Pubblica amministrazione - Espropriazioni per pubblica utilità -  Giuseppe Spanò - 13/09/2018

Espropri illegittimi: art. 42 bis e giurisdizione - Cass., Sez. Unite, 12 giugno 2018, n. 15343

La Cassazione si sofferma ancora una volta sulle questioni relative alla giurisdizione nell'ambito del procedimento ex art. 42 bis testo unico espropri.
Nella fattispecie il Comune ricorrente in particolare denuncia eccesso di potere giurisdizionale, violazione dei limiti esterni della giurisdizione del giudice amministrativo, nonché violazione del D.Lgs. n. 104 del 2010, articoli 112, 113, 114 e articolo 133, comma 1, lettera g) e del d.p.r. n. 327 del 2001, articolo 53, per avere la sentenza impugnata ravvisato la giurisdizione del giudice amministrativo nonostante che, non essendovi contestazione alcuna circa la scelta dell'amministrazione di procedere ad acquisizione sanante d.p.r. n. 327 del 2001, ex articolo 42-bis, ma soltanto contestazione sul quantum delle indennità offerte dal Comune, la controversia appartenesse alla cognizione del giudice ordinario ex articolo 53 cit., in forza del quale "Resta ferma la giurisdizione del giudice ordinario per le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennità in conseguenza dell'adozione di atti di natura espropriativa o ablativa".
Secondo la Cassazione il motivo di ricorso è fondato.
Secondo quanto già statuito dalle S.U. con sentenza n. 15283/16, in tema di espropriazione per pubblica utilità, la controversia relativa alla determinazione e alla corresponsione dell'indennizzo, globalmente inteso, previsto per la c.d. acquisizione sanante di cui al d.p.r. n. 327 del 2001, articolo 42-bis, è devoluta, in unico grado, alla Corte di appello, secondo una regola generale dell'ordinamento di settore per la determinazione giudiziale delle indennità dovute, nell'ambito di un procedimento espropriativo, a fronte della privazione o compressione del diritto dominicale dell'espropriato, dovendosi interpretare in via estensiva il D.Lgs. n. 150 del 2011, articolo 29 (in senso conforme si erano già pronunciate anche S.U. con ordinanza n. 22096/15).
Il presupposto di tale orientamento è che si discuta unicamente della quantificazione dell'importo dovuto in applicazione dell'articolo 42-bis cit.: tale è l'oggetto della controversia in esame.
Nel caso in questione se è pur vero che inizialmente gli odierni controricorrenti avevano agito in ottemperanza, nel senso che dapprima avevano chiesto l'esecuzione, della sentenza del TAR Catania n. 1462/2012 (che aveva disposto che i beni occupati fossero restituiti ai legittimi proprietari e che fossero risarciti i danni per l'occupazione illegittima o, in alternativa, che il Comune acquisisse uno o più dei beni occupati e risarcisse il danno derivante dall'occupazione illegittima ai sensi e per gli effetti di cui al d.p.r. n. 327 del 2001, articolo 42-bis).
Tuttavia i controricorrenti avevano lamentato soltanto l'inadeguatezza del quantum degli indennizzi in relazione al valore venale dei beni, senza investire la legittimità dei provvedimenti di acquisizione sanante, la cui emanazione costituisce una delle modalità con cui l'amministrazione poteva dare esecuzione al giudicato, come espressamente previsto dalla citata sentenza n. 1462/12 del Tar Catania.
Ciò conferma che nella vicenda in esame non si denuncia una mancata od elusa ottemperanza (il che avrebbe radicato la giurisdizione innanzi al giudice amministrativo), ma soltanto un'incongrua liquidazione degli indennizzi, su cui la cognizione permane in capo al giudice ordinario e specificatamente la Corte d'Appello in unico grado.