quale rendere una dichiarazione dell’atto di notorietà relativa a “stati, qualità personali o fatti che siano a diretta conoscenza dell’interessato”.
Si richiama l’attenzione sulla locuzione “a diretta conoscenza dell’interessato”, ergo se dichiaro significa che conosco se non conosco non dovrei dichiarare.
Tornando al nostro interessato che freme per uscire di casa e recarsi al lavoro va detto che egli è tenuto a dichiarare ai sensi dell’art. 47 del d.p.r. 445 citato “di non essere in quarantena” cioè un fatto di cui è venuto a diretta conoscenza.
Infatti, questo aspetto (essere in quarantena) è certamente conosciuto dall’interessato e dunque è da lui stesso serenamente dichiarabile, in quanto il dover “mettersi in quarantena” gli viene notiziato da un’azienda sanitaria che lo abbia visitato o abbia appreso i suoi sintomi via telefono. Pertanto, escludendo il caso di quarantena spontanea (ma in tal caso il nostro interessato non uscirebbe da casa) la questione si pone riguardo l’altra dichiarazione e cioè di “non essere risultato positivo”.
Il fatto di “non essere risultato positivo” dev’essere una condizione conosciuta dall’interessato per poterla dichiarare.
L’unico modo per acquisire la “diretta conoscenza” del “non essere risultato positivo” è quello di sottoporsi a un tampone, che però al momento non è obbligatorio, anzi a tale accertamento ci si sottopone soltanto in presenza dei sintomi acclarati da COVID-19.

Per cui in assenza di tampone (non obbligatorio) la circostanza di “non essere risultato positivo” esce dalla sfera di conoscenza dell’interessato (quale presupposto per rendere la dichiarazione in questione) che proprio per tale motivo non potrebbe dichiarare, oppure potrebbe dichiarare aggiungendo l’inciso - con funzione esimente dalla responsabilità penale ben richiamata nel modulo - “per quanto di mia conoscenza”.

Che dire poi degli asintomatici?
Un asintomatico positivo a sua insaputa e in totale buona fede dichiarerebbe di non essere positivo, essendolo.
Ancora la dichiarazione viene consegnata all’agente preposto al controllo che la trattiene?
Se sì i dati personali attinenti lo stato di salute (cc.dd. categorie particolari di dati o dati sensibili) che fine fanno? Vengono archiviati, informatizzati, comunicati? Che trattamento viene riservato loro da parte di un titolare del trattamento (Ministero Interno) che non appartiene al settore sanitario? Tutto ciò non è dato sapere.
L’eccezionalità della situazione emergenziale non deve consentire di stendere un velo su questi legittimi quesiti.
Intanto pende sull’interessato dichiarante la spada di Damocle della responsabilità penale per una dichiarazione che una volta resa potrebbe risultare falsa a causa della rigidità del modulo in questione.
Insomma, una gran confusione sul nome e sulle modalità per rendere questa dichiarazione sostitutiva che tutti continuano a chiamare Antonio quando in realtà si chiama Luigi.
Ma anche di Luigi si sa ben poco (essere o non essere positivo al COVID-19).